Stangata Tari: in media costa 350 euro l’anno. Rincari continui e servizi spesso non all’altezza rendono il balzello odioso. Come denuncia la Uil, “in molti Comuni, si registrano evidenti iniquità territoriali e un costante aumento della Tari (la tassa sui rifiuti), mentre rimangono irrisolte la carenza di impianti di raccolta e trattamento insieme al ricorso allo smaltimento in discarica, con livelli poco soddisfacenti di differenziazione dei rifiuti e recupero delle risorse”.
Le città
Il costo maggiore si registra a Pisa con 650 euro medi l’anno a nucleo; a Brindisi si versano 529 euro; a Pistoia a 524 euro; Trapani a 521 euro; a Genova 518 euro; a Barletta 517 euro; a Taranto 509 euro; a Agrigento 500 euro; a Napoli 499 euro e a Reggio Calabria 494 euro.

I capoluoghi con le tariffe più vantaggiose invece sono Spezia con 180 euro l’anno a nucleo; Novara e Belluno 204 euro; Fermo 205 euro; Brescia 208 euro; Cremona e Trento 217 euro; Ascoli Piceno 218 euro; Vercelli 220 euro e Pordenone 222 euro.
La denuncia
“Una tassa concepita per coprire i costi di raccolta e smaltimento – ha commentato il segretario confederale Santo Biondo – si è trasformata in un prelievo, sempre più gravoso, scollegato dal principio di equità fiscale e dai livelli reali di servizio offerti. In particolare – ha continuato Biondo – le forti differenze
tariffarie tra territori sono il risultato di scelte politiche sbagliate e di un sistema di gestione dei
rifiuti frammentato e diseguale”.
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