Momento di ripensamenti per la multinazionale Unilever, l’azienda produttrice del sapone Dove, del Cif e del cornetto Algida. La società è in piena fase di riassetto del proprio business. Il motivo è che i prodotti alimentari e per la cura della casa vendono meno dei prodotti di bellezza. I consumatori, fiaccati dall’inflazione e dal caro vita seguiti al conflitto russo-ucraino, e in attesa di capire le conseguenze dell’apertura del nuovo fronte mediorientale da parte di Usa e Israele contro l’Iran, preferiscono le marche del supermercato, mentre gli investimenti nel settore delle alternative vegane alla carne non hanno ripagato. La crescente diffusione dei farmaci dimagranti come Ozempic e Mounjaro ha inciso pesantemente sui consumi, dal momento che bloccano il senso di fame delle persone. Per questo la società sta ripensando il proprio business, facendo – tra l’altro – investimenti in aziende che producono pillole per perdere i chili che i consumatori hanno accumulato anche ingurgitando i gelati e gli altri snack del colosso. Stando ad alcune indiscrezioni di Bloomberg, in questo periodo la società sta affrontando le fasi iniziali dello scorporo delle sue attività alimentari e, secondo il Financial Times, Kraft Heinz e Unilever da mesi hanno portato avanti colloqui – ora conclusi – per una megafusione dei loro marchi alimentari che unirebbe il ketchup Heinz e la maionese Hellmann’s. Unilever ha confermato di aver ricevuto un’offerta in entrata per la sua attività alimentare e sta discutendo con la società statunitense McCormick & Company.

L’iniziativa si inserisce nel tentativo delle big del settore alimentare di riposizionarsi in un mercato che è stato inondato dalle molecole per bloccare la fame e perdere peso. Nel 2025 le vendite di Unilever sono cresciute del 3,5% a livello globale, leggermente sotto le attese del mercato che si attestavano al 3,7%, con Alimentari al +2,5% e Cura della casa al +2,6%, in difficoltà rispetto a Bellezza e benessere che crescono del 4,3% e Cura personale del 4,7%.
Il fatturato 2025 è pari a 50,5 miliardi di euro, il margine operativo netto è pari al 17,9% in aumento di 110 punti base rispetto al 2024. L’utile operativo nel 2025 è pari a 9 miliardi. Per il 2026 il gruppo prevede una crescita a tra il 4% e il 6%, un ulteriore leggero aumento della redditività, investimenti un po’ più alti con le spese in conto capitale oltre il 3% del fatturato.
«Il Nord America è stato il principale contributore, con una crescita organica del 5,3%, sostenuta da Bellezza e benessere e cura personale, compensando la debolezza dei volumi in America Latina (-5,1%). La regione Asia-Pacifico è stata la seconda per performance, con una crescita del 4,6%, grazie al ritorno alla crescita in Indonesia e al miglioramento del mercato cinese dalla seconda metà del 2025. L’Europa è risultata l’area più debole, con una crescita dell’1,5%, penalizzata dal calo del segmento Alimentare, pur con una performance superiore al mercato» scrivono gli analisti di AlphaValue. Cif e Domestos – i marchi più noti del comparto pulizia della casa e igiene – hanno fatto crescere il segmento a un ritmo medio ma il settore nel complesso è andato peggio (+2,6).
Le crepe nel comparto alimentare di Unilever cominciavano a vedersi già diversi mesi fa, quando la multinazionale ha completato la separazione della sua divisione Gelati in una nuova società quotata, The Magnum Ice Cream Company che ha in pancia Magnum, Ben & Jerry’s, Cornetto, Wall’s e altri gelati confezionati. La scissione è stata formalizzata nel dicembre 2025, con Unilever che ha mantenuto una quota residua intorno al 19,9%, da dismettere progressivamente nei cinque anni successivi. Ora Unilever starebbe valutando – ancora in via preliminare – se separare la divisione alimentare dal resto del gruppo, con la missione di rendere l’azienda più semplice da gestire e più focalizzata su bellezza, cura personale e benessere. Per questo, il gruppo sta esaminando diverse opzioni: da un taglio quasi completo del business alimentare a una struttura più conservativa che mantenga solo i marchi principali – come Hellmann’s e Knorr – e scorpori gli altri. Qualsiasi decisione formale non arriverà prima del 2027. Il valore stimato da Jefferies per l’attività alimentare di Unilever è circa 37 miliardi.
Da ricordare, sul fronte dell’impatto dei farmaci dimagranti, che gli analisti di Berenberg a inizio marzo hanno ritenuto che Unilever non subirà «nessun impatto significativo» su gran parte delle vendite a causa del dilagare delle siringhe di Ozempic, Wegovy e simili. Anzi, gli analisti hanno osservato che solo il 26% dei prodotti del colosso dei beni di consumo – tra cui salse, brodi e snack – è esposto a questo cambiamento. Questo spiega anche il motivo per cui Unilever, come anche altri giganti del settore, abbia cominciato a investire in pillole che bloccano la fame, come testimoniato da un’inchiesta di The Investigative Desk. La società attraverso la sua venture capital – Unilever Ventures – è tra i proprietari del brand lanciato dalla star televisiva statunitense Kourtney Kardashian. Il brand si chiama Lemme e produce l’ integratore Glp-1 Daily, definito come «Ozempic naturale» dal momento che la sua funzione è ridurre il senso della fame.
Per quanto riguarda l’andamento del titolo in Borsa, da febbraio il titolo è sceso del 17%. «Dopo aver raggiunto il suo massimo storico nel febbraio di quest’anno, ha subito una rapida correzione in scia alle tensioni internazionali. Lunga fase laterale che persiste dal 2017 con supporti statici posti in due aree, rispettivamente a 61 e 57 dollari. Le discese sotto quest’ultimo vengono rapidamente ricomprate, segno della fiducia verso la multinazionale britannica. Inversione ribassista solo con chiusure al di sotto di 47 dollari» commenta il trader indipendente Alberto Cimini. Il titolo quindi ha una volatilità di breve termine per fattori esterni, ma riflette la fiducia di lungo periodo degli investitori. Tra i marchi che si raccolgono sotto al cappello di Unilever ce ne sono alcuni che conosciamo proprio tutti, come Calvè, Knorr, Maille, Hellmann’s e Marmite. Secondo Bloomberg .
Hellmann’s e Knorr oggi generano circa il 60% delle vendite alimentari di Unilever. Il ceo Fernando Fernandez ha indicato che, se venissero ceduti i marchi locali meno performanti, la quota di questi due giganti potrebbe salire al 70- 75%.
Negli ultimi anni sono state dismesse diverse attività, tra cui The Vegetarian Butcher , azienda di carne vegetale acquisita nel 2018. C’è stato un periodo in cui l’ambizione di Unilever era quella di conquistare il mercato delle opzioni vegane: burger, salsicce, affettati vegetali. Ma i consumatori – inizialmente incuriositi dalla novità – si sono stufati molto presto. Esattamente un anno fa è stato annunciato l’ accordo che prevede il passaggio di The Vegetarian Butcher a Vivera, un produttore olandese di prodotti vegetali.
Eppure la multinazionale aveva in passato sostenuto lo sviluppo dell’azienda di carne vegana: nel 2023 aveva aperto un ristorante a Rotterdam e aveva avviato una collaborazione con Burger King e Subway, per penetrare nel segmento fast food.
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