I milioni di documenti recentemente desecretati dal Dipartimento di Giustizia statunitense gettano nuova luce sulla vasta rete di relazioni intessuta da Jeffrey Epstein negli anni precedenti al suo arresto. Tra i materiali emerge anche un filone finora poco esplorato: l’interesse del finanziere per le criptovalute e, in particolare, per Bitcoin. In una email del 2016, inviata a due contatti sauditi, Epstein propone la creazione di una nuova valuta per il Medio Oriente, articolata in tre forme: una valuta fiat regionale, una versione fisica con una forte impronta religiosa e una moneta digitale ispirata a Bitcoin. L’idea – come riporta Crypto.news – era quella di sviluppare un sistema di pagamento compatibile con la Sharia, destinato all’uso interno delle comunità musulmane, con una versione cartacea recante la scritta “In God We Trust” reinterpretata in chiave islamica e una versione digitale agganciata a Bitcoin.
Nel messaggio, Epstein afferma di aver discusso il progetto con alcune delle persone dietro Bitcoin, utilizzando il plurale. Chi si interessa di criptovalute sa bene quanto mistero ci sia dietro la storia del presunto fondatore della regina delle cripto, Satoshi Nakamoto e l’utilizzo del plurale potrebbe confermare la teoria – ormai sdoganata – che dietro Satoshi ci siano in realtà più persone.
Le email danno indizio di un altro interessante aspetto: Epstein era pienamente inserito nei circuiti informativi e relazionali dell’élite tecnologico-finanziaria che stava plasmando l’economia digitale emergente. Già nel 2013, Boris Nikolic – consigliere scientifico di Bill Gates ed ex dirigente del MIT Media Lab – gli aveva inviato un’analisi approfondita su Bitcoin firmata dall’investitore Tren Griffin. Nel 2014, Austin Hill, allora dirigente di Blockstream, lo aggiornava sulle tensioni interne al settore legate al sostegno simultaneo di alcuni investitori a Ripple e Stellar, due progetti concorrenti.
Nello stesso corpus di documenti compaiono scambi che coinvolgono i gemelli Winklevoss, l’economista Steve Hanke e il giornalista Kurt Eichenwald, segno di quanto il dibattito sulle criptovalute fosse già acceso e polarizzato negli ambienti finanziari e tecnologici di alto livello. Epstein riceveva analisi, commenti e valutazioni strategiche, a dimostrazione del suo accesso privilegiato a queste reti.
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