Il Gruppo Mondadori, guidato da Antonio Porro archivia un 2025 di tenuta, dove a fare notizia non è tanto lo scostamento dai target di crescita, quanto la capacità di proteggere i margini in un finale d’anno più ripido del previsto. Il preconsuntivo si chiude con ricavi per 931,5 milioni di euro, un soffio sotto l’esercizio precedente (-0,3%), mancando quella progressione low-single digit che era nelle corde della vigilia. A frenare la corsa sono stati due fattori esogeni: «un trend di contrazione registrato dal mercato del libro a dicembre, il mese più rilevante dell’anno (-2,7%) e all’andamento del tasso di cambio euro/dollaro, i cui impatti sono risultati più negativi rispetto a quanto stimato all’inizio dell’esercizio», spiegano in nota.
Eppure, sotto la copertina, il motore di Segrate gira con efficienza. L’Ebitda (il margine operativo lordo) cresce dello 0,4% a 158,2 milioni, con una marginalità del 17%. È il segnale che la struttura ha retto all’urto dei ricavi piatti, generando una cassa ordinaria di 65 milioni.
La vera partita si sposta ora sul 2026. La nuova guidance conferma la volontà di tornare a crescere, ma con una strategia d’investimento precisa. Mondadori ha deciso di limare leggermente le previsioni di cash flow (ora tra 65 e 70 milioni) per iniettare risorse straordinarie nell’area Libri Education. Non solo una spesa, ma una vera e propria mossa tattica: investire sulla scuola significa garantirsi una rendita di posizione in un segmento meno volatile della narrativa da libreria.
Per il mercato, il messaggio è di continuità assoluta. La politica dei dividendi non cambia, confermando un dividend yield dell’8% che rende il titolo una delle mete preferite dai cacciatori di cedole. Il piano di remunerazione prevede di distribuire il maggiore tra il 50% del cash flow ordinario per azione e il dividendo dell’anno precedente incrementato del 10%.
Parallelamente, il gruppo ha avviato un piano pluriennale di ottimizzazione strutturale. L’obiettivo è chiaro: rendere l’efficienza operativa una costante e non una reazione alle crisi. Mondadori sta cercando di trasformare la propria scalabilità editoriale in una macchina capace di neutralizzare le oscillazioni dei mercati internazionali, puntando su una crescita profittevole che passi, inevitabilmente, dalla solidità dei contenuti educativi.
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