Il cda di Mps ha convocato l’assemblea degli azionisti per il prossimo 4 febbraio per votare una serie di modifiche statutarie tra cui la facoltà per il consiglio di amministrazione uscente di presentare una propria lista di candidati per il rinnovo del board, la rieleggibilità degli amministratori (eliminando limiti di mandato per l’ad), la riduzione della riserva legale al minimo di legge e l’eliminazione della riserva statutaria sugli utili. Queste modifiche sono finalizzate secondo il cda a adeguare lo statuto alla nuova dimensione del gruppo bancario senese, fresco del acquisizione del controllo di Mediobanca, rendendo più agevole il processo di governance e favorire la distribuzione di utili grazie a una struttura di riserve più snella.
La relazione del cda di Rocca Salimbeni precisa che l’introduzione della lista del cda serve a garantire “maggiore flessibilità del meccanismo di elezione” del consiglio, in coerenza con lo statuto di altre banche quotate italiane e con le indicazioni della BCE, e tiene conto anche delle variazioni della compagine azionaria dopo la riduzione del controllo statale.
La lista del cda, maggiorata di un terzo rispetto ai consiglieri da eleggere e approvata a maggioranza dei due terzi, come previsto dalla Legge Capitali, andrà depositata con 40 giorni di anticipo rispetto alla data dell’assemblea e 15 giorni prima del termine concesso ai soci per la presentazione delle proprie liste. Il riparto dei posti in consiglio avverrà con il metodo dei quozienti ma alla lista giunta prima verrà riservata almeno la “metà più 1 degli amministratori” mentre alle minoranze verranno garantiti “almeno 2 consiglieri”, così da tutelare sia “l’esigenza della governabilità” che la “salvaguardia delle minoranze”.
Se a vincere sarà la lista del cda, le minoranze, a cui spetterà la presidenza del comitato rischi, avranno diritto ad almeno il 20% dei posti in cda anche con meno del 20% dei voti mentre al di sopra di quella soglia la rappresentanza sarà proporzionale.
Il cda sottolinea inoltre come adesso ci siano i presupposti per una “significativa creazione di valore” e una solida remunerazione per gli azionisti, in merito alla quale Siena si è già impegnata a un pay-out fino al 100% dell’utile netto.
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