Shein crea dipendenza dallo shopping?
L’unione europea ha avviato un’ indagine su Shein e sulla sua piattaforma, in particolare sul suo design e su alcune precise caratteristiche che potrebbero creare una forma di dipendenza dall’acquisto compulsivo. Già da tempo il colosso cinese ha attriti con i Paesi dell’Unione: la Francia a novembre aveva segnalato alla Commissione europea che sul popolare e-commerce venivano vendute bambole sessuali con sembianze infantili, pratica che al momento è stata interrotta. Il problema adesso è l’algoritmo: magnetico e accattivante, con un aggressivo sistema di raccomandazioni e punti premi a ricompensare una mole costante e crescente di acquisti. Uno scrolling infinito di prodotti su prodotti: è la magia della potenza algoritmica che si nasconde dietro le maggiori piattaforme cinesi. E ora il sistema passa al vaglio del regolatore europeo.
“Il Digital Services Act garantisce la sicurezza degli acquirenti, tutela il loro benessere e fornisce loro informazioni sugli algoritmi con cui interagiscono. Valuteremo se Shein sta rispettando queste regole e le sue responsabilità”, ha dichiarato Henna Virkkunen, responsabile della tecnologia dell’UE, in una nota, come riferisce Reuters.
Già l’anno precedente la piattaforma Temu era finita nel mirino con l’accusa di non aver valutato in modo adeguato i rischi legati alla vendita di prodotti illegali, in possibile violazione del Digital Services Act. Una decisione finale da parte di Bruxelles è attesa nel corso di quest’anno. Parallelamente proseguono altri accertamenti europei, che riguardano anche elementi di design ritenuti potenzialmente capaci di indurre dipendenza e il livello di trasparenza dei sistemi di raccomandazione.
In caso di infrazione al DSA, le società possono essere sanzionate con multe fino al 6% del fatturato annuo globale.
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