Sale il livello di allerta a Wall Street con le big tech sotto il fuoco delle vendite. Ad alimentare i timori sono soprattutto i riscontri arrivati da Microsoft, il cui titolo segna un tonfo del 12% dopo che il colosso di Redmond ha riportato spese in conto capitale per 37,5 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre, rispetto ai 22,6 miliardi di dollari di un anno prima, pari a un incremento del 66%. L’azienda ha anche dichiarato di avere difficoltà con vincoli di capacità di calcolo, poiché la domanda continua a superare l’offerta.
Riscontri che hanno ridestato tra gli investitori il dubbio che le mega cap tech non stiano raccogliendo frutti dalle enormi spese convogliate verso l’IA.
Il crollo di Microsoft sta spingendo a ribasso tutto il settore tech con il Nasdaq che cede il 2,5% con cali consistenti per i suoi colossi (-2,8% per Nvidia).
Male anche Tesla (-3,2%) che ha riportato il suo primo calo delle vendite annuali di sempre. In controtendenza invece Meta (+8%) che ha diffuso numeri trimestrali superiori alle attese e ha dato previsioni solide con la spesa per l’IA attesa tra 115 e 135 miliardi di dollari quest’anno, quasi il doppio di quella 2025.
Il cattivo umore del settore tech statunitense si riflette anche su Piazza Affari che ha azzerato i guadagni e vede Stm, maggiore esponente tech del listino, segnare un crollo del 7% dopo aver riportato un utile netto 2025 in calo da 1,56 miliardi a 180 milioni di dollari, con ricavi passati da 13,27 a 11,8 miliardi di dollari. La società italo-francese vede il ritorno alla crescita nel 2026.
Tra gli altri asset spicca il dietrofront dell’oro che è arrivato a cedere il 7% a 5.135 dollari l’oncia rispetto ai massimi storici toccati stamattina a oltre 5.600 dollari. Il metallo giallo si è poi riassestato tornando in area 5.300 dollari.
Di contro, balza di quasi il 5% il petrolio che ha toccato i massimi da luglio, mentre le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono peggiorate, sollevando preoccupazioni per eventuali interruzioni nel flusso globale di greggio.
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