Un un momento di cauto ottimismo nel mercato dell’arte, mentre le grandi fiere rallentano e gallerie e artisti cercano strumenti di visibilità più selettivi (anche online), la proposta per il collezionismo di fascia alta sperimenta nuovi format “inclusivi”, andando a scovare il pubblico dei vip nei luoghi da loro più frequentati. Tra questi spicca St. Moritz, un brand globale di lusso e lifestyle, meta anche di gallerie e case d’asta internazionali, con un’offerta ad alto tasso di discrezione e servizi personalizzati che tanto piacciono al jet set. Proprio in questo contesto si inserisce l’appena inaugurato progetto Der Pavilion, la nuova piattaforma culturale ideata da Giorgio Pace, già cofondatore di Nomad, il format itinerante che ha ridefinito il concetto di fiera d’arte portandola in luoghi inconsueti – da Capri a Montecarlo – ma perfettamente allineati con il collezionismo vip.
Der Pavilion ha debuttato in questi giorni con Singular Voices, il capitolo inaugurale ospitato negli spazi di un grand hotel nel pieno centro di St. Moritz ancora in fase di ristrutturazione, l’Eden. Definirla una fiera d’arte, sia pure intima ed esclusiva, sarebbe riduttivo. Piuttosto, come ama sottolineare Pace, si tratta di un ecosistema culturale a lungo termine, pensato per vivere tutto l’anno e per evolversi nel tempo fino alla realizzazione di un vero e proprio padiglione permanente. «È la naturale evoluzione di ciò che ho costruito negli ultimi 15 anni – afferma Pace – perché St. Moritz ha bisogno di ampliare la propria offerta artistica andando oltre la stagione invernale. Non è un appuntamento isolato, ma un movimento che cresce e ritorna, mettendo in dialogo arte, design e vita in montagna».
Dopo l’esperienza di Nomad – lasciata nel giugno scorso –. Pace è tornato a interrogare il formato espositivo, superando il modello classico, mettendo a disposizione spazi inusuali, in questo caso camere di hotel (bagni compresi) trasformate in stand. La kermesse si estenderà su quattro settimane, ispirate al tempo lungo delle residenze d’artista: una scelta che consente un rapporto più profondo con le opere, appuntamenti riservati con i collezionisti e una visibilità più distesa per gallerie e artisti.
Inutile dire che in un mercato in cui l’alto è sempre più prudente, questo tempo dilatato diventa anche un’opportunità concreta di vendita. Le gallerie top trovano qui uno spazio esclusivo per presentare mostre personali e collettive, come accade in questa prima edizione che riunisce nomi prestigiosi come Gio Ponti, Andrea Branzi, Vanessa Beecroft e Wael Shawky. L’altro aspetto innovativo riguarda l’ampia trasversalità dell’offerta: non solo arti visive e design ma artigianato di lusso, gioielleria contemporanea, gastronomia (in programma un evento artistico legato al cioccolato), spettacoli e appuntamenti che si diffonderanno nella città. Dal teatro privato nello storico Badrutt’s Palace Hotel, che ospiterà uno spettacolo lirico, a una mostra dedicata a fiori e giardini realizzata con artigiani e orticoltori dell’Engadina, il progetto si intreccerà con il territorio oltre che con i suoi frequentatori.
«La città merita una piattaforma che valorizzi il senso di appartenenza all’ambiente che la ospita, in dialogo con il paesaggio ma aperta al mondo – spiega Pace – È un modo per mettere in contatto artisti, gallerie e comunità locale». Nei prossimi anni, il progetto prenderà forma anche architettonica, con la costruzione di un padiglione permanente a St. Moritz, destinato a ospitare mostre e fiere che potranno spaziare dall’arte al design, fino a territori apparentemente lontani ma affini per cultura materiale, come il cioccolato svizzero.
La mostra appena inaugurata all’hotel Eden sembra cavalcare perfettamente l’onda di un mercato dell’arte in ripresa ma anche in frenata per quanto riguarda i valori alti e anche l’arte ultra contemporanea, a vantaggio dei più rassicuranti artisti del XX secolo. Un trend, questo, che viene ben fotografato dall’ultima ricerca di Matis, società che si occupa di coinvestimenti nell’arte contemporanea: «L’arte continua ad attrarre investitori e collezionisti per la sua dimensione tangibile e internazionale e per la sua capacità di preservare il valore del capitale, anche in fasi tensione dei mercati; tuttavia i prezzi e la liquidità sono in calo e i collezionisti si mostrano più cauti di fronte a un segmento, quello delle nuovissime frontiere dell’arte, considerato instabile e spesso scollegato dalla qualità intrinseca delle opere».
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