Ci sono due frasi da tenere bene a mente quando si parla di Coppa America. La prima non ha un vero copyright, forse il primo a pronunciarla è stato il mitico progettista di tante barche vincenti Olin Stephens: «La Coppa America è l’unica regata che conosce anche chi non sa nulla di vela». Vero, profondamente vero, l’immagine della più antica regata, nonostante alcuni colpi bassi, è ancora unica e indelebile. La seconda è stata pronunciata da Alan Bond, il tycoon australiano che nel 1983 ha interrotto il dominio americano portando la Coppa in Australia: «Chi si illude che la Coppa sia solo passione per la vela e non sia anche una questione di soldi, è un grande ingenuo». Vero anche questo, i protagonisti che hanno popolato la Coppa erano e sono tutti totalmente appassionati di vela ma hanno anche economicamente «governato» o cambiato il mondo. JP Morgan ha evitato la bancarotta degli Stati Uniti, Vanderbilt ci ha fatto le ferrovie e molto altro, Larry Ellison è sempre in classifica tra i più ricchi del mondo. Sir Thomas Lipton ha invaso il mondo con il the e con i suoi camioncini sponsorizzati. Si può aggiungere anche una profezia fatta nell’agosto 1851 da un giornalista del Merchant, alla vigilia della sfida della Goletta America alle barche inglesi: «Gli Stati Uniti stanno dimostrando che, una volta diventati padroni dell’oceano, domineranno a lungo il mondo civilizzato».
Napoli con la Louis Vuitton 38° America’s Cup che sarà nel suo Golfo nel 2027 si trova al centro del mondo. L’accordo firmato dai primi cinque partecipanti alla vigilia di Natale, che si chiama America’s Cup Partnership, è descritto come svolta epocale, in realtà almeno dal 1992 il Deed of Gift (il documento fondatore) viene «forzato» con accordi preventivi. Perché la firma della sfida da parte di un club «amico» del vincitore avviene nell’istante in cui il vincitore taglia l’ultimo traguardo senza lasciare spazio a intromissioni che possano cambiare il tipo di barca e regole. La differenza sta nel fatto che ora sono tutti i partecipanti ad aver firmato un accordo per una edizione successiva, chiunque vincerà.
La Coppa in Italia deve ritrovare il suo splendore, l’ultima edizione veramente partecipata è stata quella 2007 a Valencia: perché viveva tutta la crescita dell’evento prodotta dopo il 1983 con l’ingresso di Louis Vuitton come sponsor delle regate di selezione e la stabilità delle barche Iacc. Da allora le barche sono cambiate tre volte, i partecipanti sono diminuiti, sono passati il Covid e poi espertoni di calcio e marketing scolastico moderno che non hanno capito nulla. Ora Napoli ha le carte in regola per essere un teatro formidabile ma deve difendersi dal fare «la Coppa di mio cugino».
Spettatori
Quanto vale questo evento? Un miliardo per i cinque o forse sei team, l’organizzazione dell’evento la produzione tv. E poi il contorno, il turismo, gli spettatori. Il title sponsor sarà Louis Vuitton mentre a Msc Crociere la parte del leone tra gli sponsor con, si dice, un investimento di 100 milioni. A questo si aggiunge un valore di oltre un miliardo per riqualificare l’area di Bagnoli come sede nautica e sportiva con gli interventi diretti di governo e Sport e Salute.
La grande illusione è che i diritti tv valgano molto denaro, ma per la Coppa non è mai stato così negli ultimi venti anni. Dovrebbe essere attivo un limite al budget di 75 milioni per squadra, che favorisce chi ha già molti asset come il nostro Luna Rossa. Le spese sono contenute bloccando la costruzione di nuove barche, o meglio chi non ha barche le può costruire su progetti vecchi o può modificare quelle che ha fino a una certa percentuale. Sono scese le persone a bordo da otto a sei, al posto dei ciclisti ci saranno infatti delle batterie. La ricerca tecnologica sarà sui foil (ovvero le ali su cui gli scafi volano sull’acqua), sulle vele, sui software di controllo e regolazione.
Sono cinque i team che hanno già firmato la Acp. Il defender Emirates Team New Zealand i cui uomini chiave sono Matteo de Nora, cuore italiano ma passaporto americano, e il ceo neozelandese Grant Dalton, lo sponsor principale sarà ancora una volta Emirates con il supporto al momento di Omega e Toyota cui si aggiungeranno altri. Etnz rappresenta il Royal New Zealand Yacht Squadron. Il Challenger of Record (primo tra gli sfidanti) è Athena Racing di sir Ben Ainslie che, rotti i rapporti con sir Jim Ratcliffe, ha trovato la sponda del fondo Oakley controllato da Peter Dubens che oltre ad aver acquistato lo yacht Stealth di Gianni Agnelli (come anticipato da Moneta), controlla i migliori marchi del mondo della vela, ovvero North Technology Group che ora controlla i marchi North Sails, Doyle Sails e Quantum, poi i costruttori di alberi ad alta tecnologia Southern Spars e Hall Spars a ancora Sailmon (strumenti elettronici), Future Fibres (sartiame e cavi in composito) e Yacht Scoring (software per la gestione delle regate online).
Insomma, gli inglesi hanno risorse e venderanno attrezzatura ai concorrenti aprendo un tema nuovo per la competizione. L’Italia scende in acqua con la veterana Luna Rossa che per la ottava sfida ha scelto il Circolo del Remo e della Vela Italia di Napoli. Team Principal l’inesauribile Patrizio Bertelli con ceo Max Sirena, sponsor principale Prada come sempre e partecipazioni previste di Pirelli, Unipol, Alfa Romeo, Panerai. Gli italiani non hanno mai smesso di lavorare dopo la conclusione delle regate di Barcellona.
La Francia
I francesi tornano con K Challenge, il team voluto da Stephan Kandler con Bruno Dubois, che in Spagna rappresentavano la Société Nautique de Saint-Tropez e avevano per sponsor Orient Express, che dovrebbe tornare. Infine ritorna Ernesto Bertarelli con il suo Alinghi che rappresenta la Societè Nautique de Geneve, del team si sa poco perché è stato sciolto dopo la lite con Red Bull e adesso è in ricostruzione. Lo sponsor principale è Tudor, ne arriveranno altri. Bertarelli è assieme all’americano Doug De Vos il principale fautore di Acp, quello che ha voluto due stranieri a bordo (la Svizzera non ha abbastanza velisti di calibro). De Vos ha ritirato American Magic, ma potrebbe esserci un altro sindacato americano, sarebbe il sesto partecipante, sostenuto proprio da Bertarelli con la vendita per un euro della sua prima barca (ex New Zealand), anche lui socio del New York Yacht Club e con interessi economici negli States.
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