Oltre alla lama, occorre affilare lo sguardo. Per affondare il colpo perfetto nel mondo del collezionismo, del resto, servono almeno due qualità indispensabili: passione e fiuto per l’affare. Ci sono ambiti, poi, nei quali è opportuno sfoderare anche una buona dose di cultura, senza la quale ogni mossa rischia di ridursi a un esercizio di compravendita privo di prospettiva. È il caso dei coltelli antichi, manufatti di assoluto pregio che fendono il tempo e che ancora oggi attirano una vasta platea di intenditori. «Le lame storiche sono tantissime e particolari, difatti sono al centro di un mercato molto forte, che per vivacità supera persino quello del nuovo. I moderni coltelli sono prodotti in serie, mentre quelli antichi venivano realizzati come pezzi unici. Questa rarità rappresenta un intrinseco valore aggiunto, nonché un fattore su cui molti collezionisti costruiscono la propria strategia di diversificazione», spiega a Moneta Michael Gunter Czerny, presidente e co-fondatore dell’omonima casa d’aste, specializzata in armi antiche.
Acciaio e corno
Solo limitandosi al panorama italiano, gli appassionati hanno l’imbarazzo della scelta: nel nostro Paese la produzione di coltelli e pugnali è sempre stata molto florida, soprattutto nel periodo d’oro compreso tra il Seicento e l’Ottocento. Tra i coltelli ricercati ci sono quelli genovesi, apprezzati per il loro stile elegante caratterizzato da impugnature solide e sottili, in corno o legno. I coltelli romani, invece, si distinguono per le lame pieghevoli che li rendevano innanzitutto degli utensili funzionali. In Calabria la produzione si concentrava invece su lame robuste, adatte al lavoro rurale e pastorale, spesso decorate ma sempre molto pratiche. La Corsica ha altresì lasciato un’impronta peculiare con i suoi coltelli legati alla vendetta corsa: pezzi con suggestive incisioni sulle lame. «Che la mia ferita sia mortale», si legge in una di esse, scalfita su un esemplare di inizio Novecento.
Una particolare menzione spetta ai coltelli sardi di Pattada, forgiati a mano e contraddistinti dalla tipica lama a foglia di mirto: affilata, sottile e appuntita, ideale per il taglio preciso. L’impugnatura in corno o legno conferisce ulteriore qualità a questo oggetto, che da strumento di lavoro è diventato un superclassico del collezionismo di alto livello. «Le produzioni dell’Italia meridionale sono tra le più curiose. Spesso il tallone (la parte posteriore della lama, vicino al manico, ndr) riporta scene intagliate, con decorazioni contraddistinte da particolare ricercatezza», racconta ancora Czerny, menzionando anche i particolari coltelli siciliani da stivale. Ogni lama – ricorda l’esperto – racconta una storia e testimonia uno specifico utilizzo.
«Alcuni coltelli servivano per la difesa personale, altri per l’uso quotidiano, la caccia o la pesca. Ci sono poi esemplari realizzati come dono di nozze allo sposo ed esiste anche una lunga tradizione di coltelli pregiati in oro, pietre e acciaio damascato destinati a un pubblico d’élite, offerti in omaggio a nobili e regnanti».
I prezzi? Nel mercato dell’antico si spazia da poche centinaia a migliaia di euro, a seconda delle caratteristiche. Un raro coltello d’amore (anticamente portato come dono di fidanzamento) è stato veduto da Czerny’s per quasi 2.300 euro. L’esemplare, realizzato da artigiani del Sud Italia alla fine del Novecento, è composto da una lama a filo singolo incisa con due amanti e motivi floreali; l’impugnatura di corno reca dettagli in ottone. Estendendo poi lo sguardo alle produzioni internazionali, le quotazioni volano letteralmente: un coltello ottomano con elsa d’oro e turchese del XVI secolo è stato assegnato da Christie’s per quasi 600mila dollari. Altrettanto prezioso, se non altro per la sua storia, un coltello da caccia appartenuto a Theodore Roosevelt e venduto all’asta per circa 400mila dollari.
Capolavori di artigianato
Capolavori di artigianato
«Il valore è determinato da tanti fattori. Innanzitutto quello artistico, perché alcuni manufatti sono veri capolavori di artigianato. Poi conta la conservazione: ruggine e pezzi mancanti possono deprezzare l’oggetto, anche se per gli esemplari unici conta molto più la rarità», argomenta Czerny. Gli esperti osservano poi le caratteristiche della lama e del manico, costruito in legno lavorato, corno, osso e avorio. «Da sempre molto ricercato, oggi quest’ultimo materiale ha una inferiore attrattiva a causa delle complesse normative che ne limitano la vendita, rendendola talvolta impossibile», annota ancora l’esperto. Di fronte alla burocrazia, nemmeno le lame più acuminate possono nulla. In ogni caso, nella fodera dei collezionisti più disinvolti, i modelli di maggior pregio continuano a scintillare come beni da investimento. «Le case d’aste specializzate organizzano uno o due appuntamenti all’anno su questo segmento. Noi ne facciamo otto o dieci, perché il mercato è dinamico per tutto il comparto delle armi antiche». Con gli esemplari d’alta gamma, si va sul sicuro: gli investitori hanno sempre il coltello dalla parte del manico.
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