“Obiettivi legittimi” così ieri le Guardie rivoluzionarie islamiche dell’Iran hanno definito 18 aziende tecnologiche statunitensi, tra cui le big con numerose attività in Medio Oriente Nvidia, Apple, Microsoft e Google e oggi – stando a quanto dichiarato dall’Iran – sono iniziati gli attacchi. L’avvertimento è stato affidato a un messaggio su Telegram tradotto da Google e rivolto ai dipendenti di queste aziende, al fine di avvertirli di lasciare immediatamente i luoghi di lavoro per salvarsi la vita.
“D’ora in poi, per ogni assassinio, verrà distrutta un’azienda americana”, si legge in un canale Telegram affiliato alle Guardie Rivoluzionarie. Tra le aziende elencate – come riporta CNBC – ci sono anche Cisco, HP, Intel, Oracle, IBM, DellPalantir, JP Morgan, TeslaGE, Spire Solutions, Boeing e G42. La minaccia non stupisce: fin dall’inizio del conflitto i data center sono stati un obiettivo strategico per fiaccare il nemico. La guerra che si combatte nel 2026 infatti prevede da ambo le parti armi ultratecnologiche, integrate con intelligenza artificiale e strumenti in mano alle principali aziende tecnologiche al mondo. Non a caso all’inizio di marzo sono stati colpiti i Data center di Amazon Web Services in Medio Oriente, che hanno causato numerose interruzioni ad app e servizi digitali.
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Il Medio Oriente negli ultimi anni è diventato un polo strategico per lo sviluppo delle infrastrutture necessarie per l’approvvigionamento della potenza di calcolo che fa girare i circuiti delle intelligenze artificiali, soprattutto grazie ai bassi costi energetici e alla ampia disponibilità di spazi desertici nella regione
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