Il debutto in Borsa di MiniMax Group a Hong Kong è stato strabiliante: nel primo giorno di contrattazioni il titolo ha più che raddoppiato il suo valore, superando nettamente la già solida performance di Zhipu AI, l’altra tigre dell’intelligenza artificiale cinese quotata poche ore prima. Con un collocamento da 4,8 miliardi di dollari di Hong Kong, destinati ufficialmente a ricerca e sviluppo, MiniMax si è presentata agli investitori come la nuova grande scommessa sull’intelligenza artificiale di consumo, con app sempre più popolari e una narrazione di innovazione autonoma e visionaria. Sostenuta da Alibaba Group Holding e dal fondo sovrano di Abu Dhabi, MiniMax è tra le prime aziende cinesi di intelligenza artificiale generativa a quotarsi in borsa.
Ma sotto la coltre di entusiasmo iniziale si scorgono però le prime ombre di una storia aziendale a tinte fosche. Come molte aziende nel campo dell’intelligenza artificiale generativa, MiniMax non ha mai chiarito fino in fondo quali materiali siano stati utilizzati per addestrare i suoi modelli di base. Le controversie legali aperte – in Cina e fuori – ruotano proprio intorno a questo punto: l’uso di opere protette per creare sistemi capaci di generare testi, immagini e personaggi che competono direttamente con i contenuti originali. Disney, Warner Bros Discovery e NBCUniversal hanno citato MiniMax nel settembre scorso per violazione di copyright su Hailuo AI. La causa richiede danni fino a 150.000 mila dollari per opera violata in caso di negligenza volontaria. L’accusa sostiene che MiniMax abbia usato i famosi personaggi protetti da copyright degli studi per promuovere Hailuo come uno studio hollywoodiano tascabile e pubblicizzare e promuovere il suo servizio, come riferito da Reuters. Basta infatti un banalissimo prompt testuale alla portata di chiunque riesca a generare video e immagini di personaggi famosissimi dell’intrattenimento internazionale, come Darth Vader di Star Wars, Minions di Cattivissimo Me e Wonder Woman. Il tutto con in bella vista il marchio MiniMax Hailuo.
Per ora il mercato sembra ignorare il rischio, ma una società appena quotata diventa inevitabilmente più esposta a richieste di trasparenza, azioni legali e pressioni reputazionali. Un terzo lato oscuro riguarda la sostenibilità economica del modello. MiniMax, come molte rivali, brucia capitale per mantenere modelli sempre più grandi, mentre la monetizzazione resta incerta. Il consumo di potenza di calcolo, la dipendenza dalle infrastrutture cloud dei grandi gruppi tecnologici cinesi e la concorrenza interna sempre più feroce rischiano di comprimere i margini proprio nel momento in cui il mercato chiede crescita stabile e risultati finanziari misurabili.
Infine c’è una questione più politica che tecnologica. MiniMax viene spesso raccontata come l’alternativa “creativa” a un’AI cinese storicamente legata a sorveglianza e apparati statali. Ma la sua integrazione crescente con colossi come Alibaba, Tencent o Xiaomi la colloca inevitabilmente dentro l’architettura industriale e geopolitica del capitalismo digitale cinese, dove autonomia e allineamento strategico convivono in modo ambiguo.
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