Nella nostra ultima inchiesta abbiamo stilato una classifica degli artisti top dell’anno appena conclusosi. Completamente diverso è il tema di questa pagina: ovvero su quali siano stati nel 2025 gli emergenti più appetiti dal collezionismo internazionale, e quali ne siano le motivazioni, considerando che le carriere degli emergenti, a differenza dei maestri del Novecento, viaggiano su binari completamente diversi, niente affatto determinati (se non in minima parte) da quozienti di natura estetica, di novità o di talento. Per giudicare chi siano oggi i nuovi nomi su cui punta il collezionismo internazionale ci siamo basati su alcuni indicatori chiave, quali la loro presenza in kermesse globali come Art Basel, i dati di report come quelli di Ubs, Artnet e Artprice, il successo nelle preview fieristiche e l’attenzione curatoriale nel corso dell’ultima stagione espositiva e museale. Parleremo non solo di emergenti puri, ma anche di artisti già attivi che quest’anno hanno registrato un consolidamento critico: è la ragione per cui oggi, da Basilea a Miami, passando per Parigi e Londra, le sezioni «Emergence» rappresentano nelle fiere uno dei principali snodi del mercato primario, perché è proprio qui che collezionisti, advisor e istituzioni testano il potenziale di un artista.
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Tra i nomi su cui si sono accesi i riflettori l’artista concettuale tedesca Hito Steyerl, specializzata in new media, lo scultore colombiano Luis Fernando Zapata (un rilancio perché morto di Aids a metà degli anni Novanta), la pittrice siriana Nour Malas, la pittrice americana Ariana Papademetropoulos, la brasiliana Dani Cavalier (pittura, disegno e installazioni), la statunitense Erin Jane Nelson (fotografia e assemblage), la pittrice coreana Moka Lee famosa per i suoi ritratti estrapolati dai social, la pittrice figurativa slovacca Stanislava Kovalčíková che indaga sui temi del corpo e dell’identità femminile. Tra gli artisti non necessariamente emergenti ma che nel 2025 hanno vissuto una forte ascesa figurano il pittore britannico Matt Copson, la nigeriana Karimah Ashadu, la coreana Ayoung Kim, la marocchina Meriem Bennani, il neozelandese Tim Mitchell. Gli artisti citati testimoniano l’orientamento del giovane collezionismo che privilegia ancora la pittura, purché di figurazione ibrida, distorta e narrativa, con una forte componente emotiva e simbolica, influenze digitali, cinematiche e pop. Il nuovo collezionismo ha però dimostrato di premiare sempre più anche l’arte tessile, la scultura soft e le pratiche materiche, una sorta di ritorno alla materialità artigianale come reazione alla smaterializzazione digitale; e infine, l’astrattismo sperimentale contaminato da design e IA, e la stessa arte digitale ormai consolidatasi dopo la bolla degli Nft.
Tra gli acceleratori di queste carriere hanno un ruolo determinante: la presenza strategica nelle sezioni «Emergence» delle fiere importanti, i riconoscimenti istituzionali e la scelta di temi ibridi e di nazionalità globali, possibilmente non occidentali. L’Italia non fa eccezione. Rispetto al passato, gli emergenti del Belpaese funzionano non perché italiani, ma perché allineati ai parametri di cui sopra, ovvero: pittura sì ma espansa, materia come reazione al digitale, arte digitale come linguaggio strutturale, riconoscimenti istituzionali. Escludendo l’eccezione Maurizio Cattelan, dimostrano di funzionare solo quegli artisti che riescono a esporre nelle fiere internazionali e nei musei.

La difficoltà è acuita dal fatto che solo in pochissimi casi gli artisti mid-carreer italiani sono sostenuti dalle gallerie top italiane, che a essi preferiscono gli stranieri già posizionati o al limite quegli italiani che si sono fatti le ossa all’estero e sono già allineati ai driver globali (ovvero mercato primario già alto, opere vendute regolarmente a 30–80mila euro, collezionisti internazionali attivi, riconoscimento istituzionale extra italiano): proprio come è stato nei casi di Cattelan o di altri «arrivati» come Paola Pivi, Monica Bonvicini, Rosa Barba. Oggi un artista under 45 italiano viene percepito come locale, legato a una scena «minore». Tuttavia, alcuni emergenti sembrano ben promettere: tra loro spiccano Arcangelo Sassolino, Diego Cibelli, Giulia Cenci, Emilio Gola, Roberto De Pinto, Giovanni De Cataldo, Elena Mazzi, Andrea Kvas, Matteo Nasini, Alessandro Di Pietro, Giorgio Andreotta Calò. Uno di questi ha frequentato il master Economia e Management per l’Arte e la Cultura della 24Ore Business School; a Cézanne non sarebbe venuto in mente…
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