Nata selvaggia e alimentata dal furto di dati e contenuti, l’IA inizia a mostrare il suo volto istituzionale e monopolista. E lo fa attraverso Amazon, che secondo è quanto rivelato da The Information, sta discutendo con vari editori per lanciare un marketplace sotto l’ombrello di AWS (Amazon web service), progettato per vendere gli archivi delle proprie testate direttamente agli sviluppatori di IA.
La mossa segue a ruota l’annuncio del Publisher Content Marketplace di Microsoft, segnando l’inizio di una nuova era nella filiera della conoscenza digitale. Fino a ieri, Amazon dominava l’infrastruttura dell’IA fornendo i chip come Nvidia e Trainium e la potenza di calcolo. Infatti Amazon acquista migliaia di questi chip, li installa nei suoi enormi Data center li affitta agli sviluppatori, che pagano a consumo. Con questo business, il colosso di Seattle chiude il cerchio, prendendo il controllo del terzo pilastro fondamentale, cioè il contenuto umano. Da mero prodotto intellettuale il giornalismo diventa materia prima certificata da vendere per alimentare la macchina. Gli editori potranno caricare i propri dati su una piattaforma standardizzata e Amazon fungerà da intermediario per garantire che i modelli di IA siano addestrati su dati legali, accurati e di alta qualità.
Per gli editori questo potrebbe offrire una scialuppa di salvataggio finanziaria in un momento di crisi dei ricavi pubblicitari. Ma il rischio dietro l’angolo è la totale cannibalizzazione: vendendo i propri dati, gli editori addestrano i sistemi che domani potrebbero sostituire i loro siti web, fornendo risposte dirette agli utenti e azzerando i clic. E se da un lato il marketplace di Amazon potrebbe aiutare gli editori piccoli a unirsi per avere forza contrattuale, dall’altro c’è il rischio che i contenuti non inclusi in questi accordi diventino invisibili per l’intelligenza artificiale, scomparendo di fatto dalla memoria collettiva digitale.
Per l’industria dell’IA si alza l’asticella della qualità, ma anche del costo. Le grandi aziende potranno permettersi i dati Premium, mentre le piccole startup potrebbero trovarsi tagliate fuori da un mercato sempre più regolamentato e oneroso. Il passaggio dalla vendita di strumenti (software e server) al controllo dei contenuti – il sapere umano – è un cambio di paradigma. Il successo di un prodotto di IA non dipenderà più solo dalla raffinatezza del suo algoritmo, ma dalla qualità e legalità della sua dieta informativa. Amazon e Microsoft si pongono come i nuovi demiurghi della conoscenza: non creano informazione, ma stabiliscono il prezzo a cui essa deve essere venduta per alimentare i cervelli del futuro. Resta da capire se le briciole economiche che torneranno alle redazioni saranno sufficienti a mantenere in vita l’industria che produce l’unica cosa di cui l’IA non può fare a meno, la creatività umana.
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