Gli algoritmi “non possono amplificare o coprire i crimini compiuti attraverso la diffusione di materiale pedopornografico su X, Meta e Tik Tok”. Di questo avviso il governo spagnolo di Pedro Sanchez. La Spagna ha avviato un’indagine su X, Meta e TikTok per presunta diffusione di materiale pedopornografico generato dall’intelligenza artificiale. La mossa è la prima di un pacchetto regolatorio sui social media presentato da Sanchez durante un vertice governativo a Dubai all’inizio di febbraio. Nello stesso giorno oggi la Commissione irlandese per la protezione dei dati personali ha avviato un’indagine su Grok, il chatbot di X e sulla sua capacità – molto discussa nei mesi scorsi – di spogliare le immagini e crearne versioni sessualizzate, anche di bambini. In Spagna secondo un rapporto di Save the Children un minore su 5 ha riferito di essere stato denudato virtualmente tramite un’intelligenza artificiale. E la maggioranza sono ragazze.
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“Queste piattaforme stanno minando la salute mentale, la dignità e i diritti dei nostri figli”, ha scritto Sanchez su X. “Lo Stato non può permetterlo. L’impunità di questi giganti deve finire”.
La Spagna non è l’unico Paese a reprimere le piattaforme di social media. Altri governi hanno avviato indagini , imposto divieti e richiesto misure di salvaguardia, nell’ambito di una sempre più ampia iniziativa globale per contrastare il materiale illegale. La Commissione europea infatti sta indagando su Meta, Tik Tok e Grok per una possibile violazione del Digital Service Act e Francia, Brasile e Canada hanno denunciato il chatbot di Musk per distribuzione di contenuti illegali. Di un paio di settimane fa è poi la notizia della proposta di Sanchez di vietare l’accesso ai social media ai minori di 16 anni e lo stesso ha proposto la Gran Bretagna qualche giorno fa.
L’anno scorso, la Internet Watch Foundation, con sede in Gran Bretagna, ha segnalato 3.440 video di abusi sessuali su minori realizzati tramite intelligenza artificiale, rispetto ai soli 13 del 20, come riferito da Reuters.
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