Quando si parla di inflazione in Italia il dibattito pubblico punta quasi sempre il dito contro le bollette. È una reazione comprensibile, perché la spesa per luce e gas entra ogni mese nelle case degli italiani. Ma i numeri raccontano una storia diversa. Oggi la componente energetica continua a contribuire all’inflazione, ma il principale responsabile non è l’elettricità. Sono i carburanti.
Secondo le elaborazioni sui dati Ocse ed Eurostat, a maggio l’inflazione italiana si è attestata al 3,2%. La componente energetica pesa per circa un punto percentuale del totale, ma al suo interno quasi due terzi sono da ascrivere a benzina e diesel. Le bollette elettriche incidono invece per appena il 19%, mentre il restante 21% è legato a gas e altri combustibili. In altre parole, il principale fattore di pressione sui prezzi continua a trovarsi nei distributori e nei costi della mobilità più che nelle abitazioni. Questo dato aiuta a leggere in maniera più equilibrata anche il tema delle bollette, spesso descritte come una delle principali anomalie italiane. Il confronto europeo suggerisce infatti un quadro molto meno drammatico.
Se si guarda ai numeri nel loro insieme emerge una fotografia europea molto più articolata di quella che spesso viene raccontata. I dati Eurostat relativi al 2025 mostrano che una famiglia italiana con consumi domestici pari a 2 megawattora annui ha sostenuto una spesa media di 59 euro al mese, in lieve calo rispetto ai 60 euro del 2024. Si tratta di un valore sostanzialmente allineato alla media dell’Eurozona, pari a 57 euro mensili.
Il confronto con i principali partner europei è particolarmente significativo. La Germania continua a registrare le bollette più elevate tra le grandi economie continentali, con una spesa media di 73 euro al mese. Anche l’Irlanda (66 euro) e il Belgio (65) pagano di più. L’Italia paga quindi circa il 19% in meno rispetto alla prima economia europea, un differenziale che su base annua supera i 160 euro per famiglia. Non si tratta di un’anomalia temporanea ma il risultato di una struttura energetica che, dopo l’uscita dal nucleare, dipende ancora in misura significativa dal gas e da altre fonti convenzionali per garantire la stabilità del sistema. Il dato assume un significato ancora più evidente se confrontato con quello italiano: i 14 euro di differenza al mese possono sembrare pochi, ma su milioni di utenze e su base annuale rappresentano uno scarto competitivo rilevante.
La Francia si colloca invece all’estremo opposto. Nel corso del 2025 la bolletta media francese è scesa da 55 a 51 euro mensili, con una riduzione dell’8% che la rende oggi il grande Paese europeo con i costi più bassi. Non è soltanto il miglior risultato tra i grandi Paesi dell’Eurozona, ma anche il segnale di una ritrovata capacità produttiva. Il recupero della piena operatività del parco nucleare francese ha contribuito ad aumentare l’offerta di energia a basso costo, raffreddando i prezzi all’ingrosso e trasferendo parte del beneficio ai consumatori. Il risultato è che oggi una famiglia francese spende circa il 14% in meno di una italiana per lo stesso livello di consumi.
La Spagna, al contrario, ha registrato un aumento del 14%, passando da 48 a 54 euro al mese. Un incremento che ha ridotto sensibilmente il vantaggio competitivo di Madrid rispetto all’Italia. Non si tratta di una differenza marginale, perché dimostra che aumentare la capacità produttiva da fonti rinnovabili non basta se la rete non riesce a gestire in modo efficiente i nuovi flussi. Il risultato è che Roma si trova oggi in una posizione intermedia ma pienamente competitiva all’interno dell’Unione europea.
È proprio osservando la voce degli oneri di rete che emerge uno dei punti di forza italiani. Nel dibattito pubblico si tende spesso a considerare la bolletta come un blocco unico, ma in realtà una parte significativa del costo finale dipende dall’infrastruttura necessaria per trasportare l’energia fino agli utenti finali. In questo campo l’Italia presenta risultati che molti partner europei possono invidiare. Con 59 euro per Megawattora (MWh) di costi di rete, il nostro Paese si colloca molto al di sotto della media dell’Eurozona e distante dai valori registrati nelle altre grandi economie Ue.
La Germania arriva a 139 euro/MWh, più del doppio dell’Italia. La Francia si attesta a 100 euro/MWh e la Spagna a 98. Ancora più significativo è il peso che questi costi hanno sulla bolletta. In Italia rappresentano circa il 17% del totale, mentre in Spagna raggiungono il 30%. In pratica, quasi un euro su tre pagato dai consumatori spagnoli serve a sostenere il funzionamento della rete. È una differenza che aiuta a spiegare perché due Paesi con strategie energetiche molto diverse possano ritrovarsi con bollette finali sempre più vicine. L’andamento dell’ultimo anno conferma inoltre la tendenza. Mentre la media europea ha registrato un aumento dei costi di rete pari al 4%, l’Italia ha ottenuto una riduzione dell’8%, uno dei migliori risultati dell’Eurozona. Un miglioramento che non nasce dal caso ma dagli investimenti degli ultimi anni per digitalizzare e rafforzare l’infrastruttura nazional
La risposta della politica
Il decreto Bollette, varato dal governo nello scorso marzo, ha mobilitato circa tre miliardi di euro tra sostegni alle famiglie vulnerabili e misure a favore delle piccole e medie imprese. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha sintetizzato la filosofia dell’intervento spiegando che «con questo provvedimento interveniamo su una priorità assoluta: garantire energia a prezzi più bassi per famiglie e imprese, con risparmi effettivi». Il governo, ha proseguito, «ha scelto ancora una volta la strada della concretezza, per la competitività del sistema Paese e per la crescita economica».
La novità è che la direzione scelta dall’Italia appare sempre più coerente con il nuovo orientamento europeo. La Commissione sta infatti lavorando a una riforma che punta a ridurre il peso fiscale dell’elettricità rispetto al gas, favorendo l’elettrificazione dei consumi e accelerando la diffusione dei contatori intelligenti. Il messaggio politico è chiaro: il problema non è l’elettricità, ma la dipendenza dai combustibili fossili. Una diagnosi che coincide con quanto mostrano oggi i dati italiani. Se l’inflazione energetica continua a pesare sul costo della vita, il principale fattore di pressione resta il comparto dei carburanti. Sul fronte delle bollette, invece, l’Italia presenta numeri competitivi, una rete efficiente e un andamento che, nel confronto con Germania e Spagna, appare molto più solido di quanto suggeriscano molte narrazioni allarmistiche.
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