Lo spread Bund-Btp è in continuo calo. Dai 129,6 punti di inizio aprile 2025 è sceso intorno ai 90 del 3 settembre e a meno di 60 a metà gennaio, per attestarsi mercoledì 21 gennaio intorno a quota 64. Negli ultimi sei mesi la riduzione ha superato il 42%. L’andamento dello spread è un chiaro segnale che la fiducia nei confronti dell’economia italiana è risalita e di conseguenza è diminuito il rischio per chi investe nei nostri titoli di Stato. E proprio il calo del rischio Italia favorisce, in parallelo con il comparto del reddito fisso, anche la Borsa, nonostante un inizio d’anno volatile per via delle crescenti tensioni geopolitiche intorno al caso Groenlandia.
Ma quali sono i titoli che in teoria dovrebbero trarre i maggiori vantaggi dal calo dello spread? Prima di tutto i bancari e gli assicurativi, società che notoriamente hanno in portafoglio quantità rilevanti di titoli di Stato e che quindi beneficiano del ritorno della fiducia. Seguono le utility, che sono ritenute normalmente indebitate e quindi favorite da tassi di interesse più vantaggiosi. In realtà le variazioni positive non sono state fino a questo momento uniformi. È il caso dunque di analizzare l’andamento dei singoli titoli, ciascuno dei quali si muove spinto da differenti variabili.
Banco Bpm
Con quasi 20mila dipendenti l’istituto, radicato prevalentemente nel Nord, rappresenta una delle principali realtà creditizie italiane. Il titolo, che vale intorno ai 12-13 euro per azione, ha perso terreno nell’ultimo mese, ma mantiene un solido vantaggio (vicino al 50% di incremento) se si guarda alla performance dell’ultimo anno. Anche le previsioni più recenti degli analisti sono tutte positive. Lunedì 19 gennaio Barclays ha confermato il giudizio «overweight» (sovrappesare) e ha alzato il target price a 15,5 euro, mentre il 14 gennaio Equita Sim ha tenuto la raccomandazione «hold» (mantenere in portafoglio) e ritoccato al rialzo (a 14,5 euro) l’obiettivo di prezzo. Più cauti gli esperti di Bank of America, che il 9 gennaio non hanno modificato il precedente giudizio (neutral), ma lo hanno accompagnato da un lieve rialzo del prezzo obiettivo, limitato però a 13,5 euro, di poco superiore alle attuali quotazioni.
Intesa sanpaolo
In cima alla graduatoria degli istituti bancari italiani per capitalizzazione, insieme con Unicredit, ha quasi 95 mila dipendenti e 2.800 sportelli in Italia ma è presente anche nei mercati del Centro-Est Europa, del Medio Oriente e del Nord Africa. Il titolo, nonostante la recente flessione rispetto a inizio anno, mantiene una buona performance positiva (+38% circa) rispetto a un anno fa. In attesa del pre consuntivo 2025, in calendario il 2 febbraio, gli analisti promuovono il titolo. Il 20 gennaio Mediobanca ha confermato il precedente «neutral», ma ha alzato il target price a 6,4 euro, mentre il 14 gennaio Equita Sim ha ribadito la valutazione «buy» e migliorato l’obiettivo di prezzo, portandolo a 7,1 euro. Da parte sua Bank of America il 9 gennaio ha confermato il neutral alzando il target a 6,5 euro. Il 5 gennaio, infine, Morgan Stanley lo ha giudicato «overweight» (sovrappesare in portafoglio), migliorando il prezzo obiettivo, fissato a 7,2 euro.
Generali
È la più grande compagnia italiana di assicurazioni e la terza europea per fatturato. Dà lavoro a 88 mila dipendenti ed è sostanzialmente una public company. I suoi principali azionisti sono infatti nell’ordine il gruppo Caltagirone con il 5,36% del capitale e il gruppo Benetton con il 3,97%. Una quota complessiva del 36,24% è detenuta da investitori istituzionali e il resto è flottante sul mercato. Il titolo veniva scambiato a metà settimana intorno ai 33/34 euro per azione, con una performance positiva di circa il 16% rispetto a un anno fa. Tutti in miglioramento i più recenti target di prezzo nella valutazione degli analisti: il 20 gennaio Mediobanca ha confermato il giudizio «outperform» (farà meglio del mercato) con un target price di 39 euro, mentre il 9 gennaio Morgan Stanley ha ribadito il giudizio «overweight» (sovrappesare) e fissato un obiettivo di prezzo di 38,5 euro. Deutsche Bank, infine, ha iniziato il 7 gennaio la copertura sul titolo, valutandolo 37,5 euro ma giudicandolo «hold» (da mantenere in portafoglio).
Unicredit
L’istituto rientra tra i primi gruppi bancari europei. Il titolo, scambiato a metà settimana intorno ai 61 euro per azione, vanta rispetto a un anno fa una performance di oltre il 67%. Unanimamente positivi i giudizi degli analisti. Lo scorso 20 gennaio Mediobanca ha confermato la valutazione «outperform» (farà meglio del mercato) e aumentato il target price, fissandolo a 86 euro. Il giorno precedente a pronunciarsi era stata Barclays, con la conferma del giudizio «overweight» (sovrappesare) e un obiettivo di prezzo di 79 euro. Il 16 gennaio, infine, Exane aveva ribadito il «buy» con un target di 85 euro.
Italgas
Attiva nei settori della distribuzione del gas, dei servizi idrici e dell’efficienza energetica, la società ha come principali azionisti Cdp (attraverso Cdp Reti) con il 26% del capitale e Snam con poco più dell’11%. Il resto è distribuito fra investitori istituzionali e flottante sul mercato (la società è quotata a Piazza Affari, dove è tornata nel 2016 dopo 13 anni di assenza dal listino). Il titolo, scambiato a metà settimana intorno ai 10 euro per azione, vanta una performance di oltre il 90% rispetto a un anno fa. La gran parte degli analisti giudica il titolo leggermente sottovalutato. Mediobanca, per esempio, in un report del 20 gennaio scorso indica un target di prezzo di 11 euro, così come Equita Sim che il 14 gennaio aveva confermato la raccomandazione «buy». Deutsche Bank, invece, il 19 gennaio ha valutato il titolo 10,3 euro. Nonostante i recenti aggiustamenti, la quotazione si aggirava a metà settimana intorno a quota 10 euro.
Snam
Controllata Cdp con una quota significativa (circa il 31,35%), dipende in pratica dal Mef, mentre il secondo azionista è l’imprenditore Romano Minozzi. Il titolo a metà settimana veniva scambiato intorno a 5,6 euro, il 33,7% in più rispetto a un anno fa. La più recente valutazione è del 19 gennaio scorso, quando Deutsche Bank ha emesso la raccomandazione «buy» (comprare) e indicato un target price di 7 euro. In precedenza (10 dicembre 2025) Bernstein aveva promosso il titolo «market perform» (farà meglio del mercato) e indicato in 5,8 euro l’obiettivo di prezzo.
Terna
È uno dei principali operatori europei di reti per la trasmissione dell’energia. Il gruppo, fondato nel 1999, gestisce la rete di trasmissione italiana in alta e altissima tensione. Lo Stato italiano, attraverso Cdp Reti controlla la società con circa il 29,9% del capitale. Il resto è diviso tra investitori istituzionali italiani e stranieri e il mercato retail, ma conta azionisti importanti come il fondo Usa Blackrock. Il titolo Terna è quotato a Milano dal 2004. Le valutazioni degli analisti non sono uniformi. Tra le più recenti si segnalano il «buy» di Deutsche Bank, emesso il 19 gennaio e (il 15 gennaio) il «neutral» di Intesa Sanpaolo, con un obiettivo di prezzo di 9,2 euro.
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