Il rischio Golden Power? “Dobbiamo distinguere tra una certa narrazione confusa e i fatti. La nostra divisione difesa è stata chiusa nel 2024, molto prima del mio arrivo, con parere unanime e per motivi commerciali. Oggi non stiamo vendendo attivamente nulla di sensibile”. Al suo debutto davanti alla stampa finanziaria italiana, il nuovo ceo del gruppo Ferretti, Stassi Anastassov, va dritto al punto ed evita ogni giro di parole. Arrivato al timone della multinazionale della nautica di lusso da poco più di un mese, il top manager bulgaro si presenta ai giornalisti col sorriso gentile del padrone di casa e con le idee chiare di chi sa molto bene quale rotta seguire.
Nel piacevole colloquio coi cronisti, i temi caldi arrivano subito sul tavolo. E Anastassov risponde con ritmo serratissimo. “Ancora domande, please. Chiedetemi pure tutto”. Si parte proprio dal Golden Power invocato dagli azionisti di minoranza di Kkcg, usciti sconfitti dalla partita per il rinnovo del Cda, vinta invece dai cinesi di Weichai. “A oggi non abbiamo ricevuto alcun accertamento, ma se ci fosse lo accoglieremmo con favore perché finalmente potremmo lasciarci questa discussione alle spalle e concentrarci su ciò che conta davvero, cioè la crescita del gruppo”, sentenzia il top manager.
Gli obiettivi del resto sono ambiziosi e non ammettono distrazioni: la volontà dichiarata è infatti quella di portare il gruppo oltre 2 miliardi di euro di fatturato attraverso un modello industriale più solido, una maggiore presenza negli Stati Uniti e un’accelerazione sugli investimenti in tecnologia e sostenibilità. “Voglio un margine più alto, una crescita più profittevole e un’azienda più prevedibile, che non dipenda da eroi individuali ma da sistemi”, afferma al riguardo Anastassov.
Poi, il passaggio sull’italianità di Ferretti. Con una rassicurazione che fuga ogni timore: “L’anima del gruppo è italiana. I marchi sono italiani, i fondatori delle nostre aziende sono italiani. Avere una struttura proprietaria in cui circa il 40% è cinese non rende l’azienda meno italiana”. Secondo il ceo, il dibattito sull’italianità del gruppo sarebbe soprattutto una questione di percezione. “Nei fatti non è cambiato nulla. L’azionista di maggioranza è lo stesso da 14 anni, da quando la società era in difficoltà e venne salvata. Dopo la quotazione la sua quota si è persino ridotta. Oggi abbiamo più amministratori indipendenti, più italiani e, fortunatamente, anche più donne nel consiglio di amministrazione”.
Il perimetro sul quale Anastassov intende incidere non è identitario ma industriale. “Voglio costruire un’azienda che possa funzionare indipendentemente dal fondatore, dal ceo o dall’azionista di riferimento”, ha spiegato il numero uno di Ferretti. Per questo – ha raccontato – il nuovo management sta lavorando a un rafforzamento dei processi interni e dell’organizzazione aziendale, con l’obiettivo di rendere la crescita più prevedibile e replicabile.
Al centro della strategia ci saranno gli investimenti. “Non penso che si possa vincere senza investire. Il prezzo per vincere è investire. La vera domanda è dove e come investire, e noi lo faremo in modo serio, non solo per esserci”. Una delle direttrici individuate riguarda lo sviluppo di tecnologie proprietarie. Oggi gran parte delle piattaforme tecnologiche utilizzate nel settore nautico sono condivise tra diversi cantieri; Ferretti punta invece a costruire competenze e soluzioni distintive che possano rappresentare un vantaggio competitivo nel lungo periodo.
Tra le priorità del nuovo corso figurano anche il rafforzamento della presenza negli Stati Uniti, mercato che oggi vale circa il 20% del fatturato del gruppo. “Penso che possa diventare significativamente più grande”, chiosa Anastassov. La crescita oltreoceano rappresenta uno dei pilastri della strategia futura e potrebbe essere accompagnata da nuovi investimenti industriali e commerciali.
Nel faccia a faccia con la stampa finanziaria italiana, il top manager ha chiarito anche la propria posizione sul possibile interesse di Ferretti ad acquisire The Italian Sea Group. “Comprerei qualunque cosa possa rendere Ferretti migliore. Ma al momento non abbiamo incontrato nessuno, non abbiamo inviato manifestazioni di interesse, non abbiamo presentato offerte non vincolanti e non abbiamo nemmeno effettuato una valutazione interna”. Per il momento, dunque, nessuna operazione straordinaria sul tavolo. In futuro, chissà.
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