Cambiano gli equilibri geopolitici e cambia la finanza. Si chiama A7A5 ed è una criptovaluta, una stablecoin ancorata al rublo. È il perfetto esempio di come le potenze globali colpite da restrizioni internazionali facciano uso della tecnologia blockchain per mantenere il proprio potere economico.
Lanciata ufficialmente nel gennaio 2025, A7A5 è la chiave di un’infrastruttura finanziaria progettata per aggirare le sanzioni occidentali. Con un volume di transazioni che ha superato la soglia dei 100 miliardi di dollari nel suo primo anno di vita, A7A5 è la principale alternativa russa per il commercio transfrontaliero, fusa con le istituzioni bancarie sanzionate e con reti di influenza politica che si estendono dalla Federazione Russa all’Asia centrale e all’Europa orientale.
La nascita della moneta virtuale affonda le sue radici nella necessità strategica di Mosca di mitigare l’impatto dell’esclusione da alcuni circuiti finanziari globali, come lo Swift, all’indomani dell’invasione dell’Ucraina. Il progetto è stato sviluppato dalla società russa A7 LLC, fondata nell’ottobre 2024 con l’obiettivo dichiarato di facilitare i trasferimenti finanziari transfrontalieri per le imprese russe colpite dalle sanzioni occidentali. La struttura societaria è così composta: la maggioranza delle quote – il 51% – è detenuta da Ilan Shor, un oligarca moldavo condannato per frode bancaria e riciclaggio di denaro, soggetto a pesanti sanzioni da Regno Unito e Unione europea per il suo ruolo nel tentativo di destabilizzare le elezioni moldave a favore della Russia.
Il restante 49% appartiene a Promsvyazbank – PSB – istituto di credito statale russo che ha subito una trasformazione radicale nel 2018 per diventare la banca di riferimento per il settore della difesa e dell’industria bellica russa. Secondo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, il token è emesso da Old Vector LLC, una società con sede in Kirghizistan, paese che – un tempo parte del blocco sovietico – ha implementato nel 2022 una legislazione progressista sui Virtual Assets, stabilendo un quadro di licenze per i fornitori di servizi di asset virtuali che ha attirato miliardi di dollari in volumi di transazioni.
Così la cripto dello zar ha potuto presentarsi come un asset regolamentato sotto la supervisione statale kirghisa, in modo da apparire legale agli investitori e ai mercati non occidentali, in particolare in Medio Oriente, Nord Africa e nel Sud-est asiatico. Si tratta di una stablecoin collateralizzata da riserve fiat che mantiene una parità fissa di 1:1 con il rublo. «Questa stablecoin ha la caratteristica particolare di permettere lo scambio da rubli a dollari bypassando tutti i temi legati all’attuale situazione internazionale» spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain del Politecnico di Milano. «Questo mondo ha una caratteristica fondamentale: è tutto molto tracciabile e visibile, ma questo non è sufficiente dal momento che la tracciabilità non implica automaticamente che sia possibile fermare l’ecosistema quando c’è la necessità di farlo. Per arginare il fenomeno alcuni exchange, cioè coloro che operano gli scambi, hanno bloccato questa tipologia di stablecoin limitandone la diffusione, ma questo non limita davvero in modo efficace il sistema». Infatti le aziende russe che hanno i rubli li convertono in questo token, il token passa attraverso exchange decentralizzati e quei fondi vengono usati per interscambi con attori internazionali.
L’emissione e la circolazione dei token sono monitorate e avvengono principalmente sulla piattaforma blockchain Tron. Secondo i dati di Elliptic e Trm Labs, l’asset ha processato oltre 72 miliardi di dollari in volumi totali nel corso del 2025. Ma circa il 34% del volume di trading di A7A5 è il risultato di attività di wash trading: trasferimenti rapidi e circolari tra portafogli controllati dalla stessa entità. Sono cioè numeri artificialmente gonfiati. Non è solo una frode: stiamo parlando di una strategia deliberata per gonfiare la liquidità e costruire fiducia in un asset nuovo, rendendolo più attraente per i partner commerciali internazionali che richiedono stabilità e ampi volumi di mercato per i propri regolamenti. Le aziende detengono valore in A7A5 e lo scambiano con il dollaro digitale solo nel momento esatto del pagamento transfrontaliero.
Nonostante i volumi di transazioni elevati, sembra che in questa fase la domanda di A7A5 sia in stallo. Ci sono poco più di 42,5 miliardi di A7A5 in circolazione, per un valore in dollari USA di 547 milioni di dollari. Da notare però che «non si sono verificate emissioni importanti di nuove A7A5 dalla fine di luglio 2025» spiegano gli studiosi Elliptic, società di analisi blockchain. Allo stesso modo, i volumi delle transazioni sono scesi da un picco di oltre 1,5 miliardi di dollari al giorno a circa 500 milioni di dollari al giorno. «Questo calo di attività potrebbe essere legato – spiegano gli analisti – a delle sanzioni imposte da Stati Uniti, Regno Unito e Unione Europea. Nel novembre 2025 Uniswap, il principale exchange decentralizzato ha inserito A7A5 nella propria blacklist». In questo modo ha bloccato la possibilità di scambiare il token tramite la sua interfaccia web.
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