I mozziconi di sigaretta buttati sui marciapiedi e sulle spiagge sono un’emergenza ambientale sottovalutata: le stime a livello globale parlano di oltre 766mila tonnellate di cicche (ma altri studi salgono addirittura a 850mila tonnellate) disperse nell’ambiente ogni anno, soprattutto nei mari e nei fiumi, tanto che uno studio del 2022 calcola che rappresentino circa il 40% dei rifiuti nel Mediterraneo. Con conseguenze a lungo termine, visto che continuano a disperdere sostanze nocive, dalla nicotina all’arsenico, contribuendo all’inquinamento dell’acqua. Ogni singolo mozzicone impiega circa 12 anni per degradarsi in microplastiche, che inquinano a loro volta. Restringendo il focus sull’Italia, ogni anno vengono abbandonati circa 38 miliardi di sigarette, ovvero 1.200 mozziconi gettati e terra al secondo.
Le campagne
Un tema a cui sono attente anche le case produttrici, che da tempo sostengono progetti di sensibilizzazione. Philip Morris Italia dal 2019 porta avanti la campagna CambiaGesto perché «affrontare questa sfida significa agire alla radice del problema: non limitarsi alla raccolta, ma favorire abitudini più corrette attraverso la collaborazione tra cittadini, associazioni e istituzioni». Nel 2025, in occasione del World Clean-Up Day e della Giornata Nazionale del Mare e dei Fiumi, sono stati organizzati sette eventi di pulizia in altrettante città italiane: Roma, Milano, Bologna, Verona, Napoli, Corciano (Perugia) e Bari che hanno coinvolto 256 persone e portato alla raccolta di 32,25 chili di mozziconi di sigaretta.
British American Tobacco Italia, in collaborazione con Marevivo e con il patrocinio del ministero dell’Ambiente, sostiene l’iniziativa Piccoli Gesti, Grandi Crimini che dal 2020 a oggi ha risparmiato all’ambiente 3,1 milioni di mozziconi.
Portacenere
E un contributo fondamentale per risolvere il problema potrebbe arrivare proprio dall’Italia grazie a una pmi innovativa: Re-Cig, che ha messo a punto una tecnologia rivoluzionaria per riciclare i mozziconi e dare nuova vita a quello che fino a ieri era solo un rifiuto da smaltire. L’idea è nata nel 2016, come spiega a Moneta Marco Fimognari, ceo e fondatore della società insieme con Nicola Bonetti: «Sono un fumatore – racconta – e l’idea è nata in modo banale, guardando il mio portacenere». Dal 2016 al 2019 è iniziata la fase di studio, sviluppata con l’Università di Trento e con l’incubazione al Progetto Manifattura di Trentino Sviluppo, che ha portato alla nascita del brevetto Re-Cig, oggi riconosciuto in tutta Europa. Un sistema innovativo che si basa sulla distribuzione di portacenere pubblici ad hoc, simili a colonnine (gli Smokers Point), in cui i mozziconi vengono raccolti. L’azienda poi passa a ritirarli e li tratta in modo da estrarre un nuovo materiale pulito dalla cellulosa di cui è fatto il filtro. Il risultato è un polimero plastico ad alte prestazioni che può essere usato per produrre altri oggetti, per esempio montature di occhiali, cerniere e bottoni.
«Noi forniamo il portacenere alle aziende e agli enti pubblici che in cambio pagano un abbonamento, poi ci occupiamo del ritiro e del processo di riciclo. Un servizio molto apprezzato dalle imprese, vista la sempre maggiore attenzione all’ambiente e al fatto che può essere incluso nei bilanci di sostenibilità – spiega Fimognari – Al momento non ci occupiamo direttamente della produzione e della vendita degli oggetti realizzati con il nostro polimero, ma in futuro potremmo espanderci anche in quella direzione».
Le fasi del processo
La prima fase del processo di riciclo è la setacciatura, che comporta l’eliminazione di componenti estranee come cenere e residui di tabacco. I filtri subiscono poi un doppio ciclo di lavaggio a temperature variabili per separare la carta dal materiale filtrante ed eliminare le sostanze nocive. Dopo l’eliminazione totale dell’umidità, i filtri entrano nella fase di miscelazione a caldo a temperatura controllata, dove il materiale si trasforma in un granulo plastico uniforme e privo di sostanze nocive – una nuova materia prima – che viene infine granulato. Un processo che trasforma il “bruco” mozzicone in una farfalla: ogni chilo di mozziconi riciclati risparmia 8 chili di emissioni di CO2 rispetto alla termovalorizzazione.
La fabbrica modello
Ma per per Re-Cig questo passo è stato solo il primo: il gruppo ha sviluppato anche una fabbrica modello automatizzata per il riciclo dei mozziconi. L’obiettivo è vendere gli stabilimenti “chiavi in mano” all’estero, in modo da espandere il business a livello internazionale. «Si tratta dell’unico impianto industriale a livello europeo per gestire mozziconi – sottolinea Fimognari – e stiamo iniziando a offrire il servizio in Svizzera, Austria e Germania. Abbiamo però riscontrato interesse anche in Sud America. Il progetto ha un potenziale di crescita esponenziale: se puntiamo a chiudere il 2026 con 2 milioni di fatturato, entro 3/5 anni ci aspettiamo di salire a 10».
Per quel che riguarda i risultati già raggiunti, «collaboriamo con 500 aziende private e circa 100 enti pubblici, con 6 mila Smokers Point in tutta Italia. Il nostro cliente più rappresentativo è Grandi Stazioni, che ha installato i nostri “portacenere” sui binari, cosa che ci ha dato una grande visibilità».
Leggi anche:
Sigarette, dal 5 giugno scattano nuovi aumenti
Iqos, gli Usa riautorizzano la vendita come prodotto del tabacco a rischio modificato
© Riproduzione riservata