Ha fatto del colore rosso il suo marchio di fabbrica, o meglio un’icona del suo stile. Ma il rosso ha finito anche per dipingere i conti del gruppo Valentino che sta vivendo una stagione non facile. Nel 2024, ultimo bilancio disponibile della maison creata dallo stilista scomparso pochi giorni fa, i conti consolidati hanno chiuso in perdita per 32 milioni su 1,31 miliardi di ricavi. Ancor peggio è andata alla Spa, la società operativa che ha accumulato perdite per 78 milioni su un giro d’affari di 870 milioni euro. Va detto che il creatore del “rosso Valentino” c’entra ben poco, se non nulla con la gestione della casa di moda. Lui si è ritirato dalle scene nel lontano 2008, dopo aver venduto l’azienda nel 1998 alla Hdp di Maurizio Romiti.
Da quella prima cessione il marchio ambito, ma non certo tra i più profittevoli, è passato di mano svariate volte. Nel 2002 arriva il gruppo Marzotto a rilevare da Romiti junior la società. Poi ecco il passaggio ai fondi di private equity con Permira che sale sulla tolda di comando nel 2007. Pochi anni e il fondo rivende nel 2012 a Mayhoola, altro fondo d’investimento del Qatar che da allora gestisce il gruppo. La stessa Mayhoola, a sua volta nel 2023 cede il 30% del gruppo al gigante del lusso francese Kering per la cifra di 1,7 miliardi. Un valore come vedremo stellare che valuta l’intero gruppo oltre 5,2 miliardi.
Allure contro performance
Tanti passaggi di mano che non sempre hanno funzionato. Un conto è l’allure e il valore immateriale di un’icona della moda. Un altro sono le performance aziendali che sono spesso state deludenti se comparate ai diretti concorrenti nel segmento del lusso. Buon ultimo il bilancio 2024 per capire come Valentino sul fronte dei numeri convinca ben poco. I ricavi sono di fatto stazionari da tempo. Non c’è la crescita tipica che contraddistingue il settore. Dal 2017 al 2024 il fatturato si è incrementato di soli 150 milioni, una crescita dei ricavi del 13% in otto anni di attività. Poca cosa se confrontata con le dinamiche del settore. E dal 2022, complice la crisi generalizzata che ha investito il mondo del luxury, il calo delle entrate è stato del 7% in un biennio. Ma il vero problema è un altro: la profittabilità rende infatti Valentino uno dei gruppi del lusso più poveri in assoluto.
Nel 2024 a livello di bilancio consolidato il margine operativo netto si è quasi azzerato a soli 13 milioni. Di fatto riducendosi all’1% dei ricavi. Nel 2023 l’Ebit era stato di 99 milioni. Un vero crollo. Va detto che anche un livello di Ebit Margin al 7%, come era nel 2023, non è certo da considerare un valore che giustifichi valutazioni di mercato a premio, dato che in media i big della moda riescono a produrre strutturalmente livelli di utili operativi nell’intorno al 20% se non di più. Alla povera redditività industriale si affianca un altro problema che affligge non da ieri il gruppo. Il debito finanziario che è arrivato a valere poco più di un miliardo rende non solo fragile la struttura patrimoniale, ma pesa molto sull’ultima riga del bilancio. Data la grandezza del debito, la spesa per gli oneri debitori supera ogni anno 50 milioni. Una spesa per interessi che con la marginalità industriale quasi azzerata finisce per mandare in pesante rosso, come visto, i conti finali.
Va anche peggio a livello di società operativa. Che su 870 milioni di ricavi nel 2024 ha registrato una perdita di 42 milioni. La spesa per interessi e le altre partite finanziarie hanno, come detto, portato il rosso netto dell’anno a 78 milioni. Una brusca frenata per la società che nel 2023 e nel 2022 era riuscita comunque a chiudere le stagioni in utile. Rispettivamente per 14 milioni nel 2023 e per 45 milioni nel 2022. Ma anche negli anni migliori, come ad esempio il 2022, l’utile netto ha pesato solo per meno del 5% del fatturato che quell’anno si era attestato a oltre 920 milioni. In genere i grandi marchi producono un livello di profitti netti sui ricavi aleno del 10% se non di più.
Come si vede la maison tanto decantata a livello di stile e glamour è molto meno brillante sui conti. Di fatto ha una redditività troppo bassa per un marchio del lusso globale e in più è zavorrata da tempo da debiti più elevati dentro al settore. Una morsa che rende Valentino assai meno attraente di quanto si possa supporre. Quanto al presente difficile dire se il 2025 avrà interrotto la stagione delle perdite. Non c’è un bilancio approvato che possa comprovare un’inversione di rotta. Restano le stime degli analisti del Cerved. Che nello scenario base per i conti della sola Spa hanno stimato per l’anno appena chiuso un ulteriore calo dei ricavi a 836 milioni con un’ultima riga di bilancio ancora in perdita per 46 milioni. Sono ovviamente stime che andranno confermate quando sarà pubblicato il bilancio del 2025.
I francesi
Di là delle previsioni resta il fatto che Valentino resta molto in coda rispetto ai gruppi ad alta redditività nell’universo dei grandi del lusso. E la girandola dei passaggi frequenti di mano la dice lunga sull’appetibilità dell’azienda. Fosse tra i campioni di profitti non ci sarebbe bisogno di sbarazzarsene tanto frequentemente. L’affare sembra in realtà farlo chi vende. Come nel caso di Mayhoola, il fondo qatarino che è riuscito a piazzare un 30% del capitale al colosso del lusso francese Kering. Che pare aver strapagato guardando gli ultimi conti. Valutare l’intero gruppo oltre 5,2 miliardi, come è accaduto nell’acquisto nel 2023 del 30% del capitale per 1,7 miliardi, è un valore d’affezione. Vuol dire valutare il gruppo quasi 5 volte i suoi ricavi e un numero incalcolabile sui margini operativi così ridotti al lumicino. E non è un caso che la stessa Kering abbia concordato con Mayhoola di posticipare al 2029 l’acquisto dell’altro 70% di Valentino, che era previsto inizialmente al 2028. Si prende evidentemente tempo per capire se quel prezzo è ancora adeguato rispetto agli sviluppi futuri dei conti. Del resto la stessa Kering, che ha appena nominato al vertice l’ex Renault Luca de Meo, è alle prese con i propri guai. De Meo deve assolutamente trovare la strada per abbattere il debito che grava sul gruppo francese arrivato a valere, solo quello finanziario, oltre 10 miliardi. Con un rapporto sul margine operativo lordo che si avvicina a quattro volte. Una leva preoccupante che sta zavorrando in Borsa il titolo che dal 2023 ha visto anche un calo a doppia cifra dei ricavi, con il prezzo dell’azione che ha dimezzato il suo valore negli ultimi 5 anni. Ma non c’è solo il riequilibrio del debito, c’è anche la sfida di rimettere dentro i binari Gucci che sta vivendo un forte periodo di crisi. Come si vede i problemi in casa francese non mancano e portarsi a casa l’intero gruppo Valentino pare oggi un passo più lungo della gamba.
Leggi anche:
© Riproduzione riservata