Dati macro, previsioni Fed… ma negli Usa c’è un termometro che più di ogni altro misura la salute economica: Las Vegas. E se il banco piange, sono guai. Anche per questo, non sta passando inosservato il calo dei visitatori nella città del gioco, il più marcato dal 1970, escluso il periodo della pandemia. Un alert che gli esperti collegano con l’incertezza economica. I dati negli Stati Uniti all’inizio del 2026 evidenziano una fase di rallentamento e di stanchezza, con vendite al dettaglio che si sono stabilizzate a febbraio, segnalando la fine del boom post pandemico. Nonostante un leggero miglioramento della fiducia, l’inflazione persistente e l’alto indebitamento stanno condizionando le abitudini di spesa.
Il Trend
Un trend che potrebbe acuirsi nonostante un 2025 resiliente. Va però considerato che l’uso del credito continua a sostenere i consumi, in particolare tra i giovani. L’utilizzo dei servizi “Buy Now, Pay Later” ha visto un aumento significativo, con un 25% dei “bridge millennials” che ne ha fatto uso a dicembre. Non a caso si prevede che la crescita delle vendite al dettaglio rallenti al 3,5% nel 2026 (rispetto al 4% stimato nel 2025). L’indebolimento dei consumatori americani si sta manifestando a singhiozzo e in particolare su alcune voci di spesa come quella che riguarda i voli aerei: i viaggiatori con redditi più alti continuano a prenotare, mentre le famiglie che risentono della crisi “restano a terra”.
L’inflazione
L’inflazione e l’incertezza stanno spingendo i turisti a saltare i viaggi, accorciare i soggiorni o ridurre le tariffe. E lesocietà hanno ridotto i voli. I dati mostrano poi che le compagnie aeree statunitensi hanno circa il 7% di posti in meno programmati per Las Vegas nel primo trimestre 2026 rispetto all’anno precedente. Il traffico internazionale mostra un andamento simile, in particolare dal Canada. Le principali compagnie aeree canadesi hanno ridotto la capacità di circa il 30% nel trimestre.
Tempo libero
Poiché il 10% dei redditi più alti guida la spesa dei consumatori, gli economisti avvertono che i rischi di recessione potrebbero aumentare se la spesa dei ricchi dovesse improvvisamente raffreddarsi.
In nessun luogo questo gap è più netto che a Las Vegas, una città alimentata dalla spesa per il tempo libero. Secondo la Las Vegas Convention and Visitors Authority, nel 2025 la città del gioco ha registrato circa 3,1 milioni di visitatori in meno, un calo del 7,5% che segna anche il calo più netto dal 1970. Le convention di lavoro reggono; ma il punto debole è il tempo libero, linfa vitale della città. Una fotografia aggravata anche dalla situazione locale: i prezzi elevati e alcune tasse cittadine. Inoltre, gli stipendi di Las Vegas restano al di sotto della media nazionale, mentre l’inflazione e la disoccupazione locali sono più elevate.
Il test di primavera
Gli economisti prevedono che il prossimo test arriverà questa primavera, quando le famiglie prenoteranno i loro viaggi estivi. Un primo indicatore sarà il traffico drive-in proveniente dalla California meridionale, un mercato chiave. I dati più recenti sull’inflazione Usa, relativi a dicembre 2025, indicano un incremento annuo del 2,9%, con l’inflazione core al 3,2%, su livelli dunque sensibilmente superiori al 2% indicato dagli economisti come ritmo “normale” per una crescita sana dell’economia.
America First
D’altra parte le scelte “America first” impazzano e hanno conseguenze. Yosemite, Yellowstone e il Grand Canyon sono tra le mete più ambite, ma dal 2026 per visitarli gli stranieri dovranno pagare molto di più. Lo scopo della misura, ha spiegato il dipartimento dell’Interno, è mettere al primo posto le famiglie americane. Il segretario all’Interno degli Stati Uniti, Doug Burgum, ha detto che l’obiettivo è rendere i parchi nazionali più accessibili per gli americani, e al tempo stesso fare in modo che i turisti internazionali «contribuiscano equamente» alla loro tutela.
I parchi divertimento
Un alert arriva anche da un altro specchietto dei consumi leggeri: la Walt Disney Company ha avvertito infatti nell’ultimo bilancio che la flessione dei flussi internazionali avrà un impatto negativo sulla crescita a breve termine della divisione Experiences. Nonostante l’aumento della spesa pro capite dei visitatori e ricavi complessivi per 26 miliardi di dollari, il gruppo ha segnalato un impatto negativo derivante dalla flessione del turismo internazionale. Nell’ultimo anno, i visitatori stranieri negli Stati Uniti sono diminuiti del 6%, una tendenza alimentata dalle tensioni tra l’amministrazione Trump e partner chiave Messico e Canada. Di conseguenza, la società prevede per il trimestre in corso solo una crescita modesta per il business delle esperienze.
La divisione Experiences, che include parchi, crociere e merchandising, rimane per ora il cuore pulsante della redditività aziendale, ma per bilanciare il rallentamento dei flussi internazionali Disney punta sulla seconda metà dell’anno, quando il lancio della nuova nave da crociera Disney Adventure a Singapore dovrebbe fornire nuovo slancio al comparto.
Aspettative
Analisti e operatori concordano nel ritenere che la debolezza della domanda internazionale e leisure potrebbe protrarsi anche nel breve periodo. Tuttavia, il 2026 si apre con aspettative più favorevoli, grazie a un calendario di grandi eventi già confermati, tra cui ConExpo-Con/Agg, WrestleMania 42, il Gran Premio di Formula 1 di Las Vegas e l’Ufc International Fight Week. Basteranno a invertire il trend?
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