Dai carburanti alle bollette, l’appello del governo perché «ognuno faccia la propria parte» si sta traducendo in realtà. L’Italia si muove e, a differenza degli altri Paesi europei, sta cercando tutte le strade possibili per mitigare l’impatto del caro-energia che ha spinto l’inflazione al 4,2%, dal 3,3% di agosto. La moral suasion sulle compagnie petrolifere ha avuto il suo effetto e dopo la mossa di Eni, che ha fatto da apripista, stanno seguendo a ruota anche gli altri operatori del settore, più della metà delle 20 mila pompe sul territorio nazionale hanno già messo un price cap (tetto). I grandi operatori come Ip, Q8, Tamoil, ma anche Coop e il gruppo veneto Costantin. Un effetto domino che si è trasferito anche sull’altro fronte energetico, quello delle bollette.
La decisione dell’Arera
Le compagnie hanno di fatto avviato una sorta di gara per conquistare i clienti lanciando e rilanciando offerte. Da una parte c’è il +37,3% deciso dall’Arera per il quarto trimestre per i 3 milioni di clienti vulnerabili. Dall’altra, sul mercato libero, arrivano proposte che promettono di bloccare il prezzo dell’energia per anni o per una parte dei consumi, con valori inferiori a quelli raggiunti dall’elettricità all’ingrosso.
L’aumento deciso dall’Autorità riguarda direttamente i clienti vulnerabili nel servizio di maggior tutela, dove le tariffe vengono aggiornate ogni tre mesi. Dal 1° ottobre il prezzo della materia prima energia è salita del 63,4%, arrivando a 27,64 centesimi al kilowattora. A generare il rincaro è il rialzo dei prezzi dell’elettricità sul mercato all’ingrosso, spinto soprattutto dall’aumento del gas e dalle tensioni geopolitiche. Il Pun, il prezzo medio dell’energia elettrica all’ingrosso, è passato da 132,5 euro al megawattora di giugno ai 207,5 euro di settembre. Una fiammata che non si trasferisce nello stesso modo su tutte le bollette. Chi è nel servizio a tutele graduali ha un prezzo della materia prima indicizzato al Pun e incassa rapidamente gli aumenti. Nel mercato libero, invece, dipende tutto dal contratto: chi ha scelto un prezzo variabile è esposto all’andamento del mercato, mentre chi ha un prezzo fisso mantiene il valore concordato. Ed è proprio su questi contratti che si è aperta la sfida.
Eni apripista
La prima mossa è arrivata da Plenitude, del gruppo Eni. L’offerta “Fixa Time 24 Smart” sarà disponibile fino al 24 ottobre. L’offerta prevede un prezzo bloccato per 24 mesi e uno sconto del 30% rispetto alla principale proposta a prezzo fisso della società: 14,55 centesimi al kilowattora per la luce e 0,609 euro al metro cubo per il gas.
Il rilancio degli altri gruppi
A stretto giro si sono mossi altri gruppi rilanciando le offerte migliori in corso.
Enel, con “Digital luce”, offre da aprile la componente energia a 108 euro al megawattora, cioè 10,8 centesimi al kilowattora. L’energia è certificata dal Gse come green e la società indica un prezzo il 50% inferiore a quello all’ingrosso.
A2A, a sua volta, ha riportato l’attenzione su “Noi2”: il prezzo viene fissato per dieci anni a 105 euro al megawattora, pari a 10,5 centesimi al kilowattora, per il 70% dei consumi. Il restante 30% rimane variabile. Hera ha lanciato in promozione “Hera Hybrid” con un prezzo della componente energia bloccato per 30 mesi. Nella versione speciale disponibile sui canali digitali il corrispettivo applicato è pari a 0,539 euro/smc per il gas e 0,1449 euro/kWh per l’energia. Inoltre, fino al 31 ottobre è previsto uno sconto fino a 200 euro per chi abbina luce e gas.
Infine Iren che rafforza la propria politica commerciale puntando sulle offerte a prezzo fisso stimando un risparmio di 45 euro per l’energia elettrica e di 95 euro per il gas, rispetto alle attuali quotazioni all’ingrosso. La società ha inoltre ampliato le proposte con soluzioni a prezzo bloccato per periodi più lunghi.
Anche Fastweb + Vodafone hanno annuncia una nuova offerta «per contribuire a contenere l’impatto della bolletta energetica, accogliendo l’invito rivolto dal governo»: dal 10 ottobre «sarà possibile attivare l’Offerta Fastweb Energia Luce Fix X TE a prezzo fisso, bloccato per 24 mesi, grazie alla quale le famiglie potranno beneficiare di un risparmio di 200 euro all’anno».
Il confronto
Il confronto con il mercato all’ingrosso è immediato. A settembre il Pun ha raggiunto circa 207 euro al megawattora, mentre le offerte comunicate dalle compagnie si collocano poco sopra i 100 euro. Ma il confronto, per il consumatore, non può fermarsi allo sconto. Il prezzo dell’energia è infatti solo una parte della bolletta. Restano poi le componenti che non dipendono dal fornitore, come trasporto e gestione del contatore, oneri generali. Sul mercato libero dell’elettricità operano circa 700 operatori.
Per districarsi in questo contesto, l’Arera ha messo a disposizione il Portale Offerte, che consente di confrontare le proposte presenti sul mercato. Per fare un paragone realistico è necessario avere una bolletta recente e conoscere i propri consumi annui: una tariffa conveniente per una famiglia che consuma poco può non esserlo per una casa con consumi elevati. Come per i mutui, resta poi il nodo della scommessa tra fisso e variabile. Il fisso protegge da eventuali nuovi rialzi , ma può diventare meno conveniente se il mercato all’ingrosso dovesse scendere. Prima di firmare è quindi importante controllare anche la durata dell’offerta, le condizioni di rinnovo e le eventuali penali per il recesso anticipato.
L’opzione seconda casa
Le condizioni delle offerte possono cambiare in funzione del tipo di cliente e della fornitura, e per una seconda casa, caratterizzata spesso da consumi più bassi e stagionali, il peso delle quote fisse può diventare particolarmente rilevante. Per questo il confronto va fatto sulla spesa annua complessiva e non soltanto sul prezzo scontato della materia prima. Lo sconto pubblicizzato dalle compagnie non si traduce necessariamente nello stesso risparmio per tutte le utenze. Le stime delle società sono generalmente calcolate su specifici profili di consumo. Per una seconda casa, dove i consumi sono spesso più bassi, diventano quindi particolarmente importanti le quote fisse annuali: un prezzo molto conveniente al kilowattora o al metro cubo non significa automaticamente una bolletta più bassa.
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