Con la manovra, in arrivo novità sul Tfr: un emendamento prevede che dal 1° luglio 2026, per i dipendenti privati alla prima assunzione — escluso il lavoro domestico — scatti il silenzio assenso sull’adesione alla previdenza complementare. In mancanza di una scelta esplicita entro 60 giorni dalla firma del contratto, il Tfr confluirà automaticamente nel fondo pensione collettivo; resta comunque la possibilità di rinunciare, di destinare il Tfr a un’altra forma di previdenza complementare o di mantenerlo in azienda, modificando poi la decisione in un secondo momento. Il nuovo sistema potrebbe portare a circa 100 mila adesioni tacite in più ogni anno.
Fra le possibili novità, anche la piena portabilità del contributo datoriale alla previdenza complementare, verso qualsiasi forma pensionistica, senza vincoli contrattuali.
Secondo Covip, nel 2023 solo il 25% degli italiani ha destinato il Tfr a un fondo pensione, mentre la maggioranza ha preferito lasciarlo in azienda. Su oltre 30 miliardi di euro di Tfr, alla previdenza complementare ne sono andati 8 miliardi. La parte restante è stata distribuita tra accantonamenti aziendali (18 miliardi) e il Fondo di Tesoreria Inps (6 miliardi).
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