Il debito pubblico italiano si spinge per la prima volta la soglia dei 3.200 miliardi di euro, segnando un nuovo record. È quanto emerge dai dati della Banca d’Italia contenuti nella pubblicazione statistica Finanza pubblica: fabbisogno e debito. L’aumento è riconducibile principalmente alla crescita del debito delle Amministrazioni centrali, mentre si registra una lieve riduzione per quelle locali.
Nel dettaglio, rispetto al mese precedente, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 26,9 miliardi di euro, mentre quello delle Amministrazioni locali è diminuito di 0,7 miliardi. La vita media residua del debito è rimasta stabile a 7,9 anni, un elemento che continua a rappresentare un fattore di protezione rispetto a eventuali variazioni repentine del costo del finanziamento.
A cambiare è invece la composizione dei detentori del debito. La quota in mano alla Banca d’Italia ha continuato a ridursi, scendendo a giugno al 16,7%, dal 17,2% di maggio. Il dato riflette il progressivo ridimensionamento del peso della banca centrale sul mercato dei titoli di Stato dopo la conclusione degli acquisti netti nell’ambito dei programmi di politica monetaria.
Parallelamente, aumenta il peso degli investitori esteri. A maggio, ultimo dato disponibile per questa voce, la quota di debito pubblico italiano detenuta dai non residenti è salita al 35,9%, dal 35,7% del mese precedente.
In diminuzione, invece, il peso degli altri residenti, categoria che comprende principalmente famiglie e imprese non finanziarie. A maggio la loro quota è scesa al 14,5%, dal 14,7% del mese precedente.
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