Terzo flop, da cui sarà difficile riemergere, per Oscar Farinetti. Neanche la sua Grand Tour Italia, il parco gastronomico, e non solo, di Bologna, erede del disastro dell’altra Disneyland del cibo, il parco Fico, ha mantenuto le promesse. Tutt’altro. Pure il 2025 si è tinto di rosso. Il bilancio, depositato da poco, vede ben 6,1 milioni di perdite su un fatturato dello stesso importo. Di fatto i costi per 12 milioni, il doppio delle entrate, fanno affondare la società. Che cumula il terzo anno consecutivo sotto il segno delle perdite: 4,8 milioni nel 2024 e altri 3 milioni nel 2023. In soli tre anni ecco un buco da 14 milioni che segue il filotto di rosso della gestione fallimentare dell’ex Fico travolta anch’essa dalle continue perdite e di cui Grand Tour Italia doveva essere il riscatto.
E così il grande affabulatore, cantore del cibo italiano, diventato negli anni una sorta di maître à penser dei tesori della cucina italiana, se continua a godere di una certa allure mediatica fatta di interviste e libri, sul piano imprenditoriale porta con sé iniziative fallimentari. Come non ricordare la sua prima grande avventura, quell’Eataly con cui Farinetti ha costruito la sua immagine di profeta del food italiano, mai decollata con i costi che superavano costantemente i ricavi con l’effetto di produrre perdite: solo negli anni dal 2020 al 2022 per quasi 100 milioni, con debiti totali saliti a oltre 300 milioni, di cui 170 milioni solo con le banche.
Alla fine Farinetti dovette gettare la spugna con l’ingresso in Eataly con il 52% del fondo Investindustrial di Andrea Bonomi a fine del 2022 e la sua Eatinvest, la scatola di controllo della famiglia, scesa come socio di minoranza al 22%. Il nuovo azionista ha impresso la svolta portando i ricavi a oltre 700 milioni, tagliando i rami secchi e promuovendo la crescita all’estero soprattutto sul mercato Usa che ora vale il 65% del totale dei ricavi globali. Ma risollevare del tutto l’ex creatura di Farinetti appare non facile anche per Investindustrial. Se il fatturato è cresciuto da 400 a 700 milioni, resta in salita la strada per ritrovare la redditività. Il margine lordo è sì positivo per 40 milioni ma non garantisce ancora la profittabilità netta. Inoltre il debito resta elevato a 140 milioni. Che le difficoltà non siano del tutto superate lo dice l’abbandono del ceo Andrea Cipolloni nei mesi scorsi.
Internazionalizzazione
Probabile che Investindustrial con la sua strategia di internazionalizzazione porti Eataly già quest’anno o il prossimo al recupero pieno. Sta di fatto che la mossa di lasciare nel 2022 ha limitato i danni per Oscar Farinetti che, se sul piano imprenditoriale colleziona insuccessi, sul piano finanziario sa fare bene i conti. La vendita della quota a Investindustrial ha portato nelle casse della finanziaria di famiglia, la Eatinvest, proventi per 57 milioni. Soldi che Farinetti e i tre figli, cui ha affidato la gestione di Fico e poi di Grand Tour Italia, stanno impiegando negli ultimi anni per rimpolpare il capitale eroso dalle perdite prima di Fico e ora di Gti. Nel 2023 Eatinvest ha immesso 13,4 milioni in Gti, altri 4 milioni nel 2024 e 6,7 milioni nel 2025. Un sostegno inevitabile, pena il portare i libri in Tribunale, dato che il mare di perdite aveva eroso a fine del 2025 l’intero patrimonio.
Non solo ma oltre ai costi, pari al doppio delle entrate, sul parco tematico di Bologna incombono i debiti. Erano 12 milioni nel 2024 a fine del 2025 sono scesi a 9,4 milioni. Ancora troppi per un gruppo che non produce reddito.
Farinetti ha già fatto mea culpa. Sbagliato scegliere Bologna, andava scelta Milano, piazza assai meno periferica e in grande spolvero del turismo internazionale dopo l’Expo. Poi una stoccata all’amministrazione della città felsinea. Fico e Grand Tour Italia sono rimaste isolate con la linea tramviaria promessa mai arrivata e con la promessa dello Stadio lì vicino anch’essa sfumata. Ora per salvare il tutto si pensa a un restyling del parco: meno ristorazione e cucina, più spazio all’entertainment. Non si sa se potrà funzionare: già nell’esperienza di Fico gli spazi ludici si erano allargati con ad esempio la pista di go-kart. Per come sono andate le cose evidentemente un ridisegno che non aveva funzionato neanche in passato.
A guardare come sono andate le cose nella seconda vita imprenditoriale di Oscar Farinetti, tutta dedicata al tesoro del cibo italiano di cui si è fatto alfiere, forse conveniva puntare altrove. Il vero successo da imprenditore è stato in realtà nella grande distribuzione dei prodotti informatici. Quell’Unieuro, vera palestra dell’Oscar nazionale che fu venduta nel 2002 per la cifra monstre di oltre mezzo miliardo agli inglesi della catena Dixons. Fu con quel tesoretto plurimilionario che partì la fase due, quella che gli ha dato notorietà, del Farinetti cultore della ricchezza gastronomica nazionale.
Ma contrariamente a Unieuro come abbiamo visto la nuova vita imprenditoriale è stata tutto fuorché un successo.
La holding di famiglia
Nonostante ciò mentre prima Eataly, poi Fico, infine Grand Tour affondavano, la holding di famiglia la Eatinvest è riuscita a non farsi del tutto travolgere. Grazie al tempismo di uscita da Eataly con tanto di denaro sonante pagato da Investindustrial, la finanziaria di famiglia gode di buona salute. Nell’ultimo bilancio chiuso a maggio del 2025 emergono perdite per 7,7 milioni dopo gli utili per oltre 50 milioni derivanti dalla vendita della quota di maggioranza di Eataly. E nel bilancio che chiuderà a maggio di quest’anno è probabile che emergano altre perdite legate a Grand Tour. Ma il patrimonio netto di Eataly ammonta a 81 milioni per gran parte derivante dalla quota del 22% rimasta in capo alla famiglia e non ci sono di fatto debiti.
Mezzi per sostenere il restyling del parco di gastro-entertainment di Bologna ce ne sono ancora. Sempre che non si decida di chiudere la partita.
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