Gentile redazione, vorrei sottoporvi un tema che ritengo sia cruciale e degno di approfondimento: quello del lavoro e della sua multidimensionalità. Innanzitutto il decreto Lavoro, che credo sia il decreto più incisivo di 4 anni di governo, finalmente pone un freno alla contrattazione pirata rafforzando la contrattazione collettiva: solo le sigle comparativamente più rappresentative potranno negoziare contratti con la parte datoriale. Perché purtroppo sappiamo che le sigle minori spesso hanno stipulato contratti al ribasso. Ecco, non credete che un rafforzamento della contrattazione collettiva possa rappresentare una base con cui incrementare i salari nell’ottica di un patto sociale di cooperazione tra le parti?
Piergiorgio Laguardia
Gentile Lettore,
La sua analisi centra un punto cruciale del decreto Lavoro: frenare i “contratti pirata” è un atto doveroso a tutela dei lavoratori e delle imprese serie. Valorizzare la contrattazione delle sigle più rappresentative riafferma la centralità dell’autonomia contrattuale contro la scorciatoia del salario minimo. La vera scommessa per un patto sociale risiede però nella produttività. I salari crescono con premi di risultato, welfare e investimenti. E non con la protesta ideologica o coi muro contro muro in stile Cgil. La chiave di volta è premiare il merito per sbloccare le migliori energie del Paese.
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