iù prestiti, ma soprattutto più commissioni. Le banche italiane si preparano a varare i loro nuovi piani industriali, che avranno il non facile compito di migliorare i risultati record degli ultimi anni senza avere tassi d’interesse favorevoli. La prima a rompere gli indugi sarà Intesa Sanpaolo, con il suo amministratore delegato Carlo Messina che presenterà il nuovo piano il prossimo 2 febbraio. Unicredit aggiornerà le sue strategie il 9 febbraio, nell’ambito della presentazione della trimestrale. Nei primi tre mesi di quest’anno sarà la volta anche di Mps, sulla quale c’è una grande attesa dopo l’acquisizione di Mediobanca. In estate, infine, verrà il turno di Bper, anch’essa reduce dalla scalata di successo sulla Banca Popolare di Sondrio.
Le regole di Basilea
Nel frattempo, però, si vedono già le prime mosse degli istituti. I dati della Banca d’Italia di novembre evidenziano come i prestiti siano cresciuti del 2,1% su base annua. «Ora che i tassi d’interesse sono più bassi», spiega a Moneta Antonio Tognoli, responsabile analisi macro di Cfo Sim, «il margine d’interesse si sta contraendo, ma nel 2026 e 2027 fletterà in modo non così vistoso». Allo stato, il credito sta aumentando nonostante le banche siano ostacolate nel farlo dalle stringenti regole di Basilea 3 e 4. Fattore tuttavia compensato da spread creditizi più alti e da tassi passivi sui conti correnti che si mantengono vicini allo zero. «Inoltre, stanno crescendo le commissioni sulle varie operazioni bancarie e questo compenserà il calo del margine d’interesse. Questo permetterà all’utile lordo di mantenersi a un livello molto buono». A dare nuovo appeal ci sono anche gli sforzi fatti sull’efficienza: «Le nostre banche hanno investito nella digitalizzazione dei processi e il loro rapporto tra costi e ricavi è a livelli migliori di tante banche europee. Questo aspetto, unito alla crescita delle commissioni, consentirà di pagare dividendi importanti agli azionisti».
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A proposito di commissioni, tra le più attive c’è Unicredit che solo pochi giorni fa ha lanciato il nuovo brand Financial Services, vi confluiranno circa 800 buddy agents, gli ex myAgents della banca digitale Buddybank, e la nuova rete di consulenti finanziari in via di costruzione. L’elemento di diversità dai consulenti private e wealth del gruppo è che i professionisti imbarcati saranno per lo più giovani, non necessariamente iscritti all’Albo Ocf, e il target sarà la clientela retail e buddy (vale a dire quella di Buddybank). Il ceo Andrea Orcel ha riscattato le joint venture assicurative e creato la piattaforma di fondi Onemarkets, che include fondi proprietari e di terzi. La nuova rete retail forse vuole porsi come alternativa a nuovi player come Revolut o Satispay che ormai offrono al retail prodotti di investimento.
Ca’ de Sass
E Intesa Sanpaolo? Mentre Unicredit sta ricostruendo le sue case-prodotto e la rete di consulenti, Ca’ de Sass con Fideuram parte già un passo avanti. Al suo interno ci sono cinque reti: Fideuram, Intesa Sanpaolo Private Banking, Sanpaolo Invest, Iw Private Investments e la Rete estera. Per un totale di 6.980 banker e 414 miliardi di patrimonio gestito al 30 settembre 2025. Alla famiglia si è unita da due anni e mezzo anche Fideuram Direct, un servizio di consulenza finanziaria da remoto (il primo in Italia interamente realizzato con questa modalità) che si avvale di un team dedicato di banker iscritto all’albo dei consulenti. Dal 2025 il servizio si è esteso a Belgio e Lussemburgo.
Dividendi
Mps-Mediobanca, guidata dal ceo Luigi Lovaglio la cui conferma alla guida della banca non è scontata, è un cantiere aperto. Si tratta di un attore che prende forma con credito al consumo, banca d’investimento, business assicurativo e gestione patrimoniale. Da quest’ultimo campo potrebbero arrivare soddisfazioni con le reti di consulenza di Mediobanca Premier e Widiba. Da vedere, poi, come il nuovo gruppo integrerà la piattaforma di credito al consumo, che si vorrebbe espandere a livello europeo, e quali sinergie arriverebbero in un gruppo unito sul fronte banca d’investimenti, con le tante imprese clienti di Mps.
Quanto a Banco Bpm, guidata dal ceo Giuseppe Castagna, molto dipenderà da cosa cambierà in primavera col rinnovo dei vertici e da che grado di influenza deciderà di avere l’azionista Crédit Agricole, autorizzato da Bce a salire fino al 30 per cento del capitale.
Bankitalia
«Il risiko bancario non è ancora finito» – è sicuro Tognoli – per la banca commerciale ma anche per il risparmio gestito. Ricordiamo che in Italia, secondo gli ultimi dati Bankitalia, ci sono 1.600 miliardi fermi sui conti correnti. Più di mezzo Pil. Normale che gli istituti si candidino per andare a intercettare quella quota di risparmio».
Il risiko innesca dinamiche speculative sui titoli delle banche, con queste ultime che in molti casi hanno preso a pagare dividendi ogni sei mesi per fare concorrenza ai Btp. «Le banche possono offrire un rendimento del 7-8% lordo annuo, con la capacità di offrire rendita anche sull’apprezzamento del titolo. In più, con gli Npl a un livello bassissimo, sono anche meno rischiose di un tempo», conclude Tognoli.
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