Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di salute metabolica, un tema al centro del dibattito scientifico e medico contemporaneo. La salute metabolica, infatti, riflette la capacità dell’organismo di mantenere equilibrio, energia e funzionalità nel tempo, influenzando profondamente qualità e aspettativa di vita.
Il metabolismo, quindi, non è solo questione di peso corporeo o glicemia, ma rappresenta un elemento chiave del nostro stato di salute generale e del modo in cui invecchiamo.
Ne parliamo con la professoressa Patrizia Rovere Querini, direttrice dell’Unità operativa di Medicina generale a indirizzoSalute metabolica e invecchiamento e del Centro di salute metabolica presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Oltre la bilancia: il vero equilibrio metabolico
Oggi, sappiamo che una persona può avere un peso apparentemente normale e presentare comunque importanti alterazioni metaboliche, così come individui in sovrappeso possono mantenere per anni un buon compenso interno. Per questo la medicina moderna si sta progressivamente allontanando da una valutazione puramente estetica del peso corporeo e si concentra sempre di più sul cosiddetto “fenotipo metabolico”, cioè sull’insieme delle caratteristiche biologiche che definiscono il reale stato di salute di ciascun individuo.
«Quando parliamo di salute metabolica facciamo riferimento a un equilibrio complesso che coinvolge glicemia, pressione arteriosa, profilo lipidico, funzionalità epatica, distribuzione del grasso corporeo, massa muscolare e stato infiammatorio – spiega la prof.ssa Rovere Querini -. Tutti questi elementi dialogano continuamente tra loro e, quando l’equilibrio si altera, il rischio non riguarda soltanto diabete o obesità, ma anche malattie cardiovascolari, steatosi epatica, fragilità e un peggioramento dell’invecchiamento biologico».
L’infiammazione silenziosa e la nuova prevenzione
Uno degli aspetti più importanti emersi dalla ricerca degli ultimi anni riguarda il ruolo dell’infiammazione cronica di basso grado: una condizione silenziosa e persistente, spesso associata a sedentarietà, sonno insufficiente, alimentazione squilibrata ed eccesso di tessuto adiposo disfunzionale. Questa infiammazione contribuisce a modificare il funzionamento di diversi organi e accelera molti processi legati all’invecchiamento.
«Per questo, oggi, si parla sempre più di medicina metabolica e prevenzione personalizzata – osserva la specialista -. Non basta più intervenire quando la malattia è già presente: la vera sfida è identificare precocemente le traiettorie di rischio e agire prima che il danno diventi evidente. L’obiettivo non è soltanto vivere più a lungo, ma vivere meglio, mantenendo autonomia, energia e qualità della vita».
Obesità, nuove terapie e qualità della vita
Anche il modo di interpretare l’obesità sta cambiando profondamente. Oggi, viene riconosciuta come una malattia cronica, complessa e multifattoriale, influenzata da genetica, ambiente, stress, sonno, assetto ormonale, microbiota e meccanismi neurobiologici.
«Ridurre tutto a una semplice questione di volontà o di estetica – aggiunge ̶ non solo è scientificamente scorretto, ma rischia di ritardare diagnosi e trattamenti adeguati.
In questo scenario, stanno emergendo nuove terapie farmacologiche molto promettenti, come gli agonisti recettoriali delle incretine, capaci di agire su fame, sazietà, metabolismo glucidico e infiammazione. Tuttavia, il farmaco, da solo, non rappresenta mai una soluzione completa. La salute metabolica richiede percorsi integrati che includano alimentazione sostenibile, attività fisica, qualità del sonno, salute mentale e continuità di cura».
La salute metabolica, inoltre, cambia nelle diverse fasi della vita: menopausa, invecchiamento, perdita di massa muscolare e cambiamenti ormonali rappresentano momenti delicati in cui il rischio metabolico può aumentare rapidamente.
«Parlare di salute metabolica significa quindi parlare di futuro e di prevenzione: non limitarsi a curare le malattie quando compaiono, ma aiutare le persone, giorno dopo giorno, a costruire un invecchiamento più sano e una migliore qualità della vita», conclude Rovere Querini.
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