Il conto alla rovescia è partito e il cantiere della legge di Bilancio 2027 comincia ad avere contorni definiti. Il perimetro complessivo dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 miliardi: circa 14,4 arrivano dalla clausola di salvaguardia europea, divisi a metà tra energia e difesa, il resto andrà trovato nelle pieghe del bilancio ordinario, tra spending review, extragettito e risparmi del Pnrr.
Il via libera del Consiglio dei ministri è atteso entro il 20 ottobre e la bussola, come ha ricordato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti presentando il Documento programmatico di finanza pubblica, resta la prudenza: «Credo che l’approccio debba essere più prudente, perché il contesto richiede maggiore attenzione». Dentro questa cornice, però, la priorità è chiara: alleggerire il carico fiscale su ceto medio, lavoro e famiglie.
Fisco
Il piatto forte è il secondo tempo della riforma dell’Irpef. Dopo il taglio dal 35 al 33% dell’aliquota per i redditi tra 28 mila e 50 mila euro, scattato quest’anno, l’obiettivo è estendere la stessa aliquota fino a 60 mila euro. Oggi la fascia tra 50 mila e 60 mila euro è tassata al 43%: il passaggio al 33% vale un risparmio fino a 1.000 euro l’anno per contribuente, con un costo stimato intorno ai 2,6 miliardi.

È la risposta più diretta al drenaggio fiscale prodotto dall’inflazione, che erode gli aumenti di stipendio dei redditi medi, cioè proprio della platea che sostiene la quota più consistente del gettito. Un intervento tanto più necessario in una fase in cui l’inflazione è risalita al 4,2%, e che restituisce al ceto medio una parte di ciò che il rialzo dei prezzi ha sottratto.
Premi e straordinari
Accanto all’Irpef c’è il capitolo delle tasse piatte sul salario. L’imposta dell’1% sui premi di produttività, con la soglia elevata a 5 mila euro, è già garantita per il 2026 e il 2027 e non richiede nuove risorse. Vale invece per il solo 2026 la flat tax del 15% su turni, lavoro notturno e festivo, mentre l’imposta sostitutiva del 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali è legata ai contratti firmati entro quest’anno. La loro replica vale circa 2,6 miliardi e il governo è intenzionato a confermarla, valutando anche la detassazione delle tredicesime. Si tratta di strumenti che hanno il pregio di legare il salario a ciò che si produce davvero, premiando chi garantisce turni, disponibilità e risultati.
I giovani
La novità più attesa riguarda i giovani. La «start-tax» prevede un’aliquota del 5% sugli incrementi del reddito da lavoro da un anno all’altro per i lavoratori fino a 35 anni: un incentivo a costruire la carriera in Italia e a frenare la fuga dei neolaureati, con un costo contenuto, che nella versione riservata ai neoassunti si aggira intorno ai 350 milioni. Sul tavolo anche uno sgravio per le imprese che concedono aumenti ai giovani. «Le risorse devono concentrarsi anche sui giovani: proponiamo zero tasse per gli under 30 e un aiuto concreto per chi cerca casa, con una cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine», ha rilanciato il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.
Bonus edilizi
Proprio la casa è il secondo grande dossier. I bonus ristrutturazioni sono stati confermati per tutto il 2026 al 50% per l’abitazione principale e al 36% per le altre, ma senza un nuovo intervento dal 2027 scenderebbero al 36 e al 30%. Lo stesso vale per il bonus mobili, prorogato per il solo 2026. Prende corpo, intanto, un nuovo Ecobonus con detrazione fino al 65% per l’elettrificazione dei consumi, dalle pompe di calore ai piccoli impianti fotovoltaici da un kilowatt anche sui balconi, ipotesi confermata dal viceministro dell’Economia Maurizio Leo.
Il vantaggio è che questa voce rientra nel pacchetto energia finanziato dalla clausola europea. Crescono i consensi anche sulla cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine e sulla sua estensione ai negozi. Resta invece acquisita l’esclusione della prima casa dal calcolo dell’Isee fino a un valore catastale di 91.500 euro, soglia che sale con il numero dei figli.
La stessa clausola europea finanzierà anche un contributo alle famiglie per gli interventi conformi alle indicazioni della Commissione e, come si legge nella relazione al Parlamento, «misure finalizzate a favorire l’utilizzo del trasporto pubblico da parte degli studenti». L’obiettivo è raggiungere il ceto medio, finora escluso dagli aiuti contro il caro bollette.
Bollo auto
Già finanziato è invece lo stop al bollo auto per il 2027, che vale 2,3 miliardi ed è coperto in parte con gli «avanzi» del Pnrr, risorse rimaste libere dopo la scadenza del 30 giugno. Trattandosi di spesa già contabilizzata nei tendenziali, il loro riutilizzo non genera nuovo deficit. Le stime sul bacino complessivo oscillano tra i 2-4 miliardi circolati finora e i 7-10 ipotizzati tra i ministeri, a rendicontazione ancora in corso: margini utili anche per rendere strutturale la misura, che per un triennio costerebbe circa 5 miliardi.
Molto dipenderà da Bruxelles. Ieri all’Ecofin, in Lussemburgo, Giorgetti ha chiesto di tenere conto dell’impatto dell’inflazione, che spinge in automatico pensioni e assegno unico, nelle regole sulla spesa netta. «Non chiediamo una flessibilità ulteriore», ha chiarito il ministro: l’obiettivo è evitare correzioni restrittive che peserebbero sulla crescita. Una battaglia condotta in prima persona anche dalla premier Giorgia Meloni, pronta a tornare alla carica al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, e il cui esito resta aperto. Prima, il 13 ottobre, le Camere voteranno lo scostamento di bilancio.
Leggi anche:
La grande sfida del bollo auto
© Riproduzione riservata