Il fondatore e amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, oggi sarà interrogato da un tribunale statunitense a proposito degli effetti di Instagram sulla salute mentale dei giovani. L’audizione è la prima di un processo storico, che ha l’obiettivo di stabilire se i social media possano creare dipendenza tra i minori.
Zuckerberg aveva già testimoniato su questi temi davanti al Congresso, ma in questo caso la posta in gioco è più alta: il processo con giuria si svolge a Los Angeles e, in caso di condanna, Meta potrebbe essere chiamata a pagare risarcimenti. Un verdetto sfavorevole rischierebbe inoltre di indebolire la tradizionale linea difensiva delle Big Tech contro le accuse di aver causato danni agli utenti.
La causa si inserisce in un movimento di reazione internazionale verso le piattaforme social per il loro possibile impatto sulla salute mentale dei minori. Paesi come Australia e Spagna hanno introdotto divieti di accesso ai social per gli under 16, mentre negli Stati Uniti lo Stato della Florida ha vietato alle aziende di consentire l’iscrizione agli under 14 e la norma viene duramente contestata dalle Big Tech.
Leggi anche:
- Shopping-mania: Shein accusata di creare dipendenza nei consumatori
- Tranelli da social, gli influencer si fanno insultare per chiedere i danni
Il caso specifico riguarda una donna californiana che sostiene di aver iniziato a usare Instagram e YouTube quando era bambina. Secondo l’accusa, le aziende avrebbero cercato di massimizzare i profitti incentivando l’uso delle piattaforme da parte dei minori pur conoscendone i possibili effetti negativi. La donna afferma che le app hanno aggravato la sua depressione e i pensieri suicidi e chiede che le società siano ritenute responsabili.
L’interrogatorio di Zuckerberg si baserà sui documenti interni svelati nel 2021, i cosiddetti Facebook Files. Tali documenti provano che Meta fosse consapevole che Instagram potesse avere effetti tossici sull’immagine corporea delle adolescenti, ma che avesse scelto di non modificare radicalmente le funzioni per non perdere il coinvolgimento – engagement – degli utenti. D’altra parte Meta e Google sostengono che la letteratura medica non sia unanime e che la correlazione tra social e depressione non implichi necessariamente un nesso di causalità.
Il verdetto di questo caso a Los Angeles farà da precedente per le migliaia di altre cause pendenti. Se la giuria dovesse dare ragione alla donna californiana, si aprirebbe la strada a una class action globale che potrebbe costringere Meta, Google, ByteDance ( casa madre di TikTok) a cambiare il funzionamento dei propri algoritmi per i minori di 18 anni. Durante il processo, Zuckerberg dovrebbe essere interrogato anche sugli studi interni di Meta e sulle discussioni aziendali relative all’impatto di Instagram sugli utenti più giovani.
© Riproduzione riservata