Architetto. Lavapiatti. Autostoppista. Agricoltore. Imprenditore. La vita di Guido Bruzzo è piena di sogni e di progetti, nella deserta bellezza di Ferrara incominciò la sua avventura, era il maggio del Cinquantasei, giorno ventinove, martedì, Marcello, padre ginecologo, e Marina, madre casalinga, erano il suo presepe dove era già presente Roberto, il fratello, poi sarebbe arrivato un altro Marcello, in memoria del padre che, andando a donare la vita ad una creatura, morì in un incidente stradale. Di colpo la nebbia della vita avvolse la casa, Francesca e Mario, i nonni materni, si presero cura di quei bimbi di smarrita speranza. Era difficile vivere ma i Bruzzo erano gente tosta, Guido e Roberto crebbero senza vizi, all’età giusta, dopo le superiori, se ne andarono a Perugia nel collegio dell’Ordine dei medici, la memoria di un padre, improvvisamente scomparso, restava calda. Guido, in verità sognava la facoltà di architettura, Ferrara e Perugia erano la culla di visioni fantastiche dell’opera artistica e architettonica dell’uomo. Ma le radici famigliari spingevano alla terra, dunque, dopo il diploma, si va a Bologna e Firenze per studiare e completare scienza forestale e scienza agraria. La vita era da vivere, Guido Bruzzo non era e non è tipo di nebbia pigra e oziosa, trovò paghetta come lavapiatti in ristoranti vari, qui intuì che i clienti svuotavano fondine e scodelle perché affamati ma cercavano anche la qualità, allora incominciò a frullargli in testa l’idea.

Girò l’Europa con il pollice alzato, non come un imperatore romano al Colosseo ma ricorrendo all’autostop, Germania, Olanda, Francia, Inghilterra, l’hovercraft era una specie di mostro marino per Guido da Ferrara. Mamma Marina fermò il viaggio con poche sagge parole: «Vediamo di essere seri». Il messaggio venne recapitato sulla linea dell’utente desiderato, nonno Mario si occupava dei nipoti e delle coltivazioni di frutta, esportazione di angurie, l’azienda agricola stava a Copparo, per gli stolti segnalo che è la terra madre di Varenne, il Capitano, tenuta Zenzalino. Guido Bruzzo non lo sapeva, al massimo lo immaginava, ma era destinato a diventare, pure lui, un campione, come il grandioso trottatore. La coltivazione di frutta comportava costi alti e ricavi bassi, il mercato era in affanno, i mediatori giocavano sporco, fecero credere a nonno Mario che le sue mele venivano usate per fare lo shampoo, maledetti imbroglioni. Dunque i cereali al posto dei pomi e dei meloni, in un’ora da Copparo si raggiunge Ravenna, qui c’era l’impero dei Ferruzzi. Il giovane Guido si mette in coda, è un mezzadro che ha preso in affitto la proprietà del nonno, la coltura del frumento da seme è una sua proposta, poi barbabietola da zucchero, quindi la soia, Ferruzzi significa Eridania oltre ad altre mille cose. Come dice un proverbio gli storni in branco non sono mai stati grassi, l’autostoppista chiede un passaggio alle banche, la risposta del Credito Agrario è micidiale: «Guido, la terra non compra terra», tradotto non ci sono soldi.
Nonno Mario
Bruzzo non molla, vuole onorare la storia del nonno acquistandone la proprietà, fa un prefinanziamento in Ecu, paniere della moneta europea, il rischio è alto, il colore è rosso, in miliardi di lire. Ma ormai ha deciso di ballare e ha capito, sfogliando il diario del tempo da lavapiatti, che il mondo della ristorazione sta cambiando, si va verso le piccole quantità e le grandi qualità. Tra i capricci di Guido ci sono le automobili, Lancia Aurelia e una Maserati 4CM Monoposto degli anni Trenta, si viaggia di nuovo per l’Europa, non più con il pollice su, in Ungheria si possono trovare i pezzi di ricambio per la preziosa vettura, sul Sole 24 Ore era stato pubblicato un articolo che si occupava dell’investimento alternativo in agricoltura, il richiamo fascinoso della Francia là dove esiste un allevamento di capre e oche. Sosta a Tolosa, qui allevano oche come gioielli, è la svolta. L’oca di Tolosa supera la dogana sotto forma di pulcino, Bruzzo vuole riprodurre il gioiello rispettando ogni norma, legge, regolamento sanitario, riceve minacce mille dagli animalisti che nulla sanno dell’educazione medica con la quale vengono trattate le oche ma bisogna passare dalla poesia alla prosa, dunque il commercio, l’oca è richiesta da chef illustri, alcuni come Marchesi esigono il fegato grasso ma Bruzzo consegna soltanto carcasse e, non avendo struttura, non può provvedere a sezionare l’animale. Ma il giro di ristoranti è fertile, le richieste aumentano considerata l’altissima qualità del prodotto, accade che tra le amicizie di Guido Bruzzo ci sia anche Luciana Schena, milanese domiciliata a Ferrara, ha una sua ditta individuale che tratta prodotti di nicchia, caviale, salmone affumicato, la coppia, alla quale si unisce Roberto Melloni, capisce che i piccoli produttori hanno difficoltà a reggere il mercato con le loro ridotte forniture, è dunque il momento di passare dal pensiero all’azione, è il 1989, nello studio di un commercialista nasce Selecta, il verità il nome viene battezzato alcune settimane dopo, la ditta di Luciana Schena trova respiro più ampio ma si devono affrontare i costi aziendali di luce, gas, celle frigorifero, il personale è ancora ristretto ai minimi, il reddito è incompatibile con il carico di imposte, il progetto prevede una srl nella quale Guido è l’amministratore che percepisce salario per pagarsi il mutuo antico ma c’è voglia, c’è entusiasmo, c’è passione, i clienti bussano per avere i prodotti, il trio si impegna, Guido provvede personalmente, al sabato, alle consegne; a Nocera Umbra c’è una cooperativa che alleva cervi e daini, Bruzzo ne carica un paio e li porta a Baschi, il regno di Gianfranco Vissani, seguono altre richieste di altri chef, il Trigabolo di Argenta è una miniera di creatività, la brigata è definita i Beatles della cucina italiana, Igles Corelli è uno dei Fab Four, nascerà amicizia vera e intesa collaborativa, Selecta è punto di riferimento per la ristorazione di censo, la fornitura è garantita su livelli altissimi di qualità e di servizio, Melloni, nel 2017, ha deciso di uscire dall’impresa che, tra dipendenti e agenti collaboratori, supera le 200 unità, il fatturato registra 70 milioni di euro, i clienti sono oltre 10 mila, sei i settori gastronomici proposti, seimila e trecento i prodotti, carni, ittica, formaggi, salumi, spezie, cereali, legumi, verdure, pasticceria, cioccolato.
La figlia
Guido Bruzzo corre con le parole e i ricordi, ha una figlia che porta il nome di Giulia, non ha affatto intenzione di sedersi a farsi servire, sta sul pezzo e sono tanti. Nel 2002, da Copparo, Selecta si è trasferita a Occhiobello che è la terza uscita sull’autostrada di Ferrara, si supera il Po ed è già Veneto, Rovigo, la nebbia ha lo stesso sapore, l’indirizzo è il titolo di una grande storia, Via del Sapere, al civico 1. Il pollice è di nuovo all’insù. Ma non è più dell’autostoppista.
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