A tre settimane dall’inizio del nuovo conflitto in Medio Oriente le conseguenze sui mercati energetici europei è tangibile. In Italia più che altrove. E il cambiamento si sta insinuando nelle case e nelle scelte quotidiane dei consumatori. Nel mercato energetico le tariffe a prezzo fisso sono passate da 17 a 13. Una riduzione del 24%.
Il costo medio delle offerte disponibili è infatti salito del 27% per l’energia elettrica e addirittura del 46% per il gas. Lo rivelano i numeri di Segugio.it, che indicano una tensione crescente e una progressiva ritirata degli operatori dal rischio di prezzi bloccati nel tempo. Il confronto con gli altri principali mercati europei restituisce un’immagine meno uniforme di quanto ci si potrebbe aspettare. Nei Paesi come Germania e Olanda, il sistema delle offerte a prezzo fisso appare, almeno per ora, più stabile. Qui i contratti vincolano il cliente per almeno un anno, spesso con penali in caso di uscita anticipata: una rigidità che, paradossalmente, offre maggiore prevedibilità ai fornitori.
Diverso il quadro in Francia e Spagna, dove, come del resto in Italia, i consumatori possono cambiare operatore senza costi. Eppure, proprio in questi mercati, l’offerta di tariffe fisse è rimasta sostanzialmente invariata. Un’anomalia a cui far caso, tanto che secondo i dati raccolti da Mavriq, che controlla i principali comparatori energetici europei, la nuova fase di volatilità colpisce i Paesi in modo diseguale. E tra tutti, l’Italia emerge come uno dei più vulnerabili.
La scomparsa di circa una tariffa fissa su quattro – contro una riduzione molto più contenuta, attorno a una su dieci negli altri Paesi – è il segnale più evidente. Quando i fornitori smettono di offrire prezzi bloccati, significa che il livello di incertezza sui mercati all’ingrosso è tale da rendere troppo rischioso qualsiasi impegno a lungo termine. Il gas, in particolare, è il punto critico. È qui che l’Italia paga il prezzo più alto, esposta più di altri alle fluttuazioni internazionali. La contrazione dell’offerta è un problema: ridurre il numero di tariffe disponibili significa restringere le possibilità di scelta per le famiglie, in un momento in cui la protezione dal rischio di prezzo diventa essenziale e proprio nel momento in cui i consumatori avrebbero bisogno di alternative il mercato ne offre meno.
E mentre in altri Paesi i meccanismi contrattuali o una maggiore stabilità del sistema riescono a contenere l’impatto, in Italia la combinazione di libertà di cambio, struttura del mercato e dipendenza energetica amplifica gli effetti della crisi. La fase attuale è tutt’altro che conclusa. Le tensioni geopolitiche continuano a influenzare i mercati energetici globali, e le offerte commerciali ne sono il riflesso più immediato. Per le famiglie italiane, il rischio non è solo pagare di più nel breve periodo, ma trovarsi in un contesto sempre più incerto, con meno strumenti per difendersi.
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