Pochi luoghi al mondo come Venezia riescono a sprigionare quell’antica cultura del “mercatare” che, come nei mirabili racconti di Marco Polo, identificano l’arte di fare mercato con l’esplorazione del mondo e le sue stratificazioni di storia e bellezza. E allora non stupisce che proprio nella culla della Serenissima si materializzi in questa fine estate un nuovo modo di proporre arte da collezione, in un contesto lontano dai format un po’ spersonalizzanti che stanno lentamente segnando il passo, come le fiere e le stesse gallerie. Il ritorno ad un “mercatare” in purezza si celebra in questi giorni nel seicentesco Palazzo Donà Sangiantoffetti, nel sestiere di Santa Croce, trasformato in una wunderkammer resa possibile da un anonimo neoproprietario ellenico che ne ha affidato il recupero ad Etereo, studio di architettura internazionale fondato da Stefania Digregorio e Mirko Sala Tenna.
Dopo quattro lunghi anni di lavori, oggi la dimora privata viene aperta al pubblico come primo palcoscenico del progetto Orbita, una piattaforma culturale itinerante che fonde in un connubio realistico e ideale tra architettura d’interni, capolavori antichi, arte contemporanea, alto artigianato e design d’autore. Nei quattro piani di Ca’ Donà, luoghi e oggetti partecipano ad una affascinante narrazione come nel diario di viaggio di un contemporaneo Marco Polo smanioso di condividere con i propri ospiti le memorie della corte del Gran Khaan, di decorazioni arabeggianti da Mille e una notte, dei marmi intarsiati del palazzo di un Mahraja. Ad interpretare questa esposizione bella e possibile sotto la regia di Etereo, contribuiscono due eccellenze del mercato di arte e design: la prima è Brun Fine Art, galleria d’arte internazionale con sedi a Milano e Firenze, fondata e guidata da Augusto e Marco Brun, da oltre vent’anni protagonista di un’offerta verticale tra le epoche ma coerente nelle scelte di alta qualità, anche grazie all’elegante visione curatoriale di Francesca Ghiringhelli. Il secondo attore è Nilufar, prestigiosa galleria italiana fondata nel 1979 da Nina Yashar. Le due gallerie hanno messo in scena una “join venture” diretta da Orbita che a Ca’ Donà ha inaugurato un progetto sperimentale e itinerante tra le dimore private. In mostra temporaneamente nella futura residenza del misterioso magnate greco, figurano opere d’arte e di alto artigianato che paiono aver abitato da sempre quelle sale. Tra queste, ci sono dipinti, sculture, ceramiche e arredi firmati da maestri come Lucio Fontana, Fausto Melotti, Pietro Melandri, Francesco Hayez, vere e proprie chicche provenienti dalla collezione di Brun Fine Art.
Per il design storico e contemporaneo, Nilufar ha invece allestito arredi ed oggetti di autori emblematici come Bethan Laura Wood, Osanna Visconti, Vikram Goyal e Gabriella Crespi. A completare questa sinfonia di bellezza, ci sono le suggestive sculture di Massimiliano Pelletti.
Che il progetto “Orbita” rappresenti una nuova frontiera del mercato dell’arte è un fatto incontrovertibile e testimoniato da diversi fattori. Il primo, già citato, riguarda il momento di stasi di una congiuntura che vede sempre maggior cautela nel segmento alto e al contempo rinnovata attenzione per l’oggetto raro e denso di narrazione. Il secondo fattore riguarda il successo, in questi anni, di “boutique fair” itineranti alternative alle classiche fiere (sempre più costose e impegnative) e costruite intorno al rapporto tra arte, collectible design, architettura e luogo. «Il successo di progetti come Orbita a Ca’ Donà sta nell’accompagnare il collezionista dentro un viaggio virtuale in cui ogni dettaglio è curato e tutti i materiali sono di altissima qualità in un dialogo tra arte, design e architettura» spiega Francesca Ghiringhelli di Brun Fine Art. «E’ un tipo di dialogo che noi portiamo avanti anche in altri progetti, ma qui l’esperienza è molto diversa, perché all’interno di una casa si capiscono meglio le dimensioni di un’opera e il suo rapporto con la luce, con gli arredi e con le altre opere». Ma è una tendenza che rispecchia anche un cambiamento di identità del collezionismo, soprattutto quello di nuova generazione. «Oggi i collezionisti seguono il proprio gusto con molta più libertà e non sentono necessariamente il bisogno di concentrarsi su una sola epoca. Possono mettere accanto una scultura antica, una ceramica del Novecento e un arredo contemporaneo. Il filo conduttore resta la qualità e il piacere di vivere con le opere».
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