Le banche non sono solo filiali e conti correnti. Hanno una loro storia e un patrimonio artistico accumulato nel tempo. Commissionare opere d’arte era simbolo di opulenza e prestigio. Facile immaginare, quindi, quanti tesori possa custodire l’istituto più antico del mondo, il Montepaschi, fondato nel 1472 con il nome di Monte di Pietà della Repubblica di Siena. Una banca la cui sede stessa, Rocca Salimbeni, difficilmente viene menzionata senza l’aggettivo «storica» ad accompagnarla. Il nucleo originario risale al Duecento e apparteneva alla nobile casata senese dei Salimbeni. Nella prima parte del Quattrocento fu confiscato ai proprietari e in seguito avrebbe ospitato il primo seme della futura Mps. Modificata e restaurata più volte nel corso dei secoli, la Rocca fa da sfondo a un altro simbolo della piazza: la statua di Sallustio Bandini, realizzata da Tito Sarrocchi nel 1879. Sacerdote ed economista senese, Bandini sosteneva la libertà dei commerci e della circolazione dei prodotti agricoli. Il suo monumento, al centro di piazza Salimbeni, è ormai una presenza familiare anche nelle fotografie che accompagnano sui giornali le vicende della banca. Ora il risiko bancario, con Intesa Sanpaolo che potrebbe acquisire il controllo di Mps, può portare anche al cambio di proprietà di questo immenso patrimonio. L’istituto guidato da Carlo Messina, però, non tratterrebbe per sé la sede storica e il tesoro di dipinti e statue del Monte. La prima banca italiana, per motivi di concorrenza, si troverebbe a dover vendere almeno 635 filiali, circa la metà della rete Mps, al gruppo Unipol guidato da Carlo Cimbri. Gli accordi prevedono che, oltre agli sportelli, anche la sede di Rocca Salimbeni, il marchio e il patrimonio artistico passino a Unipol, attraverso un nuovo istituto di nome Banca Montepaschi, destinato a essere successivamente fuso con Bper. La realtà che nascerà dall’operazione conserverà però la sede a Siena: una mossa che da una parte punta a preservare il patrimonio storico e identitario dell’istituto e dall’altra vuole rassicurare gli enti locali, saliti sulle barricate dopo l’annuncio dell’operazione.
Secondo quanto emerge dai documenti finanziari di Mps, alla fine del 2025 il patrimonio artistico risultava iscritto a bilancio per quasi 120 milioni di euro. Un valore contabile, che non equivale necessariamente a una stima dei prezzi che le singole opere potrebbero raggiungere sul mercato. La collezione – che comprende opere di proprietà e altre affidate da enti pubblici – è distribuita tra gli spazi museali e gli ambienti della sede bancaria: il percorso espositivo si sviluppa in diverse sale intorno all’ex chiesa di San Donato, incorporata nel complesso di Rocca Salimbeni, mentre l’archivio storico si trova al piano terra. Ma i tesori del Monte non si esauriscono qui. A Palazzo Chigi Saracini si trova l’Adorazione dei Magi del Sassetta, un’opera che misura appena 21,1 per 38,3 centimetri e apparteneva a una composizione più ampia, smembrata in passato. Un altro frammento, il Viaggio dei Magi, è oggi al Metropolitan Museum di New York: fu John Pope-Hennessy, nel 1939, a riconoscere il legame tra i due pezzi. Anche il Sant’Antonio Abate, sempre del Sassetta, ha un pendant lontano da Siena: il San Nicola conservato al Louvre di Parigi. C’è però un dipinto che forse racconta più di tutti le origini del Montepaschi: la Madonna della Misericordia di Benvenuto di Giovanni. Datata 1481, fu commissionata per commemorare la nascita del Monte.
Sotto il mantello della Vergine si raccolgono gli oranti, in un’immagine che richiama la funzione di un istituto nato per concedere credito a chi ne aveva bisogno. La protezione offerta dalla Madonna diventa così una rappresentazione della missione della banca, prima ancora che del suo prestigio. Le fonti storiche dell’istituto descrivono l’opera, dopo il distacco dalla parete originaria, nello studio del presidente a Palazzo Salimbeni, nella sala della Torre. Scavando ancora nell’immenso tesoro dell’istituto si incontrano anche storie come quella di un’opera di Luigi Mussini, La sfida scacchistica alla corte di Filippo II. Raffigura la vittoria del calabrese Giovanni Leonardo Di Bona, detto il Puttino, sul forte giocatore spagnolo Ruy Lopez, sotto gli occhi del sovrano. L’artista realizzò il dipinto da appassionato di scacchi, dedicando a quella scena tempo e studio. Ma alla soddisfazione per il lavoro seguì la delusione: inizialmente l’opera rimase invenduta.
Mussini se ne lamentò in una lettera del 1884: «È un capriccio che mi è costato caro pel tempo, lo studio e le spese». Di un’altra opera sappiamo perfino quanto spese il Monte per farla realizzare: il dipinto dedicato a Giuseppe e alla carestia d’Egitto. L’istituto pagò al suo autore, Francesco Vanni, 115 scudi tra il 1593 e il 1596. Anche in questo caso il soggetto si presta a una lettura legata alla funzione della banca: la storia biblica richiama la previdenza e la capacità di gestire le risorse davanti alla scarsità. Accumulare nei periodi di abbondanza per affrontare quelli difficili è un messaggio che ben si accorda con il ruolo di un istituto di credito. La collezione, però, non è composta soltanto da dipinti. Tra le sculture più note c’è il Gesù Bambino benedicente di Domenico di Niccolò dei Cori, un’opera in legno intagliato e dipinto, realizzata intorno al 1425 e alta appena 48 centimetri. Veniva esposta alla venerazione dei fedeli durante il Natale. Come racconta la scheda ufficiale di Mps, i baci ripetuti hanno consumato il colore e perfino il modellato, soprattutto all’altezza dei piedi. Chiunque avrà la meglio nel risiko bancario erediterà quindi anche la responsabilità di conservare questo patrimonio. Nei bilanci ci sono i valori delle opere, ma nei dipinti e nelle sculture c’è un pezzo della storia di Siena.
MAst
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