C’è una fotografia senza autore, ma non senza valore: può essere un ritratto di famiglia, una fototessera, un’immagine di viaggio, una polaroid, una fotografia industriale o uno scatto casuale ritrovato in un album. Per decenni è rimasta ai margini del mercato dell’arte, ma oggi la fotografia anonima, o vernacolare, è divenuta uno dei territori più curiosi del collezionismo internazionale. È questo il fenomeno al centro di Vintage Photo Parma, la nuova sezione di Mercanteinfiera in programma il 3 e 4 ottobre alle Fiere di Parma, nell’ambito della manifestazione che proseguirà fino all’11 ottobre.
Il progetto, realizzato in collaborazione con Fabio Castelli, mette in dialogo fotografia vernacolare, immagini ritrovate e pratiche artistiche contemporanee. «Per decenni la fotografia anonima è stata considerata un materiale minore, buono al più per un mercatino», spiega Castelli, fondatore di Mia Photo Fair e autore del volume Fotografia Anonima. «Con Vintage Photo Parma vogliamo invece portarla dentro una fiera internazionale di collezionismo».
Il valore
Quando l’autore è sconosciuto si parla più precisamente di anonymous photography, quando l’immagine viene separata dal suo contesto originario di found photography. Il cambio di prospettiva è culturale: non è più necessario che una fotografia sia nata con l’intenzione di essere un’opera d’arte per acquisire interesse estetico o storico. Anzi, errori e inquadrature mosse ed eccentriche possono diventare parte del suo fascino.
Così il mercato dell’arte ha cominciato a distinguere: una fotografia anonima ordinaria può valere poche decine o centinaia di euro, mentre un’immagine rara, antica, tecnicamente particolare o legata a un soggetto eccezionale può raggiungere cifre ben più alte. Lo dimostra Sotheby’s, che nel 2023 ha dedicato una vendita alla collezione vernacolare della Pilara Family Foundation, intitolandola Photographer Unknown. Un gruppo di 126 badge fotografici di identificazione degli anni Quaranta e Cinquanta era stimato 10-15 mila dollari; un album di mugshots (foto segnaletiche) della polizia di San Francisco 15-25 mila; un gruppo di ritratti dipinti brasiliani arrivava a una stima di 20-30 mila dollari. Più accessibili sei cianotipi anonimi dell’Ovest americano, stimati 600-900 dollari. È una forbice che racconta bene la natura di questo mercato: una costellazione di micro-mercati nei quali il prezzo dipende da rarità, tecnica, conservazione, provenienza e soggetto. Il collezionista cambia atteggiamento: non cerca necessariamente il fotografo, ma l’immagine, e può cercarla perché documenta un mondo scomparso, perché contiene un dettaglio inatteso o perché possiede una qualità visiva indipendente dalla sua origine.
Valore documentario
Mugshots e immagini industriali hanno un valore intrinseco perché raccontano la nascita della società moderna; gli album familiari conservano abiti, gesti e rituali della vita quotidiana; le fotografie di viaggio documentano la nascita del turismo di massa. È il valore documentario che si somma a quello estetico. L’anonimato non è necessariamente una mancanza: può diventare parte dell’identità dell’oggetto.
Il fenomeno passa anche dalle fiere: Paris Photo, ad esempio, che torna al Grand Palais dal 12 al 15 novembre, dedica sempre più spazio alla fotografia anonima. La 29° edizione cade nell’anno del bicentenario della fotografia, ma già nell’edizione 2025 aveva allargato il perimetro della fotografia da collezione, mettendo in relazione fotografia storica, vintage, contemporanea. E anche anonima. Del resto, anche l’ultima edizione del festival della fotografia di Arles ha annoverato sul tema due eventi significativi: Being there all’Ancien Collège Mistral e la mostra Photography Collector, curata da Christian Lacroix al Musée Réattu.
Modernariato
La scelta di Mercanteinfiera è significativa perché porta la fotografia anonima dentro il più vasto mondo dell’antiquariato, del modernariato, del design e del collezionismo. A Vintage Photo Parma saranno presenti, tra gli altri, Serge Plantureux, con una ricerca sulla fotografia italiana; la Libreria Antiquaria Sonia Natale, con immagini sull’emigrazione italiana in Germania; Spazio e Immagini, con collezioni dedicate a circensi, vita quotidiana e ombre dei fotografi; Sergio Smerieri, fondatore del festival Gu.pho, con We went there before you; e Thy Lab di Hong Kong, che presenta L’immagine superstite dell’artista Ying Bo, nato dalle fotografie private disperse dal tifone Mangkhut del 2018.
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