La tregua tra Usa e Iran, anche se temporanea, ha aperto nuove prospettive per le aziende che potrebbero essere impegnate nella ricostruzione in Medio Oriente, a cominciare da quelle italiane. Non a caso subito dopo l’annuncio le Borse hanno festeggiato, trascinate al rialzo dai titoli del cemento e delle costruzioni. A Piazza Affari il Ftse-Mib è risalito, avvicinandosi ai livelli precedenti l’inizio delle ostilità, annullando anche la frenata degli energetici dovuta al ribasso del prezzo del petrolio.
Sono state inoltre temporaneamente riassorbite le conseguenze della bocciatura che alcuni analisti, come Standard & Poor’s, avevano riservato all’Italia, rivedendo al ribasso le aspettative di crescita. Tra i titoli italiani che hanno beneficiato del nuovo scenario non ci sono solo i cementiferi, ma anche i bancari – che hanno approfittato del nuovo calo dello spread euro-dollaro – e alcuni energetici.
Buzzi Unicem
Mercoledì 8 aprile il titolo ha registrato un rialzo superiore all’8%, con una crescita di oltre 17% rispetto a un anno fa. La società ha sede a Casale Monferrato (Alessandria) e produce cemento, calcestruzzo e aggregati naturali. Opera in 13 Paesi e impiega circa 9 mila dipendenti, di cui 1.400 nei dieci stabilimenti italiani. Improntate alla cautela le più recenti analisi. Sempre l’8 aprile Citigroup ha confermato il giudizio «neutral» e ridotto a 50 euro il target price, mentre il 1° aprile Equita Sim aveva ribadito la raccomandazione «buy» e tagliato a 55 euro il prezzo obiettivo.
Enel
È uno dei principali operatori integrati globali nei settori dell’energia elettrica e del gas. La società, presieduta da Flavio Cattaneo, ha 61.600 dipendenti ed è controllata dallo Stato (il Mef detiene il 23,6% del capitale). A metà settimana il titolo veniva scambiato a circa 9,8 euro per azione, il 44% in più rispetto alla quotazione di un anno fa. Sono tutti nettamente positivi i più recenti giudizi degli analisti. Il 1° aprile JP Morgan aveva confermato la raccomandazione «overweight» (sovrappesare in portafoglio) e alzato il target price a 10,4 euro, mentre il 26 marzo Jefferies aveva ribadito il «buy» (comprare) e portato a 10,6 euro il prezzo obiettivo di 10 euro (risalente però al dicembre dello scorso anno).
Eni
Azienda globale dell’energia a elevato contenuto tecnologico, presente lungo tutta la catena del valore, Eni estende il proprio raggio d’azione fino ai mercati finali, commercializzando gas, energia elettrica e prodotti ai mercati locali e ai clienti retail e business, a cui offre anche servizi di efficienza energetica e mobilità sostenibile. Quotato, oltre che a Piazza Affari, anche a New York, mercoledì 8 aprile il titolo (che fa parte del paniere del Mib 30) veniva scambiato, a ridosso della chiusura, a 23,825 euro, in calo del 6,4% sulla quotazione della vigilia, in linea con l’intero comparto petrolifero in Italia e in Europa. Rispetto a un anno fa, tuttavia, presentava una performance positiva di oltre il 93%. Sono tutti improntati all’ottimismo i più recenti giudizi degli analisti. Mercoledì scorso 8 aprile sia Intesa Sanpaolo sia Banca Akros avevano confermato le rispettive valutazioni («neutral» e «buy») ritoccando però entrambe al rialzo il target price, indicato a 24,9 euro nel primo caso e a 26 euro nel secondo. In precedenza (2 aprile) si erano espresse Berenberg, JP Morgan, Citigroup e Jefferies. Tutte avevano ribadito i precedenti giudizi e alzato i prezzi obiettivo, nell’ordine a 22, 28, 24 e 30 euro.
Mps
La più antica banca italiana (è stata fondata nel 1472) è anche la più longeva al mondo. Il titolo, a una settimana esatta dall’assemblea e in piena bagarre per la presentazione delle liste, valeva mercoledì 8 aprile 7,829 euro, in crescita del 6,36% rispetto alla vigilia e del 31,8% rispetto a un anno fa. Sono tutte improntate all’ottimismo le più recenti valutazioni degli analisti. Il 12 marzo scorso Intesa Sanpaolo aveva confermato la raccomandazione «buy» e alzato il target price a 9,2 euro, mentre in precedenza (il 2 marzo) a esprimersi era stata Barclays, con la conferma di «equalweight» (pesare correttamente in portafoglio) e lo stesso obiettivo di prezzo di 9,2 euro. Tornando ancora più indietro nel tempo, troviamo il 19 febbraio la conferma di «outperform» (farà meglio del mercato) da parte di Kbw, con un prezzo obiettivo di 10,5 euro.
Banco Bpm
Terza banca italiana per dimensioni, con 1.400 sportelli e 19 mila dipendenti, è quotata a Piazza Affari. Il titolo mercoledì ha chiuso a 12,595 euro, in crescita del 4,35% rispetto alla vigilia e del 57,12% rispetto a un anno fa. Il prossimo giovedì 16 aprile la società terrà l’assemblea annuale dei soci per l’approvazione del bilancio 2025. In attesa, dal fronte degli analisti non arrivano particolari indicazioni. L’ultima a pronunciarsi è stata, venerdì 27 marzo, Goldman Sachs, che ha ridotto a «neutral» il giudizio generale e tagliato a 14,3 euro il target price. In precedenza (10 febbraio) si era pronunciata Intesa Sanpaolo, confermando il «buy» e aumentando a 14,5 euro l’obiettivo di prezzo, mentre il 6 febbraio Equita Sim lo aveva alzato a 15 euro, pur confermando il giudizio «hold» (mantenere in portafoglio).
Intesa Sanpaolo
Scatto ai massimi a oltre un mese per Intesa Sanpaolo che mercoledì ha chiuso in progresso di oltre il 5% portandosi sopra 5,6 euro, allontanando i minimi annui toccati il 20 marzo poco sotto i 5 euro. Tra gli analisti prevalgono le raccomandazioni d’acquisto sul titolo dell’istituto guidato da Carlo Messina con il 76,9% degli analisti dire buy, il 15,4% dice hold e il 7,7% è sell. Equita Sim indica un prezzo obiettivo di 7,3 euro, mentre Barclays pone l’asticella a 7 euro, così come gli analisti di Oddo. In vista dei conti del primo trimestre 2026 in arrivo il prossimo 6 maggio, Banca Akros stima che Intesa Sanpaolo riporti un utile netto trimestrale di 2.550 milioni di euro (sostanzialmente invariato su base annua).
Unicredit
In forte crescita a metà settimana anche le azioni di Unicredit, dal 2011 e fino al 2023 l’unica banca italiana ad essere inclusa dal Financial Board nella lista delle 30 istituzioni finanziarie più importanti a livello mondiale (la banca dispone di una vasta rete internazionale di uffici di rappresentanza e filiali). La società è quotata nell’indice Ftse-Mib della Borsa Italiana e nel Dax della Borsa di Francoforte. Il titolo mercoledì scorso a ridosso della chiusura valeva 66,95 euro, il 7,29% in più rispetto alla vigilia e con una performance del +56,98% sulla quotazione di un anno fa. Quanto ai giudizi degli analisti, mercoledì 8 aprile Intesa Sanpaolo aveva ribadito il precedente «neutral» e alzato a 74,7 euro il target price, mentre le precedenti valutazioni, risalenti al 16 febbraio e firmate da Goldman Sachs e Deutsche Bank, avevano confermato rispettivamente «neutral» e «buy», con obiettivi di prezzo di 97 e 77 euro. Il 12 febbraio, invece, si era pronunciata Citigroup, che aveva confermato il «buy» e migliorato il prezzo obiettivo, portandolo a 83,5 euro. Il 10 febbraio, infine, sia Citigroup sia Equita Sim avevano ribadito la raccomandazione «buy», indicando come obiettivo di prezzo rispettivamente 91,7 e 77 euro.
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