Forza lavoro ridotta dell’8% solo nell’ultimo anno a causa dell’intelligenza artificiale, è lo sconfortante quadro che emerge da una nuova ricerca di Morgan Stanley sulla Gran Bretagna, che sta – a un ritmo molto più sostenuto di altri paesi – sopprimendo sempre più posti di lavoro per rimpiazzali con i chatbot. La ricerca prende in esame il settore dei beni di consumo di base, del commercio al dettaglio, l’immobiliare, i trasporti, i macchinari sanitari e le auto. Questo rappresenta il tasso più elevato tra i paesi esaminati nello studio (Stati Uniti, Germania, Giappone e Australia), ed è approssimativamente il doppio della media internazionale.
Le persone perdono il lavoro, ma la produttività delle aziende aumenta: le imprese dei comparti esaminati con l’automazione hanno visto aumentare la propria produttività dell’11,5%. Alcune posizioni in particolare sono le più colpite, come quelle di sviluppatori software o consulenti, i livello junior e in generale tutti i lavori tipici dei colletti bianchi. In Gran Bretagna l’Office for Budget Responsibility ha elogiato il forte potenziale dell’IA nell’incrementare la crescita della produttività del paese: fino allo 0,8% entro dieci anni.
Intanto la disoccupazione giovanile è aumentata più rapidamente del tasso complessivo, raggiungendo il 13,7% nei tre mesi fino a novembre. Si tratta del livello più alto dal 2020.
Andrew Bailey, governatore della Banca d’Inghilterra, ha descritto l’intelligenza artificiale come destinata ad avere un impatto paragonabile a quello dei computer o di Internet. Allo stesso tempo, però, il mese scorso ha messo in guardia il Paese dagli effetti occupazionali della sua diffusione, invitando il Regno Unito a prepararsi a una fase di perdita di posti di lavoro. Bailey ha inoltre evidenziato il rischio che l’IA alteri i tradizionali percorsi di carriera, rendendo più difficile per i lavoratori acquisire l’esperienza necessaria per accedere a posizioni manageriali.
Leggi anche:
© Riproduzione riservata