Lombard Odier resta positiva sulle prospettive di crescita dell’economia mondiale nonostante le tensioni geopolitiche: nel suo Investment Strategy di febbraio parla di aspettative di una crescita globale moderata nel 2026. In particolare, dell’1,9% per gli USa, del 1,1% per l’Ue e del 4,3% per la Cina.
Il nuovi equilibri geopolitici sono comunque determinanti, spiega l’analisi: “Nel 2026, sia i mercati sia l’economia si trovano ad affrontare un esame di realtà. Sebbene lo stimolo fiscale, in particolare in Europa, sia destinato a proseguire e la Fed probabilmente riprenderà l’allentamento monetario, la vera incognita resta la geopolitica. I rischi e l’incertezza politica in generale sono aumentati bruscamente nelle ultime settimane. L’intervento degli Stati Uniti in Venezuela, le proteste in Iran e le tensioni sulla Groenlandia ne sono chiari promemoria. Tuttavia, la nostra analisi mostra che gli eventi geopolitici raramente hanno un impatto duraturo sui mercati: dopo uno shock iniziale, i mercati tendono solitamente a recuperare rapidamente. Ciò vale a meno che lo shock non abbia un meccanismo di trasmissione che incida direttamente sugli utili aziendali, sull’inflazione o sulla crescita. Questo accade di rado. Nell’ultimo anno, l’impatto maggiore sui mercati è derivato dai dazi statunitensi, che hanno indebolito la crescita e alimentato l’inflazione. Ma con la successiva riduzione delle tariffe, i mercati si sono ripresi rapidamente. Continuiamo a monitorare con attenzione i rischi geopolitici e di mercato, ma manteniamo invariato il nostro scenario di base di una crescita globale sostenuta, seppur modesta, ma positiva”.
Gli shock geopolitici
Il bollettino prosegue: “Una lezione che emerge dalla performance dei mercati dello scorso anno è che, nonostante tutti i rischi, restare investiti ripaga. Piuttosto che cercare di anticipare gli shock geopolitici, costruiamo portafogli in grado di resistervi grazie a solide allocazioni strategiche e tattiche degli attivi. Nell’attuale contesto, ci concentriamo sugli asset dei mercati emergenti e sull’oro, che sono o meno esposti ai rischi attuali, oppure fungono da elementi di diversificazione del portafoglio. Restiamo inoltre sottopesati sulle azioni statunitensi e prevediamo un’ulteriore debolezza del dollaro Usa”.
L’oro
Per quel che riguarda l’allocazione degli attivi, la banca d’affari svizzera mantiene “nei portafogli un orientamento moderatamente favorevole al rischio: sovrappesiamo le azioni attraverso i mercati emergenti (Em), grazie a prospettive di crescita superiori e a uno sconto nelle valutazioni, e restiamo neutrali sul reddito fisso globale. Prevediamo un ulteriore indebolimento del dollaro statunitense (Usd). Confermiamo inoltre il nostro sovrappeso sull’oro, per il quale ci attendiamo ulteriori rialzi”. Per quel che riguarda l’oro, che ieri ha registrato un improvviso crollo dopo giorni di rialzi, per Lombard Odier l’obiettivo a 12 mesi a 5.200 dollari per oncia
I Paesi emergenti
Nei mercati sviluppati, confermato il sottopeso sugli Stati Uniti e la preferenza per le azioni svizzere, mantenendo una posizione neutrale su Europa e Giappone. All’interno del sovrappeso sui mercati emergenti, miglioria la valutazione sulla Cina e viene incluso per la prima volta il Sudafrica tra i mercati preferiti, insieme con Corea (dove pensa lo sviluppo di Ia e semiconduttori) e India. Taiwan e Indonesia (“a causa dell’incertezza sulle politiche economiche e del deterioramento della redditività nel suo importante settore finanziario”) sono invece tra i Paesi meno preferiti.
Per quel che riguarda il Sudafrica, “Abbiamo aggiunto l’Msci Sudafrica alla nostra lista dei preferiti. Con un’esposizione del 40% ai materiali – principalmente metalli preziosi – nessun altro mercato emergente beneficia più del Sudafrica dell’aumento dei prezzi dell’oro. Una crescita degli utili attesa del 30% nel 2026, revisioni al rialzo degli utili in corso, uno sconto di valutazione del 20% rispetto ai mercati emergenti, un rendimento da dividendi del 4,3% e un’esposizione indiretta alla tecnologia cinese rendono il Sudafrica interessante”.
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