Dove veleggia il collezionismo italiano? E qual è la sua temperatura in quest’epoca di montagne russe economiche e geopolitiche? Il primo test è in corso fino a domani a Firenze, dove si sta svolgendo la Biennale degli antiquari. Negli stand di questa 34° edizione diretta da Bruno Botticelli sono assenti alcuni big d’oltreconfine (come Agnews, Benappi, Dickinson, Sarti), ma il livello resta altissimo. E poi, si sa, le trappole burocratiche italiane scoraggiano gli stranieri, sia i collezionisti sia i galleristi. A ogni modo, anche se languono i grandi capolavori, l’offerta di pittura, scultura e alta manifattura lascia poco a desiderare e forse meglio rispecchia un collezionismo accorto come quello italiano, soprattutto per quanto riguarda l’antico. Del resto, ammette Botticelli «i capolavori di arte antica tendono a esaurirsi, e quando un’opera eccezionale entra in una collezione (o in un museo) molto difficilmente torna sul mercato».
Negli stand di Biaf, comunque, i collezionisti hanno l’imbarazzo della scelta, a fronte di prezzi abbordabili rispetto a quelli delle fiere d’arte contemporanea, fatta eccezione per alcune chicche. Sulle vendite vige ancora il riserbo, «ma il clima è buono», assicura il gallerista milanese Carlo Orsi, presidente dell’Associazione Amici di Brera. Proprio il suo stand offre alcune rarità, come il dipinto La Maddalena penitente di Antonio Canova, proposta attorno ai 300 mila euro. Da Galerie Canesso troneggia il Medioevo con una monumentale Croce dipinta duecentesca di Corso di Buono, valutata 1,2 milioni di euro. Sempre per la pittura, Alice Fine Art presenta uno dei pezzi più importanti della rassegna che ha ricevuto il premio Lorenzo d’oro dalla giuria di Biaf: il Paesaggio fluviale di Annibale Carracci. Richiesta: 7 milioni. Troppo? Non se fossimo a una fiera di contemporaneo…
Per la scultura il Premio ha invece iridato la Baccante stanca di Giovanni Dupré (1817-1882), presentata dalla Galleria Gomiero di Montegrotto Terme (Padova); la richiesta della galleria è di 350 mila euro. Merita soffermarci sul tema della scultura e dell’alta manifattura artigianale perché proprio il grande interesse verso questi due settori (forse in assenza di veri capolavori pittorici) sembra essere il vero dato di tendenza, confermato anche dal fatto che il premio Biaf sia stato quest’anno ripensato attraverso un legame più diretto con l’artigianato fiorentino. E proprio per le arti decorative il titolo è andato a un camino settecentesco in marmo bianco di Giacomo Raffaelli presentato da Verdini Antiques (prezzo top secret…).
Restando in questo ambito, alcuni stand espongono piccoli capolavori di altissima manifattura: Altomani & Sons propone ad esempio uno straordinario micromosaico di pietre dure firmato di Luigi Moglia dal titolo La Ragazza con vassoio, ma soprattutto il Guttatoio con stemma Medici dell’Officina Granducale Medicea; realizzato in maiolica, ha la forma di una caravella sorretta da piedi a forma di delfino. Oltre al valore estetico, il guttatoio era un oggetto da meraviglia per i banchetti: nascondeva tre serbatoi per versare liquidi preziosi e stupire gli ospiti della Corte.
Brun Fine Art espone una coppia di pannelli boemi in pietre dure di Giovanni e Cosimo Castrucci, realizzati a Praga tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo (richiesta 280 mila euro) e un monetiere appartenuto alla collezione di Gina Lollobrigida, realizzato a Palermo nella seconda metà del Seicento. La richiesta è di 350 mila euro.
Tra le presenze più curiose spiccano poi le 37 gemme incise appartenute al principe Stanislaw Poniatowski, nello stand di Alessandra Di Castro, proposte a 5 mila euro ciascuna. La loro storia racconta uno dei casi più singolari del collezionismo neoclassico: tra il 1803 e il 1822 Poniatowski commissionò a Roma centinaia di intagli ispirati all’antichità, alcuni dei quali furono creduti autentici reperti greci e romani.
Nello stesso stand è presente un piano tondo in marmo nero, decorato a trompe-l’œil con un mosaico minuto di Michelangelo Barberi, firmato e datato 1840. Sul versante scultura, Antonacci Lapiccirella Fine Art di Roma propone il gesso originale di Ritmi, modellato nel 1914 da Attilio Selva, nella versione color bronzo, valutato fra 100 e 200 mila euro, sullo sfondo, il grande fregio pittorico Avvenimento d’arte e di cultura di Giulio Aristide Sartorio, una riscoperta di una parte del grande fregio decorativo realizzato per l’Esposizione Internazionale del Sempione del 1906; è offerto a 150 mila euro.
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