Schopenhauer non poteva saperlo. La vita è un «pendolo che oscilla tra il dolore e la noia», diceva. Il filosofo tedesco era tuttavia all’oscuro degli ondeggiamenti che in futuro avrebbero effettuato ben altri pendoli: quelli segnatempo. Sul mercato, infatti, questi orologi di alto antiquariato fluttuano a fasi alterne fra collezionismo sfrenato e momentanea rarefazione della domanda. Poca filosofia, tanta economia. Un tempo molto richiesti e di uso quotidiano, i suddetti strumenti hanno conosciuto periodi di flessione; oggi, tuttavia, stanno lentamente tornando a essere riscoperti non solo per il loro aspetto estetico, ma anche per il loro valore da investimento.
«Il mercato sta dando segnali di ripresa e di ritrovato interesse, anche se le mode in trasformazione hanno determinato profondi cambiamenti. Oggi, infatti, i collezionisti sono sempre più pretenziosi e le loro preferenze ricadono soprattutto su pendole da appoggio molto curate, per la quasi totalità riconducibili all’alta orologeria francese tra fine Settecento e metà Ottocento», spiega a Moneta Giacomo Cora, responsabile del dipartimento orologi della casa d’aste Wannenes. Al contrario – illustra – a soffrire nelle compravendite sono i più ingombranti modelli da terra.

A colonna e da terra
Per questi orologi a colonna, noti come grandfather clock e realizzati soprattutto in Inghilterra a partire da fine Seicento, la domanda si limita infatti a specifici esemplari con finiture di estremo pregio, oppure a pezzi firmati da autorevoli orologiai d’un tempo. Suscitano interesse anche alcune pendole da terra provenienti da particolari collezioni private, come quella di Gina Lollobrigida: una grandfather appartenuta alla celebre attrice è stata venduta nel maggio scorso da Wannenes per oltre 10mila euro.
Molto più appetibili per una serie di motivi sono invece i già citati modelli d’appoggio transalpini, di epoca neoclassica e napoleonica: in particolare il portique, un raffinato orologio da tavolo o da camino con colonne che incorniciavano il pendolo, e la pendule de carrosse, un piccolo modello da viaggio spesso in ottone. Una elegante pendule portique in bronzo dorato e marmo bianco di fine Settecento è stata proposta all’asta Sotheby’s per oltre 2mila euro. E una pendola marescialla del medesimo periodo storico, contrassegnata da un carillon alla base con due brani, è stata ceduta per 9mila euro da Wannenes.

Legni pregiati, cesellature e bronzo dorato danno rarità e valore a un’importante pendule musicale francese di epoca Luigi XVI: il lotto, acquistabile per 32mila euro, sul retro della cassa reca un meccanismo musicale formato da un carillon collegato a piccole canne d’organo. Uno dei più significativi picchi dell’orologeria a pendolo appartiene però alla pendule Sympathique del Duca d’Orléans: non un semplice pendolo da tavolo ma un capolavoro estetico e di innovazione tecnica venduto per 6,8 milioni di dollari.

Estetica e tecnica
«La pendoleria d’appoggio oggi traina gli affari e le quotazioni salgono quando c’è un connubio perfetto tra finiture di pregio e particolarità delle complicazioni. I materiali contano: il bronzo dorato al mercurio di fine Settecento è molto richiesto perché ha una doppia finitura, satinata e lucida. Piace anche la porcellana biscuit, famosa per il suo aspetto fine e opaco, mentre annaspano le pendole in regule, una lega povera in metallo che sostituiva il bronzo», argomenta Cora. Quanto ai meccanismi interni, esistono finezze tecniche di assoluta accuratezza, che tuttavia solo i veri intenditori sanno riconoscere e apprezzare.
«Molti giovani appassionati si soffermano comprensibilmente sul lato estetico e trascurano quello meccanico, di cui sanno poco». Spesso – racconta l’esperto – i moderni collezionisti amano abbinare questi lotti di antiquariato a pezzi di design contemporaneo. «Ne nascono delle combinazioni interessanti». Questo fenomeno spiega ulteriormente le difficoltà accusate sul mercato dalle pendole a cassa lunga, che in molti casi si adattano a fatica agli spazi contenuti delle moderne abitazioni e che peraltro risultano «fragili e costosi da trasportare».
Va altresì segnalata una particolare attenzione degli appassionati per una nicchia dell’orologeria italiana, con specifico riferimento alle pendole romane, a quelle genovesi, alle lanterne bolognesi e agli orologi a sei ore sempre di produzione nostrana. «All’estero sono poco conosciuti ma attorno a questi esemplari esiste un dinamico mercato interno». Come accade infatti in altri ambiti del collezionismo, le specificità delle manifatture locali sono un elemento caratterizzante. A decretare poi cosa funziona e cosa invece riscuote minore attrattiva è sempre il mercato. Perché, al di là di una fama (in parte motivata) che le classifica come demodé, le pendole continuano a scandire il tempo e a guidare le scelte di molti appassionati del genere. Cambiano infatti le mode e le esigenze degli intenditori, ma di fronte a pezzi di alto interesse le oscillazioni si assestano. Scatta l’ora dell’affare.
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