Il Made in Italy agroalimentare è molto più di un marchio di qualità da difendere. «Parliamo di un patrimonio economico, sociale e culturale senza eguali al mondo. Non è soltanto produzione agricola, ma un sistema complesso e integrato che tiene insieme territori, comunità, tradizioni e capacità di innovazione», sottolinea Dominga Cotarella (foto), presidente di Campagna Amica e Terranostra, realtà in prima linea nel sostegno a questa filiera di eccellenza tutta tricolore.
Il vostro è un punto d’osservazione privilegiato sul settore: perché siamo di fronte a un asset particolarmente strategico per il nostro Paese?
«Il Made in Italy agroalimentare è un modello che parte dalle campagne e arriva fino alle tavole dei consumatori, creando valore lungo tutta la filiera, dalla materia prima fino al prodotto finito. Parliamo di qualità, di biodiversità, di saperi tramandati ma anche di ricerca, tecnologia e sostenibilità. Difendere il Made in Italy significa tutelare non solo un comparto economico strategico, ma anche l’identità stessa del Paese, il suo modo di vivere, di alimentarsi e di relazionarsi con il territorio. È una responsabilità che riguarda tutti».
Che ruolo hanno Campagna Amica e Terranostra in questo sistema?
«Sono strumenti concreti attraverso cui Coldiretti rende tangibile il valore del Made in Italy. Sono modelli che avvicinano il mondo agricolo ai cittadini. I mercati contadini rappresentano la più grande rete di vendita diretta d’Europa e permettono ai consumatori di acquistare prodotti autentici, tracciabili e legati al territorio. Gli agriturismi, invece, raccontano un’Italia vera, fatta di accoglienza, cultura e cibo sano, dove il legame con la terra diventa esperienza. In entrambi i casi accorciamo la filiera, garantiamo un giusto reddito agli agricoltori e restituiamo fiducia ai cittadini consumatori, creando un rapporto diretto che è il vero valore aggiunto del nostro sistema».
Quanto è importante oggi il rapporto diretto tra produttore e consumatore?
«È centrale. In un contesto globale in cui spesso si perde il legame con l’origine del cibo, è un elemento fondamentale di trasparenza e sicurezza. Nei 1.200 mercati contadini di Campagna Amica il consumatore sa chi produce, come produce e dove. Questo rafforza la fiducia, valorizza il lavoro agricolo e crea una consapevolezza nuova rispetto a ciò che si porta in tavola. È anche uno strumento efficace per contrastare fenomeni distorsivi come le contraffazioni e l’omologazione dei prodotti, perché restituisce autenticità e identità al cibo».
Che valore ha l’approvazione della legge Caselli sui reati agroalimentari?
«È un passaggio storico, una riforma attesa da oltre dieci anni che segna una svolta decisiva nella tutela del Made in Italy agroalimentare, una filiera da 707 miliardi. Con questa legge viene finalmente aggiornato il codice penale, introducendo un capo specifico dedicato ai delitti contro il patrimonio agroalimentare, uno strumento fondamentale per contrastare in modo più efficace le frodi lungo tutta la filiera. L’introduzione del reato di agropirateria consente di colpire in maniera più incisiva le attività fraudolente organizzate e sistematiche, mentre il rafforzamento delle sanzioni su etichettatura, origine e uso improprio delle denominazioni rappresenta un deterrente concreto contro i comportamenti scorretti. La legge interviene inoltre a tutela delle produzioni di qualità, in particolare Dop e Igp, che rappresentano la punta di diamante del nostro sistema agroalimentare».
Sul fronte internazionale, però, quanto continua a pesare il problema dell’italian sounding?
«Molto. È un fenomeno che vale oltre 120 miliardi di euro e che sottrae mercato ai veri produttori italiani. Prodotti che richiamano nomi, colori e simboli italiani ma che italiani non sono, ingannano i consumatori e danneggiano le nostre imprese. È una battaglia che Coldiretti porta avanti da tempo e che richiede un impegno forte a livello europeo e internazionale».
Coldiretti e Campagna Amica ribadiscono anche la necessità di superare la norma dell’ultima trasformazione sostanziale contenuta nel codice doganale. Perché?
«Perché è una delle principali falle del sistema. Questa norma consente di etichettare come italiani prodotti che in realtà italiani non sono, semplicemente perché hanno subito una trasformazione finale nel nostro Paese. È un meccanismo che inganna il cittadino consumatore, crea confusione e favorisce pratiche scorrette. Serve chiarezza, un prodotto deve essere italiano solo se nasce in Italia».
La difesa del Made in Italy passa anche dalle mense pubbliche?
«Certo. Questo ambito incide direttamente sulla salute dei cittadini e, in particolare, delle nuove generazioni. Portare cibo a chilometro zero nelle mense scolastiche significa garantire qualità, freschezza e stagionalità, ma anche educare a un consumo consapevole, trasformando il pasto in un momento formativo. Coldiretti, insieme a Fondazione Campagna Amica, ha costruito negli ultimi anni un percorso strutturato per riportare al centro delle politiche pubbliche il valore del cibo nelle scuole, intese non solo come servizio, ma come leva educativa, sanitaria e territoriale. Un percorso avviato con il Manifesto di Udine per l’educazione alimentare nelle scuole e rafforzato attraverso accordi operativi con Anci, la Federazione italiana medici pediatri e il contributo scientifico della Fondazione Aletheia, con l’obiettivo di promuovere modelli alimentari sani fin dalla prima infanzia e contrastare la diffusione di cibi ultra-processati».
Che valore sociale ha questa scelta?
«Rafforza le economie locali, riduce l’impatto ambientale e consolida il legame tra cittadini e territorio, promuovendo al tempo stesso modelli alimentari più sani, in linea con la Dieta Mediterranea. In questa visione si inserisce anche la collaborazione con importanti strutture sanitarie, come il Policlinico Gemelli e l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per portare il cibo agricolo di qualità nei luoghi di cura. Un modello integrato che rafforza il ruolo delle mense pubbliche come spazi dove il cibo diventa strumento di educazione, salute e benessere, accompagnando cittadini e pazienti verso scelte alimentari più consapevoli».
Campagna Amica porta questa consapevolezza sui territori.
«È la più grande rete europea di vendita diretta degli agricoltori, con circa 1.200 mercati contadini e oltre 12mila agricoltori coinvolti, capace di generare un valore economico superiore ai 5 miliardi e di raggiungere fino a 30 milioni di consumatori. Una rete che non si limita ai mercati, ma si estende a migliaia di realtà tra aziende agricole, fattorie didattiche e ristorazione, integrando anche l’esperienza di Terranostra con oltre 2mila agriturismi, elemento centrale per lo sviluppo del turismo enogastronomico e delle economie locali. La forza di questo modello emerge anche nei grandi eventi, come dimostrato dal successo del “Ristorante d’Autore di Campagna Amica – La Casa della Cucina Italiana” al Vinitaly 2026, dove la cucina italiana ha incontrato agricoltori e filiere. Non esiste una grande cucina senza un’agricoltura forte e radicata nei territori».
Qual è la sfida principale per Campagna Amica in questo momento?
«La sfida è duplice: consolidare i risultati raggiunti e rafforzare l’innovazione per garantire competitività e reddito alle imprese agricole. In questo percorso si inserisce il valore dei 25 anni della legge sulla multifunzionalità, fortemente voluta da Coldiretti, che ha consentito alle aziende di integrare attività turistiche, didattiche e culturali, contribuendo in modo concreto alla crescita dell’agriturismo e alla valorizzazione dei territori. Un modello che, grazie a Campagna Amica e Terranostra, continua a generare sviluppo, occupazione e presidio delle aree rurali. In questo quadro diventa strategica la valorizzazione dell’agriturismo e delle sue declinazioni, come enoturismo, oleoturismo e birraturismo, strumenti fondamentali per promuovere le eccellenze locali e sostenere uno sviluppo diffuso e sostenibile, sempre più centrale nei modelli di consumo e nelle scelte dei cittadini».
© Riproduzione riservata