La faranno passare per una nuova alleanza geopolitica e strategica, ma la nuova compagine di Paesi che svilupperà il Gcap, il caccia di sesta generazione, avrà un solo scopo: coprirne i costi e lo sviluppo. Al momento nel progetto sono coinvolte Italia, Gran Bretagna e Giappone e lo sviluppo di questo sistema di combattimento aereo ci ha reso finora un’eccezione in Europa. L’altro progetto concorrente (lo Scaf) allo studio tra Germania, Spagna e Francia sta miseramente fallendo. Una condizione che ci ha reso sicuramente più autorevoli nel Vecchio Continente dove si parla di “Difesa unica”, ma nei fatti ognuno gioca la propria partita.
Gcap
Peccato che il Gcap abbia visto lievitare, e di parecchio, i costi stimati nel 2021. Una evoluzione fisiologica delle spese dicono gli addetti ai lavori, ma di oltre 8 miliardi: da 6 miliardi di euro a 18,6 miliardi di euro. La fonte è un decreto del ministero della Difesa italiano, attualmente all’esame della Commissione Difesa della Camera. Ma la soluzione è dietro l’angolo.
Il programma, lanciato nel 2021, ha una durata prevista fino al 2050 ed è suddiviso in quattro fasi. Al momento siamo nelle prime due fasi e gli oneri sono legati «ai maggiori costi di sviluppo tecnologico, sperimentazione, sviluppo e progettazione». L’impatto si inserisce in un contesto di profonda trasformazione, segnato in particolare dalla rapida evoluzione dell’intelligenza artificiale e dall’aumento dei costi dei minerali critici. Fatto sta che non c’è un’ altra soluzione se non quella di aprire la governance e fare accedere un nuovo Paese al progetto. Un atto di forza necessario su cui si giocheranno gli equilibri geopolitici, in particolare in Europa.
Sauditi alla finestra
Alla finestra, secondo indiscrezioni, c’è l’Arabia Saudita che da tempo guarda con grande interesse al progetto. Ma non solo. La Germania, scottata dal fallimento dello Scaf, premerebbe per mettere un piede nel Gcap. Opzione quest’ultima che cambierebbe parecchio gli equilibri visto che l’Italia è stata finora l’unico Paese europeo a partecipare. Il programma Gcap ha previsto la nascita di una organizzazione governativa (Gigo) e di una alleanza industriale con una joint venture tra le aziende capofila (Leonardo, Bae Systems e Mitsubishi Heavy Industries). Ciò significa che Riyad e altri potenziali partner possono aderire solo dopo che la Gigo e la joint venture avranno firmato il loro primo contratto internazionale. Una firma attesa a brevissimo. E che vede dunque già i Paesi in manovra dietro le quinte.
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