Mentre il cantiere dell’integrazione tra le attività tedesche di Unicredit e Commerzbank prende forma, il ceo italiano Andrea Orcel sta già mettendo le basi per il passaggio successivo. Il banchiere ha allacciato contatti preliminari con Generali, primo gruppo assicurativo del nostro Paese, nel quale Piazza Gae Aulenti ha una partecipazione di circa il 9% del capitale. L’idea è di allargare il perimetro della collaborazione tanto nel settore assicurativo quanto in quello del risparmio gestito. Un dialogo che, almeno per ora, è finito in stand by ma che rimane sul tavolo e dovrebbe entrare nel vivo nel corso del 2027.
A che punto siamo già
Non si parte da zero. Unicredit e Generali hanno già un’alleanza per la distribuzione di polizze nell’Europa centro-orientale, avviata nel 2018 e destinata a durare fino al 2033, soprattutto nelle coperture legate a prestiti e leasing. Una regione dove entrambi i gruppi hanno radici profonde: la banca opera in nove Paesi ed è prima per attivi in Croazia e Bosnia-Erzegovina, mentre il Leone è presente con le sue controllate in dieci mercati e ha raccolto oltre 5 miliardi di premi nel 2024. Otto i Paesi nei quali le loro presenze si sovrappongono.
E la collaborazione ha già messo un piede nel risparmio gestito: attraverso la piattaforma Onemarkets, la banca distribuisce anche due fondi del Leone. Il passaggio da osservare è il 2027, quando scadrà l’accordo distributivo tra Unicredit e Amundi, aprendo nuovi spazi nella rete di Orcel. Per Generali, che dopo il tramonto del progetto con Natixis continua a cercare occasioni di crescita nella gestione dei patrimoni di clienti terzi, sarebbe un’opportunità importante. Il ceo Philippe Donnet, del resto, ha aperto pubblicamente a possibili sviluppi della collaborazione «su tutti i fronti».
Prospettive ambiziose
Il tutto potrebbe incrociare una prospettiva di business ancora più ambiziosa: se l’integrazione tra Hvb, la banca tedesca di Unicredit, e Commerzbank andrà in porto, il gruppo risultante metterà a disposizione una rete distributiva di primissimo piano nella maggiore economia dell’Eurozona: la Germania. Il punto di partenza è una rete di oltre 600 sportelli tedeschi: circa 400 di Commerz e 213 di Hvb, secondo i numeri utilizzati da Unicredit nella presentazione dell’operazione di aprile. La sola Commerzbank porta in dote 11 milioni di clienti privati e piccoli operatori economici in Germania. Anche la dimensione patrimoniale dà la misura del progetto: sommando i bilanci dei due gruppi a fine 2025 si arriva a circa 876 miliardi di attivi, includendo però le attività estere, come la polacca mBank.
Per il Leone di Trieste, già radicato nel mercato tedesco, un eventuale accesso a quel canale potrebbe diventare un potente acceleratore commerciale: il gruppo è terzo per quota di mercato (6,1%), in un bacino complessivo da oltre 250 miliardi di premi. Tutto è in divenire, ma del resto i tempi non sono ancora completamente maturi. In questa fase, Unicredit sta trattando con il governo tedesco e l’attuale management di Commerz per delineare la strategia dell’istituto. Una fase che dovrebbe avviare un piano destinato a cambiare il volto della seconda banca di Germania, portandola allo stesso livello di efficienza di Hvb, per poi arrivare alle nozze tra i due istituti. Queste potrebbero avvenire attraverso un reverse merger, cioè un’acquisizione di Hvb da parte di Commerz: secondo questo scenario, Unicredit potrebbe arrivare a detenere circa il 70% della realtà aggregata, mantenendo una grande banca quotata a Francoforte. Esattamente come figura ai primi posti dei desiderata del governo di Berlino.
Le sinergie
Tornando però alle sinergie con il gruppo Generali, la posta in gioco sarebbe comunque rilevante anche per Allianz, primo gruppo in Germania con una quota di mercato del 17,3%. Il principale gruppo assicurativo tedesco ha in essere (con scadenza a fine 2027) delle partnership con Unicredit nel ramo Danni per quanto riguarda l’Italia e più ampia, con Danni e Vita, in Germania. Logicamente rafforzare il legame tra il Leone e Unicredit-Commerz, con quella presenza sul territorio, significherebbe aumentare la pressione competitiva nel suo mercato domestico. La dimensione globale del colosso tedesco resterebbe un punto di forza, ma il Leone avrebbe uno strumento in più per contendergli clienti e raccolta proprio in casa. Aspetto sul quale si starebbe già ragionando ai piani alti del gruppo Allianz.
Intesa Sanpaolo
Un’altra prospettiva interessante è la triangolazione con Intesa Sanpaolo, la prima banca italiana che sta tentando di scalare Mps. Se ci riuscisse, il gruppo guidato da Carlo Messina acquisirebbe – tramite Mediobanca – una partecipazione del 13,3% in Generali, divenendone in questo modo primo azionista e osservando con un certo interesse gli sviluppi del business in Germania. Ca’ de Sass, dominus assoluto in Italia, ne raccoglierebbe i dividendi, diversificando le sue fonti di ricavo e beneficiando dello sviluppo internazionale di Generali. Lo stesso Messina ha parlato in termini lusinghieri di Orcel e Unicredit, apprezzandone la volontà di svilupparsi in Europa e invitando la seconda banca italiana a una collaborazione: «Se Generali guadagna di più, noi siamo contenti», ha detto Messina, specificando a più riprese di voler essere un investitore finanziario nel Leone senza la volontà di assumerne il controllo.
Il fronte Mps
Orcel potrebbe peraltro diventare un alleato anche sul fronte Mps: Intesa ha in tasca l’accordo per la cessione di 635 filiali bancarie, circa la metà di Mps, al gruppo Unipol, ma qualora durante l’istruttoria Antitrust dovesse emergere la necessità di cedere un ulteriore pacchetto di filiali, allora Unicredit potrebbe farsi avanti. Un’opportunità di consolidamento alternativa per Orcel sarebbe lanciare un’offerta congiunta con il Crédit Agricole per rilevare Banco Bpm, vecchio pallino del banchiere romano al quale ha dovuto rinunciare dopo che il governo italiano ha piantato paletti golden power molto stringenti per autorizzare le nozze. Orcel si è fatto avanti anche per la privatizzazione della Banca del Mezzogiorno (la ex Popolare di Bari), una partita da oltre 200 filiali bancarie che potrebbe, insieme ad altre acquisizioni minori, rafforzare la posizione di Unicredit anche in Italia.
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