Le tensioni geopolitiche e i venti di guerra animano il settore della difesa supportando storici o nuovi player a fare il grande passo: l’approdo in Borsa. Un trend che nelle ultime settimane è entrato nel vivo e che vedrà nel 2026 non poche sorprese. Complice anche lo straordinario esordio del gruppo ceco Csg. Si tratta di una delle principali aziende europee nel settore della difesa e un fornitore fondamentale a lungo termine per gli Stati membri e i partner della Nato. Inoltre è il secondo produttore europeo di munizioni di medio e grosso calibro e il primo produttore mondiale di munizioni di piccolo calibro, che vende i suoi prodotti a enti governativi e aziende affermate in oltre 70 Paesi in tutto il mondo. Fondato nella Repubblica Ceca, il gruppo ha una presenza globale con 39 stabilimenti produttivi con sede in Repubblica Ceca, India, Italia, Serbia, Slovacchia, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti e all’esordio, settimana scorsa, ha spadroneggiato con un rialzo vicino al 30% oltre i 32 euro per azione, mentre il prezzo di ammissione e di emissione delle azioni Csg era stato fissato a 25 euro. Con una capitalizzazione di mercato di 25 miliardi di euro, l’offerta pubblica iniziale ha raccolto un totale di 3,8 miliardi salendo sul podio: è la più grande Ipo nel settore della difesa mai registrata al mondo, sia in termini di importo raccolto che di capitalizzazione di mercato.
Cambio di passo
«Il debutto di Csg ha segnato un cambio di passo per il settore della difesa sui mercati europei, dimostrando che oggi il capitale è disposto a finanziare non solo grandi player quotati, ma vere e proprie piattaforme industriali con backlog visibile e capacità di crescita», ha commentato Gabriel Debach, market analyst di eToro. Un volano per un mercato con molti player alla finestra. Tra questi: Knds, gruppo franco-tedesco della difesa. «Ha già indicato l’intenzione di valutare una quotazione nel 2026, probabilmente tra Parigi e Francoforte, per sostenere l’espansione industriale in un momento in cui ordini e budget militari sono in forte crescita. Qui la Borsa servirebbe ad accelerare capacità produttiva e investimenti, non solo a valorizzare l’esistente», ha spiegato l’analista.

Il mercato parla anche di operatori come Vincorion in Germania, che starebbe valutando un debutto a Francoforte nel breve termine. Segnale e conferma che Berlino è in prima linea per cogliere ogni occasione possibile su questo fronte. Di recente, il costruttore di macchine Heidelberg ha fatto il suo ingresso nel settore della difesa proprio grazie a una partnership strategica con Vincorion. E realizzerà sistemi di regolazione e distribuzione dell’energia per l’ex divisione di tecnologia militare del gruppo tecnologico dell’Est tedesco Jenoptik. Le due aziende hanno siglato una dichiarazione d’intenti per una collaborazione pluriennale.
Le pmi
Se negli Stati Uniti l’attenzione degli investitori si è concentrata soprattutto sulla tecnologia, in Europa il vero protagonista è stato il comparto della difesa. In Italia il quadro è diverso. Non ci sono oggi grandi player privati pronti a replicare il caso Csg in termini di dimensioni e scala industriale. «Tuttavia Praexidia potrebbe rappresentare un segnale anticipatore: non un campione nazionale, ma un veicolo aggregativo pensato proprio per consolidare una filiera ancora molto frammentata». Quotato su Euronext Growth Milano, è specializzato nel consolidamento di pmi italiane nei settori difesa, sicurezza e aerospazio.
«Il punto chiave è che i margini per il settore difesa in Borsa ci sono ancora, ma non in modo indiscriminato. Il mercato non sta comprando solo la narrativa geopolitica, bensì la capacità di trasformare l’aumento dei budget in ordini vincolanti e, soprattutto, in flussi di cassa sostenibili nel tempo», conclude Debach.
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