L’appetito energetico dell’intelligenza artificiale non sembra avere limiti e oltre a rimodellare il panorama della transizione energetica sta andando ad alterare anche le correlazioni in Borsa tra settori che fino a poco tempo fa erano distanti anni luce. Il boom della domanda di energia sta accelerando gli investimenti in reti, storage e innovative fonti di energia pulita quali gli SMR (reattori nucleari di piccole dimensioni). Gli hyperscaler – da Microsoft ad Alphabet passando per Amazon e Meta – rappresentano circa il 70% degli accordi di energia pulita negli Stati Uniti. Gli analisti di Bank of America prevedono il materializzarsi di 150 miliardi di dollari in investimenti per infrastrutture IA entro il 2028, con la domanda di metalli critici come rame, litio, nichel destinata a superare l’offerta. Nel frattempo, applicazioni ’intelligenti’ in agricoltura, acqua, energia e trasporti potrebbero sbloccare 5,2 trilioni di dollari in aumenti di produttività o fino a 16 trilioni a livello globale.
Sui mercati questo cambio di paradigma si è tradotto in nuove correlazioni; ad esempio, quella tra IA e energia pulita nel giro di un anno è passata dall’essere negativa a un picco del 65 percento, aumentando i rischi di portafoglio in caso di scoppio di una bolla. Gli ultimi sondaggi tra gli investitori evidenziano che negli ultimi due mesi i timori di un replay della bolla dot.com si sono attenutati, ma proprio questo allentamento della guardia potrebbe rappresentare una falsa sicurezza per gli investitori con il rischio di trovarsi impreparati davanti a una violenta correzione delle Borse e con portafogli eccessivamente sbilanciati sulla componente IA.
La mappa
Se avesse ragione la corrente di pensiero capitanata da Michael Burry, l’investitore passato alla storia per aver anticipato il crollo dei mutui subprime che vede ad oggi i mercati sopravvalutare i vantaggi e sottostimare costi dell’IA, gli investitori potrebbero dall’oggi al domani ritrovarsi portafogli vulnerabili e dalle basse difese immunitarie nel caso la monetizzazione dell’IA dovessero deludere. Secondo gli strategist di Bank of America l’attuale rally delle azioni legate all’IA non configura — almeno per ora — una bolla speculativa nel senso classico del termine, ma piuttosto un fenomeno di crescita prolungata che potrebbe presentare di volatilità. Gli investimenti restano basati su una reale domanda e sui guadagni di produttività, non su semplice clamore. Tuttavia, gli elevati multipli e la concentrazione delle posizioni tech — con l’S&P 500 a livelli di valutazione storicamente alti — suggeriscono che gli investitori non dovrebbero ignorare del tutto i rischi. «Davanti a scenari dell’IA potenzialmente molto divergenti, la compiacenza deve essere considerata uno dei rischi maggiori», avverte David Rees, head of Global Economics di Schroders, che indica un momento chiave la fine del 2026, quando i mercati inizieranno a mettere in discussione la capacità delle aziende tecnologiche di mantenere le promesse. «Se le aziende tech non saranno in grado di monetizzare gli investimenti nell’IA – spiega Rees – si andrà verso una recessione degli investimenti di due anni, simile a quella osservata all’indomani della bolla dot.com». Di contro, nello scenario di boom dell’IA, con i colossi tech in grado di monetizzare gli investimenti, si andrebbe verso un aumento esponenziale degli investimenti stessi, poiché le aziende si affretteranno a implementare infrastrutture e servizi.
Copertura
Ma come proteggersi dagli eccessi del rally IA senza rinunciare a beneficiarne? «Difesa, infrastrutture e metalli di transizione sono tutti fondamentali per la rivoluzione dell’IA – argomenta Haim Israel, strategist azionario di Bank of America – e le azioni in questi settori offrono una relativa resilienza contro le oscillazioni guidate dall’IA, ancorate da politiche, geopolitica e fondamentali della catena di approvvigionamento». Questi temi di crescita hanno attirato circa 40 miliardi di dollari di flussi nel 2025 e le correlazioni con i rendimenti dell’IA rimangono sotto il 50%.
La diversificazione passa anche attraverso un aumento del peso degli asset non a stelle e strisce. In Europa, ad esempio, la composizione settoriale risulta ben differente rispetto a quella di Wall Street, con quindi una minore esposizione a rischio in caso di eventuali correzioni. «Quest’anno vediamo più probabile una correzione, da considerare come un’occasione d’acquisto, piuttosto che lo scoppio di una bolla – argomenta Pierluigi Ansuinelli, portfolio manager di Franklin Templeton Investment Solutions – e un modo per diversificare è uscire dagli asset americani e coprirsi anche dal rischio di un ulteriore indebolimento del dollaro statunitense».
Per costruire portafogli robusti lontani dall’eccesso di enfasi sui titoli IA, può far gioco quindi una più ampia diversificazione in asset internazionali, facendo però attenzione a non avere sovrapposizioni. Giordano Lombardo, founder, ceo e co-cio di Plenisfer Investments Sgr, invita a un approccio selettivo, che punta sui beneficiari indiretti dell’investimento in intelligenza artificiale e sulla forte domanda di energia che ne scaturisce (titoli energetici e fornitori di infrastrutture per la trasmissione).
L’accelerazione della spesa in conto capitale legata all’IA segna un punto di mutamento anche nel reddito fisso. Sempre più spesso, le grandi società tecnologiche scelgono di finanziare investimenti speculativi o semi-speculativi attraverso i mercati del debito. «Dal punto di vista creditizio, si tratta di un cambiamento significativo rispetto a soli pochi anni fa – osserva Al Cattermole, portfolio manager di Mirabaud Am – sollevando interrogativi sul fatto che il rischio tech si stia silenziosamente insinuando nei portafogli obbligazionari, ossia in quella che molti continuano a considerare un’allocazione difensiva».
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