l sabotaggio del Nord Stream nel Mar Baltico, nel settembre 2022, ha rappresentato uno spartiacque nella percezione strategica delle infrastrutture marittime. L’evento ha dimostrato in modo definitivo che il dominio subacqueo è vulnerabile ad azioni ostili sotto soglia e che l’impatto strategico di un attacco può essere enorme anche in assenza di un conflitto armato dichiarato.
Da quel momento, infatti, la protezione delle infrastrutture critiche subacquee è entrata stabilmente nel perimetro della sicurezza nazionale e collettiva. In questo quadro, il Trans Adriatic Pipeline (Tap) assume una rilevanza particolare perché rappresenta, per l’Italia e per l’Europa meridionale, una dorsale energetica strategica.
Il Tap ha una lunghezza complessiva di 877 chilometri e include un tratto offshore nel Mar Adriatico di circa 105 chilometri. Dal punto di vista della sicurezza, può diventare oggetto di guerra ibrida perché combina tre caratteristiche che lo rendono esposto a pressioni sotto soglia: è un’infrastruttura lineare estesa, opera in un ambiente subacqueo intrinsecamente opaco ed è politicamente sensibile.
In concreto, questo significa che è sufficiente interferire in modo ambiguo con il suo funzionamento o con la percezione della sua sicurezza per generare dei danni: il rilascio deliberato di oggetti sul fondale, attività subacquee mascherate da operazioni civili, la manomissione di sensori o la creazione di anomalie possono costringere a ispezioni, sospensioni temporanee o restrizioni operative.

Il Tap è entrato in esercizio commerciale alla fine del 2020, con una capacità iniziale di trasporto pari a 10 miliardi di metri cubi di gas naturale l’anno, progettata fin dall’origine per essere raddoppiata fino a 20 miliardi di metri cubi annui. Nei primi anni di esercizio il gasdotto ha progressivamente aumentato i flussi, trasportando complessivamente oltre 50 miliardi di metri cubi di gas verso l’Europa, coprendo fino a circa il 10% del fabbisogno italiano di gas annuo.
Il costo complessivo del progetto è stimato in circa 4,5 miliardi di euro, includendo le tratte terrestri, il segmento offshore, i terminali di compressione e ricezione e i sistemi di controllo. In termini di impatto economico potenziale, un’interruzione prolungata del Tap comporterebbe perdite fino a 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, con effetti immediati sui prezzi all’ingrosso e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. I costi diretti di riparazione di un danno subacqueo complesso su un gasdotto offshore di questo tipo (con una vita tecnica stimata di oltre 50 anni), specie a grandi profondità, possono raggiungere facilmente decine o centinaia di milioni di euro. A questi si sommerebbero i costi indiretti legati al fermo dell’infrastruttura, alle penali contrattuali e agli effetti derivanti dalla riduzione dell’offerta di gas.
Palombari per la sorveglianza
È in questo contesto che si inserisce il contributo della Marina Militare italiana. L’assunto strategico è che la sicurezza di un’infrastruttura lineare e sommersa dipende dalla capacità di osservare il fondale, riconoscerne le variazioni e intervenire in modo tempestivo. La Marina ha quindi rafforzato una postura orientata alla sorveglianza dei fondali e alla riduzione dell’opacità subacquea, una delle principali vulnerabilità sistemiche. In questo schema, in questo momento, il cacciamine Numana (recentemente preceduto dall’omologo Alghero) svolge in questa fase un ruolo centrale all’interno dell’Operazione Fondali Sicuri, a sua volta tassello fondamentale della più larga Operazione Mediterraneo Sicuro.
A supporto di questa attività entra in gioco il Rov Pluto Gigas (progetto di Gaymarine), in grado di svolgere missioni di controminamento in condizioni proibitive di corrente e di totale assenza di visibilità. Quando l’osservazione remota non è sufficiente o quando è necessario un intervento diretto, entrano in azione i palombari: personale altamente specializzato, addestrato per immersioni operative, lavori subacquei complessi e attività di bonifica di ordigni.
Snodo sensibile
Un ulteriore elemento sensibile del sistema Tap è rappresentato dai terminali di approdo e di ricezione. Il gasdotto ha inizio a Kipoi, in Grecia. In Albania, il tracciato si sviluppa per circa duecento chilometri prima di entrare nel Mar Adriatico. Procede quindi sul fondale, nello stretto di Otranto, fino a una profondità di circa 810 metri.
Il Tap giunge poi sulla costa italiana. Gli ultimi 8 chilometri si chiudono presso il Terminale di Ricezione nel comune di Melendugno (Lecce). Qui il gas viene convogliato verso il terminale in cui avvengono le operazioni di regolazione della pressione, misura e immissione nella rete nazionale di trasporto. Quest’ultimo rappresenta un nodo critico, poiché costituisce il punto di transizione tra dominio marino e terrestre e concentra funzioni essenziali per l’operatività del sistema.
In questo quadro, anche il recente varo da parte di Fincantieri del primo sistema integrato di droni subacquei (Deep) segna un passaggio rilevante nell’evoluzione delle capacità nazionali di sorveglianza dei fondali. Il lancio di Deep indica come, nei prossimi mesi, il dispositivo di sicurezza italiano possa essere ulteriormente ampliato e reso più capillare, rafforzando la capacità di prevenzione, monitoraggio e risposta nel dominio subacqueo, ormai riconosciuto come uno degli spazi strategici centrali della competizione sotto soglia.
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