Un eroe popolare della tradizione anglosassone. Un personaggio a metà tra lo storico e il mitico. Uno che – si narra – rubava ai ricchi per dare ai poveri. È da lui che ha preso il nome la piattaforma di trading Robinhood. Ma a differenza di quell’eroe leggendario, questa creatura del digitale fa tutt’altro.
Il trading non è un’attività da dilettanti. Lo dimostrano le statistiche aggiornate al 2026, che indicano che tra il 70 e il 90 per cento dei trader retail perde soldi. Circa il 40 per cento dei nuovi trader si scoraggia e abbandona già nel primo mese di attività. Ma adesso, grazie all’intelligenza artificiale, l’accesso a questa pratica potrebbe diventare molto più semplice e diffuso. Da poche settimane, infatti, la piattaforma Robinhood ha introdotto la possibilità di utilizzare l’IA agentica per acquistare e vendere azioni in modo automatico e con il minimo intervento umano possibile. Una novità che potrebbe aumentare sensibilmente i volumi scambiati sulla piattaforma. E il tesoretto di Robinhood sono proprio i volumi. Più l’utente (o il suo algoritmo) compra e vende azioni, più Robinhood incassa frazioni di centesimo per ogni transazione eseguita.
L’utente può dialogare con parole semplici con l’interfaccia IA spiegando i propri obiettivi di guadagno pur ignorando qualsiasi nozione base di finanza. L’IA traduce la richiesta verbale in un codice di trading automatizzato, senza che l’utente debba saper programmare. L’algoritmo monitora i mercati in tempo reale e, non appena si verificano le condizioni stabilite dall’utente, esegue l’ordine di acquisto o di vendita istantaneamente. Oltre a eseguire materialmente gli ordini, il chatbot funziona come un consulente robotico. L’utente può chiedergli riassunti sull’andamento di un titolo, analisi dei dati finanziari aziendali o notizie macroeconomiche dell’ultimo minuto, ricevendo risposte immediate e semplificate anziché dover cercare i dati tra decine di report diversi.
«Siamo solo all’alba di questa evoluzione. Se un utente alle prime armi prende in mano un’intelligenza artificiale e le chiede quale titolo salirà oggi, si accorgerà presto che l’IA non ha capacità predittive» spiega a Moneta Davide Biocchi, trader professionale.
«L’intelligenza artificiale può semmai, in base alle sue capacità statistico-probabilistiche, evidenziare determinati dati rispetto ad altri. Si tratta sempre di probabilità percentuali». Il modello di business di Robinhood – come anticipato – si basa sui volumi di trading: la sua principale fonte di reddito non deriva tanto dall’aumento delle transazioni dei trader esperti, quanto dalla capacità di attrarre costantemente una vastissima platea di nuovi utenti. Non a caso, nel prospetto informativo ufficiale depositato presso la SEC a luglio 2021 per la quotazione in borsa, la società ha dichiarato che oltre la metà dei suoi iscritti aveva aperto su Robinhood il primissimo conto di investimento della propria vita. Il vero punto di forza dell’azienda risiede proprio in questo: nell’aver abbattuto le barriere d’ingresso al mondo degli investimenti online. Presentare il trading come un’attività gestibile semplicemente dialogando a parole con un’IA rischia di anestetizzare la percezione del pericolo, riferiscono a Moneta fonti di settore. Le persone potrebbero convincersi che fare soldi sia diventato facile.
«Un’IA potrebbe aumentare la percentuale di sopravvivenza dei trader inesperti. Di per sé lo strumento è neutro, dipende dall’uso che se ne fa. Spesso immaginiamo il trader come uno che opera all’impazzata, ma molta gente si accosta ai mercati semplicemente per costruirsi un piano di accumulo in modo dinamico. A queste persone può far piacere confrontarsi con un’IA che analizza i dati su basi statistiche» spiega Biocchi.
Anche se Robinhood non applica una commissione visibile al dettaglio, monetizza ogni singolo scambio attraverso il «payment for order flow». Invece di far pagare l’utente, la piattaforma viene remunerata dai grandi intermediari finanziari a cui invia gli ordini. Questi intermediari guadagnano sullo spread denaro-lettera, ovvero sulla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di vendita, portando l’utente a comprare sempre a un prezzo leggermente più alto rispetto a quello a cui venderebbe. In questo meccanismo, Robinhood riceve una frazione di centesimo per ogni transazione, accumulando profitti se l’algoritmo di milioni di utenti compra e vende freneticamente.
Più della metà del fatturato trimestrale della società deriva dall’attività di trading intensiva degli utenti. Un’importante fonte di ricavi arriva anche dal segmento abbonamenti a Robinhood Gold (al costo di 5 dollari al mese), cresciuti del 32 per cento, hanno prodotto 50 milioni di dollari. Non è un dato da poco: per poter accedere alle funzioni avanzate di intelligenza artificiale della piattaforma gli utenti devono abbonarsi a Gold, versando un costante flusso di entrate all’azienda.
«Non vedo il rischio nell’accesso agli algoritmi negli investimenti, che considero un processo inevitabile. Il vero rischio emergerà più avanti, quando questo diventerà un fenomeno di massa» spiega ancora Biocchi. Se molte IA, analizzando gli stessi dati di partenza, cominceranno a esprimere giudizi simili, e se tantissimi investitori agiranno di concerto stimolati da input identici, il mercato rischia di diventare fortemente polarizzato. «Prima io compravo guardando i grafici in un modo, un altro lo faceva con un’altra prospettiva, e qualcuno magari guardando l’oroscopo. C’era pluralità. Se domani ci affidiamo tutti a delle IA che arrivano alle stesse conclusioni statistiche, finiremo per comprare e vendere tutti nello stesso momento. Questo genererà fluttuazioni di mercato anomale, quasi come profezie che si autoavverano. L’idea iniziale di Robinhood che mette una Ferrari in mano a chi non sa guidare crea molto hype oggi, ma il punto di arrivo reale della finanza sarà un servizio di massa strutturato».
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