L‘Opec+ lascia invariata la produzione di petrolio. Malgrado il blitz degli Usa in Venezuela, il Cartello del greggio guidato dall’Arabia Saudita di Mohammad bin Salman continuerà ad estrarre 33 milioni di barili al giorno.
La decisione è stata presa in un vertice lampo, tenutosi da remoto, così anche da evitare di toccare il delicato tasto delle tensioni politiche che stanno colpendo diversi Paesi produttori.
Gli otto Paesi aderenti al Cartello allargato (oltre all’Arabia Saudita, ne fanno parte Russia, Emirati Arabi Uniti, Kazakistan, Kuwait, Iraq, Algeria e Oman) valgono da soli circa la metà del petrolio mondiale.
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Nel corso del 2025 l’oro nero ha dovuto fare i conti con un calo dei prezzi superiore al 18%, che ha finito per ripercuotersi sulle finanze degli Stati produttori. Non andava così male dal 2020.
A determinare il ribasso del greggio è stata la forte estrazione. Divisi tra loro, nel corso del 2025 i Paesi dell’Opec hanno infatti aumentato la produzione, per poi sospendere tutto a novembre.
Oggi un altro “wait and see”, in attesa del prossimo vertice in agenda il primo febbraio: l’opzione sul tavolo era quella di estrarre 1,65 milioni di barili in più.
Domani mattina vedremo quale sarà il verdetto della Borsa sulla scelta dell’Opec e, soprattutto, sull’arresto di Nicolas Maduro da parte di Donald Trump.
Quanto a Caracas, gli analisti si attendono comunque un impatto limitato sui prezzo, di circa 1 o 2 dollari, considerando che – nonostante le riserve monstre del Paese – la produzione è oggi ridotta al lumicino. Intanto però la Borsa dell’Arabia Saudita ha registrato il peggior calo da aprile, in coincidenza con l’annuncio dei dazi da parte dell’amministrazione Trump.
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