Cedolone alto oggi, rimpianti domani. Sfogliando la carta stampata così come le pagine web dei portali di informazione finanziaria capita sovente di imbattersi in pubblicità con imperdibili offerte di bond rivolti ai piccoli risparmiatori italiani in cui campeggiano a caratteri cubitali le parole “tasso fiss” con rendimenti che superano il 7%. Difficile non farsi tentare, soprattutto in questa fase in cui i tassi di interesse in Europa si sono dimezzati rispetto a due anni fa. Meglio però armarsi di calcolatrice oppure affidarsi a un esperto prima di cedere alla tentazione di prodotti che spesso presentano una struttura complessa e scadenze pluridecennali che rischiano di tenere intrappolati i risparmi molto a lungo. In questo primo scorcio di 2026 sul MOT – acronimo di Mercato Telematico delle obbligazioni, il segmento di Borsa Italiana dove vengono negoziate le obbligazioni dedicate al pubblico retail – si sono già succedute diverse emissioni “callable”, ossia con opzione di rimborso anticipato, che danno all’emittente il diritto di rimborsare il capitale prima della scadenza. A gennaio Unicredit, Goldman Sachs e Société Générale hanno quotato proposte differenti tra di loro che ricalcano sostanzialmente il medesimo spartito: un rendimento proposto come molto allettante accompagnato da potenziali trappole difficili da decifrare per un investitore non professionale.
L’ultima in ordine di tempo è quella della francese SocGen, bond della durata di 12 anni, con rendimento lordo del 7,5% per anno. La cedola è fissa per il primo anno, poi per 11 anni diventa il 7,5% annuo solo per i giorni in cui l’Euribor a 3 mesi resta sotto il 2,5%. Se, ad esempio, l’Euribor scavalla il 2,5% dal terzo anno in avanti, il risparmiatore incasserebbe 7,5% per due anni, poi cedole a zero fino a scadenza. Oltre al danno di non incassare più niente fino al 2038, il rischio è quello di ritrovarsi incastrati in un titolo diventato uno “zero coupon”,il cui prezzo crollerebbe ben sotto quello di acquisto. Ben più in là nel tempo (2051) la scadenza dell’obbligazione Unicredit che prevede un tasso fisso del 7,25% annuo lordo. «Un super rendimento ideale per il risparmiatore medio italiano, ben noto per la sua ottima educazione finanziaria», ironizza Costantino Forgione, consulente finanziario indipendente e autore del libro Investire senza trappole, che indica il rendimento annuo promesso come un vero e proprio specchietto per allodole. I tratti distintivi dell’obbligazione sono due: “cumulative” e “callable”. Il primo aspetto spiega che il rendimento del 7,25% annuo non verrà pagato annualmente, ma tutto insieme alla scadenza o all’eventuale “call” da parte dell’emittente. Non essendoci la capitalizzazione composta, dopo 25 anni il cedolone finale sarà del 181,25%, apparentemente un bel gruzzolo, ma equivalente a un rendimento annuo lordo del 4,22% (3,46% netto), ben lontano dal 7,25% pubblicizzato. «Se proprio si volesse investire su scadenze così lunghe – argomenta Forgione – il Btp con scadenza analoga (settembre 2051) rende il 4,18% lordo e 3,66% netto, è più liquido, ha una duration inferiore e, con un prezzo di 61,5, offre una buona convessità positiva».
C’è poi da fare i conti con l’opzione Call in mano all’emittente. Qualora i rendimenti calassero – ossia lo scenario favorevole al risparmiatore – Unicredit eserciterebbe la call e qualora lo facesse alla prima data disponibile (dopo 3 anni), il rendimento annuo sarebbe del 5,1% netto ma con l’investitore impossibilitato a beneficiare della risalita del prezzo del titolo, come accadrebbe invece investendo sul Btp; dovrebbe inoltre reinvestire a rendimenti più bassi per i successivi 22 anni. Se invece i rendimenti salissero il titolo non verrebbe richiamato e «chi lo ha comprato resterebbe incastrato fino al 2051 in un investimento in perdita, con duration elevatissima e perdite sul prezzo potenzialmente rilevanti», taglia corto Forgione. Da considerare anche l’aspetto fiscale: le plusvalenze in conto capitale del Btp acquistato a 61,5 possono compensare minusvalenze fiscali (al 48,08%), mentre l’obbligazione Unicredit non genera plusvalenze per la Call alla pari.
L’emissione Goldman Sachs si basa invece su una cedola fissa decrescente callable: 7,5% i primi due anni, poi a scendere fino a solo il 2% gli ultimi 5 anni. Il rendimento effettivo a scadenza (2041) è del 2,62% netto. Anche in questo caso il confronto con un Btp di durata simile (Btp marzo 2041) premia il titolo di stato tricolore che rende il 3,45% netto.
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